Micah P. Hinson

Thank God I’m a country boy

Per sei serate sui palchi d'Italia. Così il cantautore texano presenta il suo ultimo "Micah P. Hinson And The Nothing"
MPH2_credit_Ashley Bryn Hinson

Tutte le volte che deve uscire un mio disco succede qualcosa di grosso”. Ha un certo talento per il tragico, Micah P. Hinson, e la fortuna sembra dirgli peggio ad ogni giro. Vi abboniamo le disavventure di gioventù, il cuore spezzato ad appena ventun’anni dalla Vedova Bergreen, la modella che gli si materializzò davanti come uscita da un numero di “Vogue” per poi scomparire nel nulla da cui era arrivata; diamo per nota la tossicodipendenza che ne seguì e il periodo vissuto senza un tetto sulla testa, terreno di preparazione ideale per un esordio sofferto; depenniamo anche l’intervento alla schiena che lo avrebbe rigettato dritto nell’abbraccio degli antidolorifici all’altezza di …and the Opera Circuit (2006). Resta quel terribile incidente dell’estate di tre anni fa, a Terragona, quando due tonnellate del furgone del tour si sono ribaltati con il cantante dentro. “Ricordo solo che stavo ascoltando un pezzo dei Pixies che, ironicamente, parla di distruggere il mondo (le scommesse sul titolo iettatore sono ufficialmente aperte, ndr). Un attimo dopo mi sono trovato incastrato tra le lamiere. Ho avuto una fottuta paura di rimanere disabile per il resto della vita, dover lasciare la musica e tutto il resto”. Seguono grande fuga  contro il parere dei medici e fortunoso volo ad Oklahoma City per incontrare il suo medico di fiducia: “Tutto quel che l’America ha fatto è stato darmi ciò di cui avevo bisogno: qui le cure costano ma funzionano. Ma non voglio dare giudizi, sono solo contento di essere stato curato a casa”.

Da frequentatore assiduo degli ospedali statunitensi Hinson si era già attardato sull’argomento durante il tour promozionale per  …and the Pioneer Saboteurs: in un’intervista concessa nel giugno 2010 al portale Drowned In Sound aveva espresso perplessità sulla riforma sanitaria del governo democratico. Il pezzo sarebbe finito on-line con un sobrio virgolettato che recita “Obama is the murderer of the American Dream”. “Dopo quella volta ho dovuto rispondere a centinaia di domande sul Sogno Americano. Tutti credono che un musicista indipendente debba per forza pensarla in un certo modo. La mia etichetta inglese, la Full Time Hobby, mi ha scaricato dopo dieci anni…”. Da qui un nuovo contratto per la francese Talitres, perché, nonostante tutto, c’è ancora qualche cosa che lo riporta al Vecchio Continente: in Europa, e in Spagna di nuovo, le canzoni che sarebbero finite su Micah P Hinson And The Nothing sono nate e rinate. Volevo finire il tour ma non potevo muovere le braccia: così ho chiamato un quartetto d’archi belga, un mio amico, Nicholas Phelps mi ha dato una mano al piano e al banjo, una band scozzese, The Twilight Sad, ha contribuito ai cori. Esiste una prima versione dell’album con quella formazione. Poi mi hanno chiamato dai Moon Studios, questo spazio di registrazione a Santander e laggiù ho organizzato una nuova session in meno di due giorni, con tutti i musicisti possibili: suonatori di steel guitar e di marimbas, una sezione d’archi, un paio di percussionisti. Non ci sono sovraincisioni: abbiamo registrato tutti insieme dentro una sola stanza in un paio di takes al massimo, come avrebbero fatto nel 1963 Phil Spector o Brian Wilson con i musicisti della Wrecking Crew”. La storica band di turnisti, attiva tra gli anni sessanta e settanta, accende l’ispirazione di Micah e la sua nostalgia per un modo “industriale” di fare musica che non c’è più. “Era il grande segreto della discografia americana: quando ascolti Mr Tambourine Man, chi suona dietro Roger Mc Guinness sono gli stessi che hanno suonato in And Then He Kissed Me e in tutte le prime canzoni dei Monkees e in moltissimi dischi che amo… per forza li amo tutti, ci suonano sempre le stesse persone, sempre la stessa manciata di hippies, dietro quel formidabile batterista che era Hal Blaine. Così ho lo stesso album suonato in due modi completamente diversi in mano. La cosa mi pare interessante, sto cercando di trovare il modo per farlo finire tra le mani della gente ma non è facile, oggi l’industria discografica è praticamente fottuta.”

