St. Vincent

Lo strano caso della doppia copertina

Due giornali, un'unica copertina, stesso artista e stessa foto: sicuramente non una cosa che rende felici né noi, né l'altro giornale, nemmeno l'agenzia che si occupa della promozione in Italia dell'artista stesso.
St. Vincent
Lo strano caso della doppia copertina

Il direttore di Rumore, Rossano Lo Mele, è intervenuto per dare la sua visione delle cose. Lo ha fatto con toni anche duri, dal suo punto di vista è comprensibile, ma sostanzialmente corretti (non ne dubitavamo). Quello che non è corretto nel suo intervento – ma non gliene facciamo una colpa, probabilmente aveva informazioni sommarie – è scrivere riguardo al Mucchio “Non avendo l’intervista hanno deciso di trascrivere l’intervista fatta da Rai Radio 2” (lui sapeva infatti che le interviste concesse in Italia, le cosiddette “esclusive”, erano tre: loro, Vanity Fair, Rai Radio 2).

Il punto è che noi l’intervista l’avevamo, e l’abbiamo. Non è una trascrizione di una intervista già sentita per radio. Semplicemente, quell’intervista poi non è mai andata in onda (per problemi tecnici) e l’autrice – con cui c’è un rapporto di lunga data – ha chiesto se ci poteva interessare, giusto per non darla per persa. Sì, ci poteva interessare. E sì, nell’economia complessiva del numero ci era sembrato il contenuto comunque più interessante, quello che meritava la copertina, con le altre possibilità scartate per vari motivi (anche pratici: un altro potenziale articolo da copertina è arrivato in extremis).

E’ vero: sapendo che un mensile (non ci è stato detto nello specifico chi, ma la rosa di possibilità era ben ristretta) aveva avuto dall’agenzia di promozione l’esclusiva su St. Vincent (leggi: “esclusiva” qua significa la possibilità di essere invitati dall’etichetta discografica ad intervistare l’artista medesima), potevamo evitare di mettere proprio quell’artista in copertina, sapendo che qualcun altro, forse proprio tra le testate a noi “vicine”, l’avrebbe fatto. Non avremmo in questo modo “innervosito” l’agenzia di promozione italiana (il cui lavoro è, giustamente, non solo promuovere l’artista ma organizzare questa promozione secondo le proprie legittime scelte), né avremmo “innervosito” un giornale concorrente verso cui comunque c’è stima e rispetto.

Tuttavia nel momento in cui la scelta più efficace è sembrata St. Vincent come copertina (artista stimata, disco nuovo, intervista in prima persona), quello si è fatto. Ci si è posti ovviamente il problema di come avrebbero reagito l’agenzia di promozione e il giornale concorrente, ma “Se abbiamo un contenuto forte che secondo noi ha come giusta destinazione la copertina, e l’abbiamo ottenuto lecitamente, perché dovremmo rinunciarci?”. Lo si poteva fare per eleganza. Per quieto vivere. Perché “…il mondo dell’editoria musicale è uno stagno ed è inutile farsi la guerra tra poveri”. Argomenti che possono sussistere, forse, in parte, ma che per noi in ultima analisi cadono rispetto alla voglia di offrire sempre e comunque, senza sotterfugi (e qua infatti non ce ne sono stati), il giornale che ci sembra il migliore possibile.

E’ una colpa lavorativa mortale? E’ ridicola ed inaccettabile mancanza di professionalità? Abbiamo sentito questo e altro, soprattutto da persone che non mancano, a distanza di tempo, di cogliere ogni occasione reale o posticcia per accusare il giornale di essere “non più degno” (magari perché loro non ne fanno più parte, o perché i loro eroi giornalistici personali non ne fanno più parte), posizione sicuramente legittima ma che una volta ripetuta ossessivamente diventa quasi adolescenziale nel suo rancore distruttivo. Di sicuro tutto ha preso una piega brutta, al limite del tragicomico, una volta visto che sia Rumore sia Il Mucchio uscivano in edicola con la stessa, identica foto. Ma il nostro ragionamento era stato “All’altro giornale, oltre all’intervista dedicata, avranno dato anche degli scatti dedicati, non useranno certo per la copertina quello a disposizione di tutti”. Non era voluto.

Tuttavia, di cosa stiamo parlando? I lettori avranno un’intervista in più da leggere, si spera interessante, perché un giornale – noi – se l’è procurata coi propri mezzi, senza per una volta affidarsi all’agenzia di promozione. Questo è l’unico esito finale concreto. Ci si potranno fare delle risate alle nostre spalle, di noi tutti dell’editoria musicale (ogni tanto fanno pure bene, così non ci si prende troppo sul serio); a Rumore saranno giustamente delusi, perché pensavano di essere stati l’unica rivista di settore ad avere una intervista di quell’artista e invece no; l’agenzia di promozione sarà giustamente un po’ indispettita, perché le cose non sono andate secondo i suoi schemi e i suoi piani. La vita tuttavia va avanti, per fortuna. La musica pure. E il Mucchio anche (così come Rumore, giornale fatto da ottime persone e grandi conoscitori di musica). O no?

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