Sigur Rós

Tutto scorre

band

Sette sono i colori dell’arcobaleno, sette sono le meraviglie del mondo e sette sono i sigilli dell’Apocalisse. Dalla seconda metà di giugno sette sono anche gli album di studio inanellati dai Sigur Rós, che volendo continuare a giocare con i numeri da quattro sono rimasti in tre. Kveikur, infatti, è il primo disco realizzato senza il tastierista Kjartan Sveinsson: “La ragione per cui ha deciso di andarsene è semplicemente perché voleva fare altre cose. Tutto è avvenuto in maniera amichevole, senza problemi. Le dinamiche ovviamente si modificano, l’equilibrio si altera un po’ quando sei in tre persone anziché in quattro… Ma per noi il cambiamento è stato molto buono, ne siamo soddisfatti e ci sentiamo bene”.
A parlare è Georg “Goggi” Hólm, che della band islandese funge spesso da rappresentante con la stampa, essendo il componente che parla la lingua inglese più fluentemente. Georg che si trova tra l’altro indaffaratissimo al basso, poiché al mutamento di line up corrisponde un mutamento sonoro a favore di una maggior aggressività e di ritmiche sostenute, ibridate con l’elettronica. I tre musicisti, insomma, hanno mantenuto quelle caratteristiche che li rendono tuttora immediatamente riconoscibili, ma al contempo si sono dedicati alla sperimentazione: “Sì, assolutamente. Volevamo assecondare quel che veniva spontaneo e agire fuori dagli schemi, fuori dalla nostra comfort zone. Abbiamo sperimentato il più possibile con sintetizzatori e computer. Niente è sacro, quindi ci sentivamo liberi. Non sto dicendo che con Kjartan ci sentissimo oppressi, dato che come band in realtà ci siamo sempre sentiti liberi di fare qualsiasi cosa. Siccome adesso siamo in tre, non ci sono però più regole e ciò aiuta a rendere il tutto più interessante, a permetterci di riscoprire noi stessi. L’unica regola, in sostanza, è stata non avere regole”.

Trasformare la perdita di Kjartan in un rinnovamento era forse l’unica modalità per guardare veramente al futuro: “La soluzione ideale per avanzare è lasciarsi andare. E l’abbiamo fatto: se non fosse venuto fuori niente di buono, pace. Siamo invece rimasti stupiti, felici e super eccitati dalla musica che ne è scaturita. Visto che le canzoni erano ottime, non potevamo fermarci”. Ecco così che le linee di basso e la batteria di Orri Páll Dýrason, in evidenza, sembrano quasi porsi in contrasto con la voce di Jónsi. Un contrasto che prima d’ora non si era mai manifestato in tali termini, in quanto le parti canore si accordavano viceversa alle musiche contribuendo a enfatizzarle: “È senz’altro vero. La maggior parte dell’album presenta passaggi di basso e tracce di batteria veementi e inusuali, di certo predominati. È inevitabile che questo modificasse le sonorità dei brani”.

È appurato, dunque, che la parola chiave sia indubbiamente “cambiamento”. Un cambiamento che appare lampante persino se rapportato alle questioni pratiche – “Abbiamo
scelto di spostare tutto in un unico contenitore perché una sola etichetta rende le cose più semplici: adesso siamo con l’indipendente XL, con la quale lavoravamo già per il mercato del Nord America mentre nel resto del mondo eravamo legati alla EMI” – oppure se confrontato con il passato recente, ovvero con Valtari del 2012, per curiosa coincidenza il disco più calmo e rilassato dei Sigur Rós. C’è stata una sorta di reazione opposta? “Sì, Valtari è stato davvero strano da portare a termine perché ha richiesto un lungo periodo di tempo. Le registrazioni più datate risalivano al 2005 e le più recenti all’incirca al 2011. Ci siamo trovati a stabilire che dovevamo arrivare a una conclusione e che tutti i pezzetti dovevano disporsi in un insieme unico. Kveikur, invece, è nato più velocemente e quindi suona più fresco, più nuovo”. Che la pace si sia allontanata dall’orizzonte è per certi versi conformato dalle atmosfere cupe di Kveikur, che si avvicina maggiormente ai primi lavori, Von, Ágaetis byrjun e ( ). Il martellante singolo apripista Brennisteinn, in italiano Zolfo, è indicativo sin dal titolo: “Sì, ma a essere sinceri abbiamo sempre avuto un dark side. Le persone possono pensare che alcuni nostri dischi sono foschi, ma stavolta come ho già detto in fase creativa desideravamo fare cose alle quali non eravamo abituati, andare con il flusso e vedere cosa sarebbe successo. È stato un processo davvero divertente”.

