Prince

50 canzoni

Perché è stato Purple Rain, ma non solo. Una playlist che parla di lui.
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  1. America: un fumetto al vetriolo sullo State of the Nation, chitarre distorte e furia vocale. “Little sister making minimum wage… living in a one-room-jungle: monkey cage.”
  2. A Case of You (Joni Mitchell cover): l’omaggio di His Purple Highness a una delle sue muse ispiratrici… insospettabilmente, un’icona bianca del folk. Merito di Wendy Melvoin.
  3. Head: da Dirty Mind, il suo primo grande classico, uno dei pezzi più roventi e provocatori, anche per i suoi standard…
  4. The Ballad of Dorothy Parker: sottovalutatissimo capolavoro che per arrangiamenti, giro d’accordi e stralunatezza del testo dev’essere considerato fra i migliori pezzi di un album già strepitoso quale Sign “O” the Times.
  5. Calhoun Square: altro classico nascosto, per la precisione nel voluminoso, semiclandestino Crystall Ball, pot-pourri di ritagli e progetti abortiti nell’arco di diversi anni. Questo pezzo ha sempre fatto furore dal vivo.
  6. When Doves Cry (cover by Quindon Tarver): minimalismo funky, elettronica e gospel, tutto in uno. Come nella versione originale, continua a non esserci il basso.
  7. What Do U Want Me 2 Do-: dal tempo sincopato all’insolito accostamento di accordi, dalla delicatezza dei ricami di chitarra all’interpretazione volutamente sottotono, questo è uno dei momenti migliori di Musicology, all’epoca del famoso “ritorno di forma” degli anni 2000.
  8. Nasty Girl: un altro piccolo tesoretto dance-pop per Vanity 6, uno dei suoi side projects del periodo classico, la cui leader Vanity è scomparsa a sua volta pochi mesi fa.
  9. Moonbeam Levels (inedito/bootleg): un assaggio del sacro Graal che è The Vault, l’archivio degli inediti di Prince.Reports state US Musician Prince has died
  10. Sign “O” the Times: AIDS, droga e gangsterismo giovanile su una delle combinazioni synth/drum machine più celebri del pop. Quando Prince canta di una donna di colore, la chiama “sister”. Noi potremo anche dimenticarci che è nero, lui no.
  11. It’s About That Walk: Prince ha composto pezzi molto più jazz di questo, ma è proprio nell’ibrido pop-jazz della raccolta Old Friends 4 Sale che ha dimostrato la sua ineguagliata capacità di mischiare generi.
  12. Adore: la più bella ballata che Prince abbia scritto… la più bella che sia mai stata scritta? Gira la voce che Miles Davis abbia suonato la tromba.
  13. Dreamer: una strizzata d’occhio a Jimi Hendrix, la cui Purple Haze è più che un’ispirazione per il pezzo standout del rocker Lotusflow3r.
  14. Controversy: un classico funky che è rimasto nelle sue setlist dal vivo fino all’ultimo. “Am I black or white, am I straight or gay?”
  15. The Beautiful Ones: l’album Purple Rain è una sfilata di pezzi da novanta, ma questa fusione nucleare lenta svetta anche in cotanta compagnia.
  16. In a Large Room With No Light: altro inedito, altro fan favourite, fra pop e jazz, con una costruzione armonica semplicemente magistrale.
  17. She’s Always in My Hair: una B-sides talmente amata da avere chiuso numerosi concerti di The Purple One.
  18. Way Back Home: l’ultimo Prince, quello di Art Official Age, ancora capace di tirare fuori un pezzo indimenticabile. Semplice, come i migliori.
  19. Uptown: altro esempio di come i testi più politici di Prince siano a volte mascherati nelle sue musiche più funky.
  20. Oui Can Luv: Andy Allo, protégé degli ultimi anni, reinterpreta in chiave acustica questo groove funkissimo da Graffiti Bridge.Prince-3rdEyeGirl-Live-Press-Crop-2
  21. Honky Tonk Women: cover di un classicissimo degli Stones, a cui pochi sono in grado di fare onore. Prince era uno di questi.
  22. Bob George: questa storia di papponi e puttane è uno dei pezzi più forti dello scurissimo (in tutti i sensi) Black Album, LP rimasto inedito (ma apprezzatissomo come bootleg) per sette anni prima di apparire ufficialmente nel ’94.
  23. Love (versione acustica): “hidden classic” dall’album 3121. In versione acustica mostra ancora più la sua anima.
  24. Raspberry Beret (versione 12”): uno dei suoi pezzi più pop, arricchito nella versione 12” da quel tocco bizzarro-psichedelico che ha fatto di Around the World In a Day un capolavoro.
  25. Electric Intercourse: un altro inedito che ha impreziosito alcune (poche) setlist; quando succedeva, i fan sapevano di avere assistito a un concerto speciale.
  26. Annie Christian: da Controversy, un altro dei pezzi politici e più diretti; si parla di pena di morte, povertà ed emarginazione, circolazione delle armi, religione e questione razziale. Basta?
