Ryley Walker

Paradiso, Amsterdam - 02/05/2015

Trasferta olandese per ascoltare dal vivo il cantautore americano, da poco al suo secondo album con "Primrose Green".
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È il 2 maggio 2015 e io arrivo davanti al Paradiso di Amsterdam con due ore di anticipo. Sono senza biglietto e mi metto in coda nella disperata speranza di entrare. L’ansia sale ma la lunga attesa viene ripagata nel momento in cui stringendo il mio biglietto entro in questo tempio della musica. La sala da concerto più grande è stata ricavata dalla navata centrale di quella che una volta era una chiesa, ma questa costruzione elegantissima e maestosa ha anche molte altre sale ai piani superiori. Per farvi capire la polifunzionalità della struttura sappiate che in contemporanea con il concerto di Ryley Walker, nella sala principale suonerà anche Joshua Radin, ed è un vero peccato non poterli vedere entrambi, mentre nella notte il Paradiso ospiterà “Pink Istanbul”, un party gay leggendario, ma questa è un’altra storia.

Salgo le scale di legno che mi portano al primo piano e guadagno in tutta tranquillità la prima fila. La venue si riempie in un battibaleno e alle 19:30 spaccate sale sul palco Walker. Camicia a quadri e Timberland sono la divisa d’ordinanza per questo ragazzone che viene da Rockford, Illinois. Il primo pezzo strumentale serve per rompere il ghiaccio, ma l’indole buontempona di Ryley si manifesta ben presto. Il giovane folksinger, considerato dalla critica come la reincarnazione del “true American guitar player”, si scioglie subito in battute e racconti di episodi del tour che intervalleranno tutti i brani del concerto. Tanto è simpatico, umile e a suo agio quando interagisce con il pubblico, quanto è ispirato mentre suona. Canta a occhi chiusi, Ryley, alza sognante il volto al cielo, viaggiando con la mente chissà dove. Sembra lontanissimo eppure è proprio lì, davanti a noi. I frequenti “urletti” che intervallano il cantato sono come un modo per dire “Sono qui, sono ancora qui con voi! Non mi sono perso”. Il concerto si dipana tra Primrose Green, il suo cavallo da battaglia nato da un cocktail come racconta sempre ridacchiando, Summer Dress, Hide In The Roses e altri episodi tratti dal suo ultimo album.

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Grandissimo il feeling con il vecchio amico Frank Rosaly, batterista della scena jazz contemporanea di Chicago che prende letteralmente a schiaffi la batteria con le sue bacchette di bambù, regalando una performance davvero notevole. Discorso a parte merita la bassista, una ragazza giovane che sale sul palco con un quadernino su cui ha appuntato gli accordi: è un po’ nel panico e deduco che devono averla scritturata all’ultimo minuto. Nonostante buffe facce tipo “oddio, adesso cosa devo fare?”, anche lei si fa presto coinvolgere dall’atmosfera onirica di Ryley e se la cava egregiamente. O almeno non fa eccessivo danno.

Il finale ci regala un’indimenticabile esecuzione di Sweet Satisfaction, che tira fuori il meglio sia da Walker che da un indemoniato Rosaly. In tutto Ryley suona sei pezzi per poco più di un’ora di concerto. È l’ultimo show in Europa per lui, prima di tornare in America per esibirsi all’Elevation di Austin, e ci saluta nel bis con la splendida cover di Over The Hill, di John Martin.

Esco dal Paradiso che è ancora giorno, mi sembra di aver vissuto un sogno, ero veramente  a un concerto? È accaduto tutto per davvero, in questa città delle mille illusioni.

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