Sampha

In tutta onestà

Collaboratore tra gli altri di Kanye West, Solange e FKA twigs, il cantautore R’n’B Sampha ci racconta il suo atteso debutto PROCESS, tra riflessioni e freestyle.
SAMPHA
- In tutta onestà

Chi ha seguito l’ascesa di Sampha Sisay ha atteso il suo primo LP per almeno sette anni. Il ventisettenne di Morden, Londra, era già attivo come produttore ai tempi di MySpace. Adottando il nome Kid Nova componeva beat ispirati al grime e proprio su Internet trovava in coevi come Micachu, Ghostpoet e Kwes una prima rete di supporto per lanciarsi nella scena musicale londinese. Se ne accorse l’etichetta Young Turks, che nel 2010 pubblicò il suo primo EP prevalentemente strumentale, Sundanza. Process, uscito lo scorso febbraio, messo a confronto con le sue prime produzioni, sembra consegnarci tutt’altro modello di artista: un cantautore R’n’B riflessivo e in cerca di un grande impatto emotivo, sempre autore dei propri beat ultra-contemporanei, ma ora più risoluto a trovare la giusta misura, uno spazio intermedio fra tradizione e sperimentazione capace di valorizzare i testi e i tanti cenni autobiografici. L’EP Dual, del 2013, con il senno di poi rispecchia una sorta di fase di passaggio, una via di mezzo tra le sonorità più ribelli esplorate in collaborazione con i compagni di etichetta SBTRKT e FKA twigs (prendete il brano Without) e un approccio soul più canonico (la commovente Can’t Get Close, in cui Sampha si rivolge al padre, scomparso una decina di anni fa). Non è un caso, mi dice durante la nostra conversazione telefonica, che la maggior parte dei brani di Process sia nata improvvisando al pianoforte, in pieno stile cantautorale.

Lo scorso gennaio Sampha si è esibito dal vivo al The Tonight Show With Jimmy Fallon, solo piano e voce, in una intensa versione di No One Knows Me (Like The Piano), senza dubbio il centro nevralgico di Process. Il piano citato nel titolo è quello della casa di famiglia a Morden, cui Sampha tornò lasciando il suo appartamento di East London per prendersi cura della madre Binty, malata di cancro. Il brano, come l’intero disco, riflette su temi di responsabilità e affetti familiari, oltre a richiamare la memoria di Binty, scomparsa durante le registrazioni. Nella conclusiva What Shouldn’t I Be?, per esempio, Sampha sembra parlare a se stesso ed elencare doveri e insicurezze, una sorta di coda a un album in cui le parole chiave sono “memoria” e “riflessione”. “La canzone parla del mio rapporto col senso di responsabilità. Mi chiedo: ‘Quali sono le mie responsabilità?’, in relazione alla mia famiglia, ma anche a me stesso. Alcune volte senti di dover essere un po’ egoista per poter coltivare la tua carriera. La domanda ha decisamente a che fare con questioni che riguardano l’ego nell’ambito delle relazioni interpersonali. Se ogni tanto non ci si chiede ‘Me lo merito?’, si finisce per dare una relazione per scontato, senza accorgersi che non ruota sempre tutto attorno a noi stessi. Altre volte, al contrario, per prendersi cura di qualcuno si corre il rischio di non prendersi cura di sé, di mettere da parte le proprie ambizioni e i propri desideri. La canzone ha a che fare con questa battaglia continua. Quando Sampha parla di carriera, si riferisce senza dubbio alle mille opportunità giunte proprio in quegli anni di grandi difficoltà e sofferenze in famiglia. Il curriculum pre-LP di Sampha, di fatto, ha un che di sbalorditivo. I più ricorderanno la sua voce nel ritornello di Don’t Touch My Hair di Solange, uno dei pezzi più significativi del 2016, ma il suo contributo è stato richiesto anche da Kanye West in The Life Of Pablo (in Saint Pablo), dalla cantautrice nu-R’n’B Jessie Ware per il singolo Valentine e da Drake per Too Much, tratta da Nothing Was The Same. Nel 2013, quasi in sordina, compariva persino tra i crediti di Beyoncé per il brano Mine.

Sampha. London, 2016.
Sampha. London, 2016.

È anche grazie a queste collaborazioni di alto profilo che Sampha ha avuto la possibilità di viaggiare, uscire dal suo bedroom studio e collaborare con il produttore Rodaidh McDonald (già al lavoro con The xx, How To Dress Well e King Krule). “Prima non avevo proprio l’opzione, il lusso di permettermi uno studio. Con il contratto discografico sono arrivati un po’ di soldi, per cui si è optato per uno studio vero e proprio. Ho avuto anche la possibilità di spostarmi da Londra e lavorare altrove, in situazioni in cui alloggio e studio erano nello stesso edificio. Probabilmente sarebbe stato più saggio passare meno tempo rinchiuso là dentro! Mi è capitato di tornare a casa, riascoltare qualcosa e poi di nuovo in studio fare delle modifiche, ma di base la scrittura dei brani è avvenuta in studio. Quando gli chiedo come pensa di essersi evoluto nel suo ruolo di produttore, Sampha suona modesto nel considerare i suoi traguardi. “Quando riascolto le cose che facevo agli inizi ancora mi piacciono, mi piace la produzione, credo che rifletta quel tipo di energia che si ha quando si è così giovani. Ora penso di essere un po’ più cauto nel mio approccio. Mi prendo più tempo. Non sono sicuro di essere un produttore ‘migliore’, ma per esempio le mie abilità nel mixing sono andate migliorando. Sono anche più tranquillo quando arriva il momento di prendere una decisione. In un certo senso, c’è una cosa in cui mi sento migliorato ed il tipo di psicologia che si accompagna al ruolo del produttore. Capire quando devi cedere il controllo ad altri, senza dover necessariamente fare tutto da solo. ‘Magari qualcun altro deve produrre questa parte’, oppure ‘Forse è meglio che la tromba la suoni qualcun altro su questo pezzo’… robe così. Il singolo Timmy’s Prayer è un esempio di questo spirito collaborativo: nei crediti Kanye West compare come co-autore. “Ai tempi della collaborazione per Pablo, a un certo punto è venuto a sentire a che stavo lavorando e gli ho fatto ascoltare un mio brano strumentale, basato in gran parte su un sample (tratto dal brano The Coldest Days Of My Life di Timmy Thomas, NdR). Ci siamo messi a improvvisare sul pezzo e ho registrato tutto sul mio iPhone. Lì per lì non ne abbiamo fatto nulla, ma quando sono tornato a casa per lavorare al disco ho ritrovato la registrazione e ho deciso di tenere una porzione del testo nata da quel momento insieme. In Timmy’s Prayer, uno dei brani musicalmente più “leggeri” di Process, Sampha ammette gli errori nell’ambito di una relazione, mettendo tutto allo scoperto. “I’m waiting cos I fucked up!”, canta con brutale onestà. Essere onesto è una priorità per Sisay, e per quanto sia difficile trovare dei criteri per giudicare l’onestà di un brano o di un intero album, sembra proprio che Sampha sia riuscito a raggiungere il suo obiettivo. “La mia musica è onesta nel senso che canto di cose che sento in maniera genuina. Cerco di raccontare una storia. Non mi riferisco per forza alla sola componente autobiografica, ma a tutti gli aspetti del disco. Per me deve esserci una connessione diretta con ogni suono, per esempio… deve esserci una ragione per cui è lì. Il mio approccio è onesto perché non farei mai musica che non sento davvero.

 

DAL VIVO
21 MARZO 2017 – Milano, Fabrique

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