Pixies

Quel che rimane

Neanche un mese fa, dopo aver assistito in streaming al concerto parigino, scrivevamo dei Pixies o, meglio, di quel che resta dei Pixies. Nel frattempo, mentre si aggiungono le date al tour, la formazione è cambiata ancora: al posto di Kim Shattuck c'è Paz Lenchantin degli A Perfect Circle.
Pixies Touring Band - 2013

Durante una lunga chiacchierata del 2008 Black Francis/Frank Black mi giurava che la reunion avviata nel 2004 sarebbe stata una parentesi. “È stata una magnifica esperienza, divertente più che significativa a livello emozionale, e abbiamo raccolto un bel po’ di denaro. Dietro alla scelta di tornare però c’è un altro motivo: ora è veramente finita, prima non avevamo mai concluso la faccenda. Sì, ci eravamo sciolti, però non avevamo portato a termine al meglio l’avventura. Questa, invece, era una bella maniera per calare definitivamente il sipario”. Beh, le cose cambiano in fretta se da allora lui, Kim Deal, Joey Santiago e David Lovering hanno proseguito a suonare in giro quasi ininterrottamente. L’artista di Boston aggiungeva: “Sul palco la mentalità di gruppo prevale, ma l’elemento più importante per noi è sempre stato la tensione. È proprio grazie alla tensione se siamo riusciti a essere una band valida”. Beh, allora è vero che altre, invece, non cambiano mai: l’annuncio, in data 14 giugno 2013 via Twitter, che Kim ha rotto con i Pixies lascia un sapore più amaro di quello provato per lo scioglimento del 1993, deciso e annunciato secondo la leggenda dallo stesso Black durante una diretta radiofonica: “Non avevo mai sciolto una band e non sapevo come farlo. Mi dispiace perché forse la rottura ha compromesso i nostri rapporti per un lungo periodo, ma ci abbiamo finalmente messo una pietra sopra e siamo un po’ migliorati nel comunicare tra noi. Ciò non significa che non vi siano problemi, ma adesso un’eventuale crisi sarebbe perlomeno seguita da una conversazione”. Avranno anche parlato, ma stavolta non è servito a un bel niente.

Due settimane dopo l’abbandono della Deal è stato lanciato un brano inedito, il primo a vedere la luce dal 2004 di Bam Thwok – composto e cantato proprio da lei – e dal 2006 della cover Ain’t That Pretty At All per il tributo a Warren Zevon Enjoy Every Sandwich. Il brano in questione è Bagboy, a precedere addirittura i quattro pezzi di EP1, che dovrebbe essere seguito da un secondo capitolo, sempre distribuito on line. Parlavamo di amaro in bocca perché, al di là della qualità appena sufficiente del nuovo materiale, lo show parigino in apertura del tour europeo, con Kim Shattuck new entry al basso (The Muffs, The Pandoras), ha evidenziato i limiti di una formazione infiacchita, che sembra rincorrere invano un passato di indiscussa gloria. Sempre Black sintetizzava così le origini del gruppo: “La band è nata nella stessa maniera in cui nascono quasi tutte le band. Metti un annuncio, così delle persone rispondono. Quel che è veramente eccitante è il risultato prodotto dalla combinazione fra i musicisti, quando ci si rende conto di aver ottenuto qualcosa di speciale”.

Ecco, come descrivere qualcosa di talmente speciale? “Il sound era minimalista, con un’alternanza fra piano e forte. Io scrivevo le canzoni, che poi arrangiavamo assieme suonando all’infinito perché non potevamo farne a meno. In sala prove non sprecavamo tempo a chiacchierare, bensì tiravamo subito fuori gli strumenti e inserivamo i jack negli amplificatori. Appena un pezzo funzionava, passavamo al seguente. Non è che lavorassimo in fretta, ma non c’era bisogno di concettualizzare alcunché. Tutto era frutto del caso: non ci sentivamo responsabili di ciò che stavamo facendo, come se non ne fossimo consapevoli… Avevamo una dimensione molto istintiva e fisica. Le nostre differenti origini o personalità non avevano nessun ruolo da svolgere. Il nostro scopo era unicamente creare un nostro mondo. Non eravamo virtuosi e non provenivamo da una lunga trafila di band, per cui eravamo molto naïf”. A proposito di una discografia che schiera Surfer Rosa e Doolittle come assoluti capolavori, mentre Bossanova e Trompe Le Monde si pongono un gradino sotto, chiosava: “I primi due sono gli articoli più popolari, ma non li giudico perché sono soltanto album che ho fatto e all’epoca ero entusiasta di fare. Sono contento che la gente li ami e che arrivino tuttora degli incassi dalle vendite. Bossanova e Trompe Le Monde sono diversi e un po’ più complicati, con una maggior produzione alle spalle. Non ho problemi ad ammettere che non suonano allo stesso modo dei precedenti due. In fondo, è normale: una carriera è sempre costituita da momenti di maggiore e minore notorietà”.

Una notorietà in bizzarro contrasto con la natura della band, così spontanea, ironica, antidogmatica e priva di qualsivoglia immagine costruita: “Se non vuoi piegarti a regole rigide o a diktat filosofici, devi essere aperto e istintivo. Se cominci ad analizzare come presentarti al pubblico, invece, devi stabilire punti fissi e tutto diventa automatico e perciò sbagliato. Siamo sempre state persone normali e la ribellione era espressa soltanto in forma musicale, senza scendere nel campo del sociale perché non volevamo trasmettere messaggi didattici. Non tentavamo di essere alla moda o commerciali né di avere un aspetto particolare, e apprezzavo che dal pubblico non trasparisse uniformità. Non mi sono mai sentito parte di nessun movimento e non mi voglio relazionare a nessuna scena”. Per certi versi neanche alla loro vecchia etichetta, la 4AD: “Ottenere una firma non è stata una battaglia, come al contrario succede a tanti gruppi in cerca di contratto. Il rapporto era buono e abbiamo goduto della più completa libertà artistica. In più, erano abbastanza onesti e pagavano quel che dovevano”.

Mentre i Pixies, o quel che rimane dei Pixies, vanno avanti, il manager della Deal ci comunica che in questo periodo non sono guarda caso concesse interviste, sebbene gli spunti di conversazione non manchino: dal recente ventennale di Last Splash delle Breeders alla serie di 7” The Solo Series, disponibile sul suo sito. In Paradiso, ad ogni modo, andrà tutto bene. E i Folletti il loro posto ai vertici se lo sono assicurato da un sacco di tempo.

Per approfondire: su Mucchio Extra n.28 c’è un’intervista a Frank Black legata a un esteso dossier retrospettivo sui Pixies dalla quale sono tratte le dichiarazioni qui riportate.

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