No Age

Attitudine punk

"An Object", ultimo lavoro in studio dei No Age, è il loro album meno furioso e più sperimentale.Eppure, quello che più di tutti conferma il loro essere eredi legittimi della (vera) cultura punk.
No Age
Dal 19 al 22 in Italia per quattro date.

Punk is whatever you make of it. Recitava all’incirca così una “massima” piuttosto celebre di D. Boon, indimenticabile chitarra e voce, insieme a Mike Watt, dei Minuteman. A farne tesoro sono stati Randy Randall e Dean Allen Spunt, ovvero i No Age, ovvero una delle poche formazioni davvero punk attualmente in circolazione in ambito indie (parola di Bob Mould). A cinque anni dall’esordio con l’ultra-ruvido Nouns – anzi, a sei, volendo considerare la raccolta di singoli Weirdo Rippers come il vero debutto – esplicare le origini e la sostanza punk del duo losangelino, sia esso accompagnato nelle recensioni da aggettivi quali “dream” o “experimental”, non è più necessario. O forse sì.

Il loro ultimo An Object deve aver spiazzato, forse anche scontentato, chi si aspettava l’irruenza degli esordi o i feedback vaporizzati dai synth di Everything In Between, in cui l’urgenza, l’energia immediatamente accessibile del punk arrivava diretta, senza filtri. A parte qualche episodio, An Object è un album (apparentemente) più rilassato, più sperimentale e meno “pop” dei precedenti. Una sorta di sfida reciproca tra Randy e Dean, ma anche un tentativo sincero di correre qualche rischio. E proprio per questo, paradossalmente, una riaffermazione della loro essenza punk.

Dopo essere stati a lungo in tour per Everything In Between, a inizio 2012 abbiamo cominciato a pensare al nuovo album, ma eravamo in una fase di stallo” – racconta dall’altro capo del telefono il chitarrista Randy Randall, mentre è in Francia per un breve tour promozionale. “Entrambi sentivamo l’esigenza di allontanarci da alcune forme pop su cui ci eravamo soffermati in passato. Il punto di svolta è arrivato quando ci siamo decisi a rivedere tutto il nostro modo di comporre e di approcciarci alla strumentazione. ‘Dobbiamo FARE un nuovo album’ era diventato il mantra di Dean, da cui è partito un input fondamentale per dare forma al nostro lavoro: la decisione di produrre anche materialmente il packaging di An Object. Inizialmente, la Sub Pop ci ha dato dei pazzi, poi abbiamo trovato un compromesso, ovvero realizzare con le nostre mani (la confezione è ricchissima, altro che digipack NdR) non la totalità, ma solo 5000 copie di vinili e 5000 di cd”.

L’etica che sta dietro le tre letterine magiche note come DIY è nel dna dei No Age e questo album, seppur non interamente riconducibile al “punk” dal punto di vista musicale, è la messa in pratica di quello spirito ereditato dall’american indie. “Il punk è un concetto inerente all’attitudine, non agli strumenti usati. C’è un modello punk, oggi, a cui si rifanno anche band giovani: quello con le chitarre, i tre accordi e l’aspirazione di suonare come negli anni 70. Quella è solo una ripetizione, per noi il punk è guardare al futuro, esprimere la propria unicità in maniera onesta, senza tentare di ripetere qualcosa. Si tende a considerare soprattutto l’aspetto estetico del punk, scordando quel sentimento puro che spingeva a sfidare il sistema: punk significa essere unici. E non avere paura di esserlo”.

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Proprio seguendo questo criterio, i No Age hanno provato ad addentrarsi in territori per loro meno confortevoli. “An Object sembra in parte elettronico, ma non è così. Non abbiamo cambiato i nostri strumenti, ma cercato nuovi modi di utilizzarli. Dean ha suonato la batteria usando microfoni a contatto e si è cimentato col basso, io ho sperimentato nuovi effetti sulla chitarra: nei tre mesi in cui abbiamo scritto e registrato, l’obiettivo è stato sviluppare le nostre abilità creative di artigiani. Un po’ come agli inizi, quando non avevamo abilità tecniche e ci siamo dovuti ingegnare con la creatività”.

