Public Service Broadcasting

Cinque date in Italia a marzo

Quando nel 1922 John Reith fondò la British Broadcasting Corporation (BBC) aveva già chiaro quale dovesse essere lo scopo della mitica “Beeb”. Ma forse non immaginava che, quasi un secolo dopo, qualcuno ne avrebbe tratto spunto per un concept tra musica e video fra i più originali attualmente in circolazione.
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Cinque date in Italia da non perdere

Abbigliamento retrò, occhialoni, taglio di capelli d’altri tempi ed espressione nerd: J. Willgoose, Esq. (nome d’arte preso in prestito dallo zio), mente dei Public Service Broadcasting, sembrerebbe un professore di storia – “o un metereologo”, fa notare lui, con piglio squisitamente inglese. Ma a dispetto delle apparenze, nel suo cv non c’è né una laurea in storia né tantomeno la scuola d’arte. Il trentenne londinese ha passato la sua vita a suonare “in piccole band indie rock di scarso successo”, finché, cinque anni fa, non è nata l’idea del “Servizio Pubblico di Telecomunicazioni”.

Ovviamente, ascoltando la radio. Il sito della BBC ci aiuta a supporre che fossero circa le 8 pm di un sabato sera quando, sintonizzato sul programma “The Archive Hour” di Radio 4, Willgoose iniziò a immaginare un concept tra musica e video, passato e presente, intrattenimento, ironia e il desiderio di proiettare la curiosità dell’ascoltatore anche oltre la musica. Il loro Inform – Educate – Entertain, del quale è uscita anche la versione in dvd, è stato uno degli esordi – rigorosamente indie, giacché pubblicato dalla Test Card Recordings di Willgoose – che ha fatto impazzire l’Inghilterra nel 2013.

Un tessuto musicale tra post rock, elettronica e impennate motorike influenzato da “I Primal Scream di XTRMNTR e Vanishing Point, il synth pop degli anni 80 e i Mogwai (l’album è stato in parte registrato a Glasgow nel loro studio, NdR)” – dove, al posto del cantato, ci sono voci provenienti dal passato (dai 30 ai 60) tratte da film di propaganda, documentari e commercials, che dal vivo o su dvd arricchiscono l’esperienza sonora con quella visiva. L’unico album, per intenderci, che l’anno scorso ha annoverato fra i suoi credit Marie Slocombe, fondatrice degli archivi della BBC nel 1936, o Thomas Woodrooffe, passato alla storia per una radiocronaca “ubriaca” di una regata negli anni 30.

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Come? Attraverso un concept molto più popular e meno nostalgico di quello che potrebbe sembrare. “L’idea dei Public Service Broadcasting è arrivata mentre ascoltavo ‘The Archive Hour’, un programma dedicato all’approfondimento dello sterminato archivio
della BBC”, racconta Willgoose quando ci incontriamo poco prima del loro concerto all’Auditorium di Roma, lo scorso ottobre. “Dopo che la mia ultima band si era sciolta, ho scritto brani per conto mio, con chitarra e sample; solo più tardi, iniziai a immaginare che ogni canzone potesse trasformarsi in una sorta di Public Information Film e andare a comporre un concept album. Poi è arrivato il nome della band, l’abbigliamento e il satellite come logo, la volontà di portare sul palco la musica ma anche i video e, infine, alla batteria è arrivato Wrigglesworth (altro nome fittizio, che gioca col mistero e “l’istituzionalità” del progetto, NdR). Il primo disco, nel 2012, è stato l’ep The War Room, focalizzato sulla Seconda Guerra Mondiale e dedicato a mio zio, che morì in quel conflitto”.

La fascinazione per la BBC, unita al successo che la band ha avuto in Inghilterra, non fanno che avvolgere i PSB di un alone spudoratamente british. Willgoose, in un certo senso, smentisce. “In realtà, le registrazioni video originali non sono tutte inglesi ma anche americane. Credo che il motivo per cui il concept è stato molto apprezzato in Inghilterra sia in primo luogo l’ironia. Tutta l’estetica dei PSB è in equilibrio tra una leggerezza pop e l’intento genuino di dare spunti un po’ diversi. Penso all’hip hop: anche in quel caso c’è un massiccio uso di sample ed editing, abbiamo delle affinità in termini tecnici; però l’hip hop ha sempre questo hype e questa necessità di prendersi molto sul serio. Nel caso dei PSB mi divertiva dare un nome altisonante, come se fossimo una grande istituzione, ma usando sempre molta ironia. Credo sia un progetto inglese più nell’approccio che nei contenuti stessi”.

