Neon Neon

Un disco su Giangiacomo Feltrinelli

Il 31 maggio il duo composto da Gruff Rhys e Boom Bip si è esibito alla Biennale di Venezia.
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Ho come il sospetto che vivere oggi in Italia, se sei italiano, non sia né meraviglioso né eccitante. Mi sbaglio?” mi chiede gruff rhys che ha scelto di incentrare un disco su Giangiacomo Feltrinelli. “Mi è stata data una copia di Senior Service, la biografia di Giangiacomo Feltrinelli scritta da suo figlio Carlo, una decina di anni fa. Racconta una storia veramente bella…”: credeteci, fa strano sentire un gallese parlare al telefono di Giangiacomo Feltrinelli e di Asia Argento o Sabrina Salerno, il tutto con un palese rumore di gabbiano in sottofondo. Fa ancora più strano se il gallese in questione non è uno qualunque, bensì quel Gruff Rhys che coi Super Furry Animals ad un certo punto si era ritrovato addosso attenzioni ed onori stile “ecco i nuovi Radiohead”; poi la storia si è un po’ complicata, Rhys ha iniziato a seguire traiettorie strane, la più strana di tutte il menage artistico col produttore elettronico americano Boom Bip a formare il progetto Neon Neon. Progetto che aveva figliato un disco, Stainless Style, imperniato sulla parabola del miliardario americano John DeLorean e che aveva raccolto molti riscontri dalla critica, vedi la nomination al Mercury Prize inglese. Ora, di nuovo un concept album incentrato su una figura ben precisa. Recidivi. “In realtà quello di Stainless Style doveva essere un progetto isolato, episodico. Un divertissement. Poi però ci siamo fatti prendere la mano… ma non troppo: nel senso che ci dicevamo che se proprio dovevamo fare un altro album, avremmo di nuovo dovuto tener fede al progetto di basarlo su una figura personale. E lì è entrato in gioco Feltrinelli. Mi sono reso conto che poteva essere molto divertente l’idea di fare prima un disco su un miliardario americano, un simbolo del capitalismo, e poi uno dedicato a una figura molto importante – e controversa – del socialismo europeo”.

Già. La controversità. Uno degli elementi chiave di Praxis Makes Perfect. Non possiamo non far notare a Rhys che Feltrinelli è o è stato un’icona per una certa sinistra, la stessa sinistra che un decennio dopo avrebbe odiato, ferocemente odiato le sonorità elettropop e italodisco: guarda un po’ quelle che permeano al cento percento il lavoro di Gruff e del suo socio… “Giangiacomo Feltrinelli era una personalità molto contraddittoria. Molto inusuale. Vedi il suo crescere in una famiglia molto ricca… anche durante gli anni del fascismo… ma sono molti gli esempi in tal senso che si potrebbero fare, a leggere e giudicare la sua esistenza. Anche la musica doveva quindi essere in qualche modo, come dire?, scollegata. Doveva essere non coincidente dal punto di vista temporale rispetto agli eventi che vengono narrati: dare una forte impronta anni 80 era quindi una soluzione perfetta. Senza contare che sia io sia il mio socio abbiamo molta familiarità con questo tipo di musica, con l’italodisco, con l’europop. Durante la lavorazione di Stainless Style ne ascoltavamo in continuazione. Anzi, ti dirò di più, una vera e propria ragione sociale dell’esistenza del progetto Neon Neon è il riutilizzo di quegli stilemi estetici. Ne siamo effettivamente, credo, ossessionati”.
Ossessionati, c’è da preoccuparsi? “Quando quella musica era appena uscita ed era al massimo della sua popolarità, io ascoltavo i Sonic Youth, gli Smiths, Jesus & Mary Chain. O l’hip hop. O, poi, l’acid house. Quei suoni lì li abbiamo recuperati solo in un secondo momento. E abbiamo recuperato quei suoni lì, non la disco, che arrivava comunque un po’ prima e che trovavamo un po’ imbarazzante, anzi, tuttora non ci convince”. Molti dicono: l’italodisco e l’elettropop di quegli anni erano musica di plastica… “Certo. E proprio questo ci piace. Una delle finalità di Neon Neon è proprio quella di togliere ogni elemento organico, fatta salva naturalmente la voce. Immagino sia il modo migliore per rendere le macchine più umane…”, e qua la frase sfuma in una convinta risata.