MPH1_credit_Ashley Bryn Hinson
Foto di Ashley Bryn Hinson

Se gli affari ormai prendono piede perlopiù da questa parte dell’oceano, l’immaginario che abita anche queste nuove incisioni resta ben radicato nel sud degli Stati Uniti. Prima ancora di delusioni d’amore e scorribande varie è quindi da qui che iniziano i guai per Micah P Hinson, in uno sperduto spaccato di provincia texana che porta il nome di Abilene: “Da Abilene ho avuto quel che ho avuto: il senso della bellezza e della lotta, una buona dose di forza d’animo e di droghe. Diciamo pure che non è un posto per deboli di cuore: della maggior parte della gente con cui sono cresciuto, posso contare sulle dita di una mano quelli che ancora vanno in giro sulle loro gambe. Quella Daisy Duke, come si chiama…Jessica Simpson! Ecco lei viene da lì”. Un Micah diciottenne ritrovatosi a vivere sotto un ponte sottolineava sulla sua copia di Sulla strada una frase di Jack Kerouac che ancora oggi sa ripetere a memoria: “quando Neil Cassidy dice ‘chi diavolo vivrebbe qui, a un milione di miglia dal nulla’ sta attraversando Abilene. Ho pensato cazzo, ha ragione! Devo andarmene anche io da questo posto’. Leggere quella frase mi ha cambiato la vita”. Quasi quindici anni dopo un altra delle nuove canzoni titola On The Way Home (To Abilene) e non è un caso che all’inizio fosse stata pensata come un pezzo country. “Ora suona molto diversa, ma anche prima non è che fosse una roba sdolcinata alla Back Home Again di John Denver… A dire il vero ero ritornato anche per registrare proprio un pezzo di John Denver, Please Daddy (Don’t Get Drunk This Christmas) insieme con la mia famiglia (un singolo accreditato alla Hinson Family, i cui proventi sono andati in beneficienza, ndr)”. Segno che a certe tradizioni, specie sotto Natale, è praticamente impossibile sottrarsi: “Ma ci sono tornato solo perché ora sono libero. Questa settimana ho finalmente comprato la mia prima casa, amico! Dodici anni dopo aver dormito a terra in quel cazzo di posto!

Prima di riportare tutto a casa il ragazzo che aveva letto On The Road ha dovuto chiudere un paio di conti con il passato. Il brano più antico della scaletta The Story Of A Certain Peculiar J. L. Nichols, suonato in giro già durante l’ultimo tour con aneddoti al seguito. Protagonista incontrastato il nonno materno di Micah, “uno stronzo razzista che picchiava sua moglie e veniva ai miei primi concerti solamente per buttare merda su di me insieme agli altri spettatori. Era un cristiano molto, molto rigido, detestava la musica e pensava fosse una perdita di tempo. Odiava persino cantare in chiesa”. E pensare che il ricordo nella canzone suona molto più intenerito di così, diresti quasi riconoscente. “Beh, al contrario delle mie nonne che mi hanno insegnato a suonare il pianoforte, o di mio padre, che suonava la chitarra, lui mi ha influenzato per spirito di contraddizione. Mi ha spinto a direvattene affanculo nonno, non diventerò un insegnante di inglese e con la mia musica ci faccio quel che mi pare!Mi fa riflettere il fatto che sia morto proprio mentre ero a Londra per un tour con gli Earlies e cominciavo a fare qualcosa della mia vita: la sera in cui se ne è andato ho suonato uno dei concerti più violenti della mia vita”.

Della triade God Country & Family manca da toccare solo un punto, il più difficile: “In Texas li chiamano backslider, quelli che dopo aver ricevuto un battesimo e una educazione cattolica si sono allontanati da Dio e poi sono ritornati. Un esempio che potresti conoscere è Josh T Pearson. Non ho mai conosciuto qualcuno con una fede così incrollabile, ma ha dovuto passare dei momenti terribili e ora l’ha persa. Anche il cantante dei Pedro The Lion, era una persona piena di spiritualità e ora so che non vuole più parlarne nei testi dei suoi brani, il che per me è stato in un certo deludente. Ci sono passato, dopo aver visto molti dei miei amici morire, ma adesso sto tornando a rifletterci”. Un nuovo brano, God Is Good, va ad aggiungersi alla serie di inni quasi sacri del canzoniere hinsoniano. Il verso d’apertura, “Jesus my lord don’t need me no more”, suona quasi come il lamento di un orfano: “Mio padre era stato un predicatore, come anche suo padre e il padre di suo padre prima di lui. Mi hanno tirato su con una religione solitaria: puoi rivolgerti a Dio per conto tuo. E, qualcuno mi considererà blasfemo per questo, il fatto di poterlo mettere in discussione per me è vitale…come quella storia per cui Gesù sarebbe il figlio di Dio, quella mi confonde un po’!” Si potrebbe obiettare che la discendenza di Gesù non è proprio un punto secondario nell’economia del pensiero cristiano ma la rilettura della “Bibbia secondo Hinson” è troppo stimolante per interrompere. Ad esempio: chi l’ha detto che per quel fatto che Nostro Signore ci ha creato a sua immagine e somiglianza non possiamo far valere la proprietà transitiva? “C’è un verso nell’Apocalisse che dice ‘Sono un Dio geloso’ – argomenta Micah – la gelosia è un peccato, un Dio geloso è un Dio che commette peccati. E se commette peccati come tutti noi allora è esattamente come tutti noi… In molti descrivono quel passaggio come una contraddizione che manderebbe all’aria tutto quanto. Ma se dai retta a me significa soltanto che Dio è un vecchio bastardo proprio come lo sono io. E questo mi dà una grande speranza.”

 

DAL VIVO

13.05 – HANA-BI, MARINA DI RAVENNA (RAVENNA) – FREE ENTRY
14.05 – CIRCOLO MAGNOLIA, MILANO
15.05 – ASTORIA, TORINO
16.05 – CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA
17.05 – MACELLO, PADOVA
18.05 – TEATRO G. LEOPARDI – S.GINESIO (MACERATA)

 

 

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