E quindi, veniamo ai contenuti. “Gran parte dei filmati non sono propriamente della BBC – che essendo un’istituzione molto grande ci chiese parecchi soldi e tempo per fornirci le loro registrazioni – ma della BFI (British Film Institution, NdR), un’organizzazione che fa parte della BBC ma con un focus specifico sulla parte filmica: hanno un archivio enorme, ma rispetto alla BBC sono molto più flessibili e disponibili a mettere a disposizione i propri materiali. Una piccola parte dei filmati usati, invece, è pubblica, e qualcosa si trova anche su YouTube. Riguardo la scrittura dei pezzi, la prima cosa che arriva è l’idea musicale, poi comincio a pensare ai temi adeguati a quel mood sonoro e a visionare filmati, magari già con un’idea in testa dell’argomento. L’editing fra musica, immagini e audio è un processo lungo, per il quale mi sono fatto aiutare da amici esperti”.

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A questo punto, però, è impossibile scacciare dalla testa i moniti di Simon Reynolds e del suo Retromania, ragionando su aspetti quali originalità e nostalgia del progetto PSB proprio in riferimento all’hauntology. In termini di uso di registrazioni, il duo fa parte, sì, di una tradizione che dai collage ambientali di Brian Eno e David Byrne in My Life In The Bush Of Ghosts approda, molto più di recente, alla memoria spettrale della label inglese Ghost Box; eppure negli intenti e negli esiti – e non tanto per via dello slogan “Insegnare la lezione del passato attraverso la musica del futuro” che ne sintetizza il concept – i PSB sono qualcosa di altro, più “popolare” ma, non per questo, meno strutturato.

Willgoose, preparato a ricevere una domanda a sfondo “hauntologico”, risponde senza perdere la sua compostezza. “L’aspetto per me più interessante è portare il passato nel presente e vederne gli effetti; non penso di dare una lezione di Storia, anche se magari è più esplicita che in altre band la volontà di fornire spunti non solo musicali. Forse suona pretenzioso, ma più che di hauntology parlerei di postmodernismo: prendere qualcosa di vecchio e metterlo in un contenitore nuovo, in modo da avere un risultato che è parte del passato ma altro da esso, non rievocarne la sua memoria. Un po’ l’effetto di Blade Runner, con quell’immaginario anni 40 riportato in epoca moderna per crearne una versione futurista grazie alla tecnica del retro fitting (quando, su una struttura vecchia, vengono applicate nuove tecnologie, NdR). Mi ritengo troppo pop per appartenere al filone dell’hauntology, il mio scopo principale è intrattenere, e credo di utilizzare una strumentazione troppo moderna – ad eccetto del banjo di mio zio – per essere definito un nostalgico. Per quanto riguarda la similitudine con Ghost Box, trovo ci sia una differenza fondamentale: nei PSB la musica è il traino principale, a cui si uniscono le registrazioni e i video come soluzione efficace per fare qualcosa di diverso. Prima la musica e poi la documentazione, insomma. Credo, invece, che Ghost Box abbia in primo luogo una grande passione e riverenza nei confronti dei materiali e dell’utilizzo degli stessi. Sono consapevole che a primo impatto possano sembrare approcci simili: in Inghilterra abbiamo ricevuto poche recensioni negative, tutte di persone appassionate di Ghost Box! Ma secondo me c’è un’incomprensione di fondo”.

E a proposito di misunderstanding, a questo punto, aspettiamo il momento in cui la musica si potrà ascoltare (anche) con gli occhi.

 

DAL VIVO

Martedì 18 Marzo 2014
Roma, Lanificio159
prezzo del biglietto: 8 Euro

Mercoledì 19 Marzo 2014
Milano, Circolo Magnolia
prezzo del biglietto: 7 Euro, tessera Arci obbligatoria

Giovedì 20 Marzo 2014
Padova, Circolo Mame
ingresso a offerta libera, tessera Arci obbligatoria

Venerdì 21 Marzo
Firenze, Lottarox London c/o Combo Social Club
info biglietti: info@lottarox.com

Sabato 22 Marzo
Bologna, Covo Club
info biglietti: info@lottarox.com

info sulle date: www.barleyarts.comwww.lottarox.com

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