Giangiacomo Feltrinelli
Giangiacomo Feltrinelli

Che non sia solo questione di cazzeggio, lo si capisce comunque dalla precisazione che arriva subito dopo: “Il nostro lavoro su John DeLorean è uscito nel 2008, proprio quando era scoppiata all’improvviso la bolla immobiliare e bancaria statunitense: il sogno americano che si tramuta in incubo. Fare oggi, nel 2013, un disco su Giangiacomo Feltrinelli non è una scelta casuale: le sue idee, quelle che ha veicolato con la sua attività di editore, credo che oggi siano tornate più d’attualità che mai, dovrebbero farci riflettere profondamente. Uno dei nodi cruciali dell’intera sua biografia è la differenza tra chi ha troppo e chi ha troppo poco. Attuale oggi più che mai. Soprattutto se pensi che quelli che hanno troppo, ovvero i banchieri, che sono anche responsabili del crollo finanziario attuale, sono i primi ad ottenere mille scappatoie per non pagare i debiti da loro stessi contratti e per non pagare per i crimini finanziari da loro stessi architettati, mentre invece c’è una inflessibile ed insensibile durezza verso chi ha meno, sotto forma di tagli al welfare e di aumento delle imposte indirette o del prezzo dei beni di prima necessità”.
Nulla da dire. Però continua a far strano sentire messaggi così decisi e taglienti affidati, come sonorità, ad un congegno allegramente italodisco, che quasi ti aspetti la voce di Gerry Scotti versione Deejay Television a lanciare la traccia prima che inizi. Esageriamo? No, nel disco c’è sì un pezzo grosso come Josh Klinghoffer ormai stabile coi Red Hot Chili Peppers (così come in Staingless Style c’era fra gli altri ospiti Fab Moretti degli Strokes), ma c’è pure Sabrina Salerno. Sì, Sabrina Salerno. In un brano che si intitola (Shopping) I Like To, ed il titolo mantiene quello che promette: la colonna sonora di un telefilm su Italia Uno a metà anni 80, praticamente, a non cogliere sarcasmo, ironia, messaggio reale di fondo. Rhys è irremovibile, sulle nostre perplessità: “è giusto che sia così. E’ quello che volevamo. Volevamo un disco surreale”.

Lo dice senza rabbia. Lo dice con bonaria cortesia. Così come con bonaria cortesia racconta di quanto è stata strana la lavorazione del disco (“Ci siamo imbarcati su un furgone, all’avventura, e siamo partiti alla volta dell’Italia, facendo diverse tappe seguendo le tracce della vita di Feltrinelli così come raccontata nel libro”), e sempre con bonaria cortesia parla dell’Italia (“Quando sei un turista, sei come un bambino, come un infante. Non capisci la lingua, ad esempio: e quindi non puoi cogliere la complessità di quello che ti circonda. Ti sembra tutto bello, tutto magico, tutto affascinante. Sono stati giorni davvero meravigliosi, eccitanti. Ma ho come il sospetto che vivere oggi in Italia, se sei italiano, non sia né meraviglioso né eccitante. Mi sbaglio?”). C’è bonaria cortesia, ma anche vero e proprio entusiasmo nel parlare dell’ospite del disco che ha il compito di fare da voce narrante, quella che distribuisce e dipana le schegge di biografia feltrinelliana: anche qui una nostra compatriota e vecchia conoscenza, Asia Argento. Ma vi conoscevate prima, Gruff? “No. Ci siamo incontrati per la prima volta quando sono arrivato in Italia col furgone, nel viaggio che ti dicevo. Io sapevo che c’era bisogno di un’attrice che facesse da voce narrante nel nostro disco, qualcuno che reggesse ed evidenziasse il filo narrativo. Ho conosciuto Asia e mi è sembrata perfetta, da lì ci sono voluti un paio di mesi per accordarci sul cosa e come. Sono veramente soddisfatto del risultato. è una grande attrice”.
Un giudizio su Asia Argento che non si sentiva da mo, vero? Anzi, si è mai sentito? Una delle tante bizzarrie di questo disco, va’. Fatichiamo ad etichettarlo bello; ma ha un che di ipnotico che ti spinge ad ascoltarlo sino in fondo, anche quando – ed è il nostro caso – per gli stilemi elettropo/italodisco abbiamo abbastanza orrore, e tranne rare eccezioni troviamo non troppo apprezzabile la corsa a rivalutare quei suoni e quelle attitudini musicali. Poi, fa sempre impressione e sorprende sempre vedere come cose nostre e storie nostre possano diventare significative agli occhi di uno straniero. Fare gli apprendisti stregoni con suoni, generi musicali, storie, ideologie politiche crea situazioni inusuali; ma va bene, va bene così, in anni in cui troppo spesso si calcolano le mosse e le scelte stilistiche.

Pubblicato sul Mucchio 706

 

Neon Neon - 'Hammer & Sickle' from Lex Records on Vimeo.

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