Live: Liverpool Sound City

Liverpool, 1-3 maggio 2014

Il festival inglese raccontato da un'inviata speciale di grande talento, che vi ha preso parte esibendosi: Carlot-ta.
Liverpool Sound City 
Il report di Carlot-ta

Il Liverpool Sound City è un festival che si svolge nella città di Liverpool e quest’anno dura tre giorni. Io mi chiamo Carlotta, a volte Carlot-ta, e ho ricevuto un gradito invito a suonare qui.

Si tratta del mio primo concerto in terra straniera e ciò mi procura non poche ansie. Il mio live pianoforte e voce è previsto durante la seconda giornata, sul palco del Sound, Food and Drink; intuisco che non si stia parlando propriamente di un auditorium e in effetti si tratta di un pub storico nella parte Nord del centro della città, la zona che ospita quasi tutti i club in cui si svolge l’evento. Il Liverpool Sound City non è infatti un festival “classico” ma un invito a conoscere la città, attraverso la sua articolata geografia di locali, teatri, spazi, chiese, loft che nei giorni del LSC sono a disposizione dei più di 350 artisti in tabellone (tra cui Jon Hopkins, Kodaline, Albert Hammond Jr, The Kooks, Gruff Rhys, Fuck Buttons, Hold Steady, Jagwar Ma, Blood Red Shoes Shoes, Circa Waves).

La mia giornata, iniziata alle 7 del mattino a Vercelli, scorre prima su vari mezzi di trasporto e poi nel locale in attesa del soundcheck. Il pianoforte che avevo richiesto sembra avere qualche problema ma, alla fine del pomeriggio, tutto pare risolto. Esco dal locale ed è ormai sera, percorro il labirinto di vie e in meno di due ore riesco ad ascoltare Maya Avgar al The Brink, l’unico club della città che non serve alcoolici, infatti il pubblico è zitto e attento e invidio un po’ l’audience della cantautrice inglese di origini iraniane che propone eleganti ballate folk, senza troppo entusiasmo – nel senso che non sembra molto entusiasta di proporle, forse gli ottimi centrifugati di frutta non hanno scaldato a sufficienza i cuori degli ascoltatori. The Black-E è uno spazio bellissimo, ricavato all’interno di una ex chiesa protestante. Qui è in corso il live dei Gentleman, boy band psichedelica dalle folte chiome. Concludo questa breve esplorazione al Garage, non un locale ma appunto un grande garage, in cui risuonano ad alto volume i loop siderali dei Fuck Buttons.

fuck buttons

Fuck Buttons 

Il mio set è previsto all’una e trenta AM e mi presento con sguardo preoccupato al cambio palco. Succede che il pianoforte di cui sopra non si accende. Niente, morto. Non si riesce a trovare una soluzione in tempo utile, ovvero prima che la stanchezza mista allo sconforto prendano il sopravvento, e il concerto viene rimandato al giorno successivo, questa volta nel tardo pomeriggio. Esattamente alle 6 PM, ora in cui, proprio a Liverpool, è in corso il match Everton – Manchester City valido per il campionato di Premier League. Al Sound, Food and Drink si trasmette la partita e il locale pullula di autoctoni e birre. Capisco che la proiezione sarà interrotta appositamente per il mio live e mi preparo a una sommossa. Contrariamente alle mie aspettative, nessuno pare lamentarsi, metà degli astanti è attenta a quel che faccio, l’altra metà continua imperturbabile a festeggiare per qualcosa che non so, ma beati loro. Il tutto fila piuttosto liscio e capisco dai labiali e dai commenti che tutti pensano che io sia francese. Concludo con una cover di Edith Piaf per non tradire questa loro sensazione, archivio la pratica e riesco finalmente a entrare in un mood vacanziero.

Nel frattempo a Liverpool è sabato sera e la città si attesta capitale europea degli addii al nubilato. Al MelloMello, il club dedicato alle performance più sperimentali (la sera prima era in programma alle 3 di notte un live degli OvO) i Leather Cow giocano con sax, chitarre, deejay e batteria. Mi sposto verso quello che si configura come il main stage della manifestazione. E in effetti più main di così si muore. Liverpool possiede la Cattedrale Anglicana più grande di Inghilterra, un edificio maestoso, una fortezza novecentesca che sembra al contempo artificiale e indistruttibile. L’interno è avvolto in una densa luce gialla che per un po’ maschera quel che non ti aspetti: un imponente servizio bar e un bel palco cui un’enorme vetrata fa da sfondo. Capito qui durante l’esibizione degli All We Are, terzetto di casa probabilmente cresimato in questa stessa location.

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All We Are

Dopo una cena all’inaspettato Egg Cafe, raggiungo quella che eleggerò come mia venue preferita del festival, i Kazimier Gardens, il cortile del club omonimo. Qui su un grazioso palco in legno si stanno esibendo Le Vasco (no, non è una tribute band), una bizzarra formazione francese a metà tra Atari Teenage Riot e un gruppo scout. Il pubblico, me compresa, ne è entusiasta. Seguono Birdie Jackson and the Arbus, un quartetto femminile nelle cui componenti riconosco una incredibile somiglianza con il collegio docenti della mia scuola media. Qualche problema audio nell’amplificare gli archi, ma i loro brani folk e la loro simpatia sincera fanno breccia nei cuori del pubblico. Il locale prepara inoltre ottimi cocktail all’assenzio e la mia serata e il mio Liverpool Sound City finiscono qui, con un sapore dolciastro in bocca e la voglia di tornare in questi luoghi.

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Carlot-ta

 

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