Ecco, ma questa innegabile oscurità è dipesa da variabili interne o esterne, relative magari all’aria che si respira oggigiorno? “No, è difficile spiegarlo. Quando scriviamo, lasciamo che la musica accada da sola e venga fuori naturalmente, senza forzarla. Se capita di forzarla, passiamo oltre e ci mettiamo a lavorare ad altro. È un discorso parecchio inconscio, per cui non voglio affermare che il nuovo sound rifletta ciò che avviene nel mondo perché, al momento di comporre, non pensiamo a tali aspetti. Anche se poi, ovviamente, gli elementi esterni influenzano gli individui e probabilmente influenzano ciò che essi creano”. Proseguendo a scorrere i brani in scaletta, Ísjaki e Stormur – cioè Iceberg e Tempesta – rimandano all’immaginario di una terra d’appartenenza, l’Islanda appunto, che è stata più volte omaggiata con video e dvd. “Penso che entrambi i testi siano concentrati più su fattori interni che esterni. La nostra musica è abbastanza cinematica, porta l’ascoltatore a visualizzare immagini nella mente. Credo sia un buon effetto perché, quando avviene, significa che stai creando qualcosa che trasmette emozione e significato, quindi per noi vuol dire che vale la pena e funziona. Persino il pop può essere fantastico e divertente, ma a me non stimola né sensazioni né visioni. Sono cose differenti”.

A proposito di cinema, il senso del mistero, la malinconia, l’epicità e l’uso di figure naturalistiche potrebbero tracciare un’affinità con certe intuizioni di Lars von Trier, soprattutto con il poetico, struggente Melancholia, una vera e propria sinfonia su grande schermo: “Non ho visto Melancholia, per cui non posso esprimermi (ride, NdR). Di Lars von Trier conosco solo un film, Idioti. Dovrei guardarne di più!”. Già, in ogni caso la musica dei Sigur Rós è stata utilizzata sovente nei lungometraggi, per non dire di corti e pubblicità: “Sì, inserire i nostri pezzi nelle pellicole è facile e mi fa piacere. Tempo fa un amico mi ha mandato un filmato, realizzato da un regista inglese di commedie: sebbene riguardi fatti normali, come un uomo che trova un biglietto vincente della lotteria, l’aggiunta della nostra musica rende il tutto più drammatico. Il che, a ben pensarci, ha del senso dell’umorismo!”.

L’alone di mistero, ad ogni modo, è stavolta accentuato dalla copertina scura e inquietante di Kveikur, che potrebbe essere associata più facilmente a un gruppo metal che non a un trio post post-rock: “Quando abbiamo finito il disco e abbiamo iniziato a pensare all’immaginario che volevamo associarvi, eravamo un po’ combattuti (ride, NdR). Volevamo qualcosa di forte e disturbante, ma al tempo stesso insolito. In ogni caso volevamo qualcosa di semplice, in bianco e nero. Una delle varie idee originarie era un teschio atipico, ma non abbiamo trovato un’immagine che ci piacesse sul serio. Abbiamo provato quindi uno spazio vuoto, finché non ci siamo imbattuti in questo scatto di una fotografa che dovrebbe risalire ai tardi anni Venti. Uno scatto che ci ha colpito immediatamente ed era proprio nella direzione che volevamo perseguire. Nell’artwork interno, curato da un nostro amico, ci sono altri personaggi e creature strane. Lo trovo bello, oltre che diverso che da ciò che abbiamo fatto in precedenza. Come del resto l’album in questione è diverso da ciò che abbiamo fatto in precedenza”. Saranno diversi anche i prossimi concerti? Concerti che oltretutto non sono solitamente
semplici live, bensì rapimenti estatici di rara magia. Jónsi, Georg e Orri sono in questi giorni in Italia per quattro date: “Lo show potrebbe essere simile a quelli dello scorso febbraio. Musicalmente cambierà perché è logico che faremo il maggior numero di canzoni possibile del nuovo disco, scenicamente cambierà perché ci saranno dei visuals abbinati a ciascun brano”. See you soon, o meglio Sjáumst fljótlega.

Dal vivo in Italia

  • 23/07/13 Tarvisio (UD) a Piazza Unità
  • 26/07/13 Ferrara a Ferrara Sotto Le Stelle
  • 27/07/13 Lucca a City Square
  • 28/07/13 Roma a Rock in Roma

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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