Registrato a fine 2012, An Object suona come un album di “elettroacustica punk”: la parola sperimentazione è quella che emerge più di tutte nelle parole di Randy Randall, come se questa esperienza fosse il loro modo di unire scienza e immaginazione. “Abbiamo registrato su una banda magnetica circa 3 ore di materiale, una sorta di documentazione sonora di esperimenti e idee. An Object è un album organico, che vive della sua interezza perché è stato un processo a catena, una canzone ha ispirato l’altra. Tutto è partito da An Impression, il brano con il violoncello”. Quando gli si fa notare che ai tempi di Nouns nessuno avrebbe associato questo tipo di strumento ai No Age, la risposta è fin troppo facile: “Sai, noi siamo cresciuti ascoltando i Nirvana e in Nevermind c’è un violoncello: gli archi possono piacere anche a chi fa musica rumorosa!

Minuteman, Black Flag, Hüsker Dü: per una band che prende il nome da una compilation della SST, dichiararli come riferimenti è l’indiscutibile punto di partenza. Ma le origini non sono tutto. “Per Everything In Between un’influenza fondamentale sono stati i Disco Inferno (trio inglese sperimentale e low-profile di culto, post rock prima che esistesse il post rock, NdR) in particolare il loro modo di usare i sample per comporre canzoni. Per An Object, un album di cui abbiamo parlato tanto con Dean è stato Pagan Day degli Psychic Tv, che ritengo una delle band più punk di sempre. La sua specificità spazio temporale (si tratta di un insieme di appunti raccolti nell’arco di dieci anni, ma registrati in un unico giorno e nella stessa stanza, NdR) era il tipo di organicità che volevamo dare ad An Object. Volevamo una sorta di session sperimentale, canzoni una legata all’altra che trasmettessero la sensazione di essenzialità e intimità attraverso cui ti sembra di essere lì, vicino alle due persone che suonano”.

La volontà di avvicinarsi, di creare una comunità con il proprio pubblico è stata sempre una caratteristica dei No Age. Un aspetto che fa parte dell’educazione – “apprezziamo le cose semplici: non ci interessa la fama, amiamo stare in tour e avere la possibilità di pubblicare album” -, cresciuto con gli anni intorno al The Smell – il celebre locale di Los Angeles dove si è formata un’attiva comunità DIY, che ha accolto negli anni musicisti sperimentali, vegani, artisti, hipster, punk… – e consolidatosi in una consapevolezza a suo modo “politica”. Concerti spesso gratuiti e a supporto di piccole realtà locali, forme espressive di dissenso che, stavolta, approdano anche nei testi del nuovo album. “An Object è un album che, credo, riesca a lavorare su più livelli: quello più immediato, perché si tratta pur sempre di canzoni pop; e poi uno più profondo, perché in questo caso ci sono meno riferimenti personali nei testi e più una sorta di commento a fatti e aspetti sociali (fin dall’apertura I Won’t Be Your Generator, riferita al non farsi complice di meccanismi commerciali attraverso la musica, NdR). Non è che raccontiamo del nostro essere vegani o dei concerti contro Walmart, ma c’è dentro il nostro approccio alla quotidianità. Cerchiamo di comportarci come vorremmo che fosse il mondo, senza adagiarci sullo status quo”.

Sperimentazione, interazione con altre forme d’espressione artistica e DIY sono elementi riuniti in un unico, visionario progetto che i No Age intrapresero nel 2012. Si chiamava Collage Culture, singolo a tiratura limitata e in confezioni rigorosamente realizzate a mano dove, nel canale destro, veniva riprodotta una loro composizione strumentale originale e, in quello sinistro, lo spoken word tratto da uno studio sul ruolo del collage nella cultura contemporanea. “Si poteva scegliere sia di ascoltarle separatamente che insieme, vivendo una sorta di esperienza sonora del collage. È stato un esperimento di comunicazione, che in effetti ha poco a che fare con i tre accordi”. Anche perché il punk, alla fine, è qualsiasi cosa decidiamo di farne.

DAL VIVO

19 OTTOBRE – BOLOGNA, COVO
20 OTTOBRE – PADOVA, MOVEMENT
21 OTTOBRE – ROMA, CIRCOLO DEGLI ARTISTI
22 OTTOBRE – TORINO, ASTORIA

Pubblicato sul Mucchio 711

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