  27. June: delizia e godimento in questo rilassatissimo pastiche pop-jazzy da HitnRun Phase I, che riesce a conciliare il festival di Woodstock con l’arte di cucinare la pasta.
  28. Johnny: lassù con i pezzi più black di Prince, tra Gett Off e Sexy M.F., dobbiamo segnalare questa mini-epica dall’album Goldnigga firmato come New Power Generation, la sua backing band che in questa e altre occasioni è diventato qualcosa di più che un side project.
  29. Anna Stesia: un’altra Anna, un altro personaggio… l’amore, il sesso o semplicemente la compagnia di un’anima affine come medium attraverso cui aspirare a una spiritualità più piena.
  30. Lady Cab Driver: dal monumentale 1999, una perla dance-funk il cui testo evolve da un senso di vuoto e desolazione a un amplesso finale in cui ogni singola spinta pelvica è “dedicata” ai suoi nemici, dai politici avidi a Dio, senza dimenticare se stesso.
  31. Sometimes It Snows in April: c’è bisogno di aggiungere qualcosa?
  32. Play in the Sunshine: un rockabilly divertente… finché nella seconda parte non prende un’imprevedibile tangente RnB con i fiati che impazziscono, per assestarsi su una coda soul-glamour… e abbiamo menzionato i cambi di tonalità e di tempo?
  33. The Bird: The Time era più che un side project per Prince, che nutriva per l’amico, collega e rivale Morris Day grande stima artistica. Durante il tour di 1999 fu la bravura su scena dei Time (band di supporto) a spingere Prince a lavorare di più sulla qualità delle performance dal vivo.
  34. Erotic City: ancora una B-side, ancora guarda caso uno dei pezzi più amati dai fedelissimi e fra i più suonati dal vivo (apriva la tournée di Lovesexy nell’88).
  35. Pop Life: “Life, it ain’t real funky, unless it’s got that pop…” Parole sante.
  36. Black Muse: dall’album destinato a restare l’ultimo (salvo postumi) nell’opera di Prince, un dialogo di raffinato con la propria musa, e con la propria arte.
  37. Joy In Repetition: da un album minore come Graffiti Bridge, un momento notturno, intimo, intenso, un’interpretazione vocale diversa dal solito, incantevole.
  38. Laydown: “from the heart of Minnesota, here comes the Purple Yoda”… l’umorismo è una delle doti più sottovalutate di Prince.
  39. How Come U Don’t Call Me Anymore: B-side dell’epoca 1999, pezzo forte dei live (come tante altre B-sides), resa celebre da Alicia Keys.Prince-2
  40. Everlasting Now: uno dei pezzi più funky del bellissimo, sottovalutato The Rainbow Children, dove funk, RnB e jazz si mischiano più che mai, senza riguardo per i confini classici della canzone pop.
  41. Dirty Mind: assolutamente elettrico, guidato dal pulsare della grancassa e dalla propulsione dei sintetizzatori, questo meraviglioso mélange di minimalismo new wave e calore funk è un’ode alla libido giovanile… nell’auto di papà.
  42. Letitgo: nei primi ’90, in piena bagarre legale con la Warner, Prince smette di pubblicare musica a proprio nome. L’album Come fa eccezione per obbligo contrattuale, ma lui si vendica annunciando la propria scomparsa: “Prince 1958-1993”, dice la copertina. Non era ancora il momento.
  43. Chelsea Rodgers: pezzo più funky dell’album minore Planet Earth e vetrina per le doti vocali di Shelby, questo è comunque uno dei brani irresistibili del Prince anni Novanta.
  44. Condition of the Heart: ballata struggente e psichedelica, in cui Prince riesce a far entrare il proprio ego smisurato nei panni di un cuore tanto ingenuo quanto infranto.
  45. Mountains: Kiss è stato il pezzo più famoso, ma questa meraviglia funk-soul-RnB è la perla dell’album Parade.
  46. Irresistible Bitch: ennesima B-side, stavolta di Let’s Pretend We’re Married, e puntualmente un successo almeno quanto il lato A. La ricchezza del catalogo di Prince è francamente impressionante.
  47. If I Was Your Girlfriend: un doppio ricco come Sign “O” the Times figura per forza di cose con un bel numero di pezzi in una playlist di Prince. Difficile scegliere, in questo splendido singolo, fra il brillante gioco di ruoli del testo e il raffinato arrangiamento, con produzione ovattata a lasciare spazio all’interpretazione.
  48. Little Red Corvette: “Baby, you’re much too fast…” La classica accoppiata donne & motori, questa volta vede il macho ridotto alla sua vulnerabilità… e la melodia è di quelle epocali.
  49. A Love Bizarre: una canzone data a Sheila E, di cui Prince si è riappropriato facendone un pezzo forte dal vivo, colonna portante di tour diversi e lontani come Lovesexy Live (1988) e 20ten (2010).
  50. Purple Rain: ogni playlist di Prince deve finire con questo pezzo.

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