TOdays

Una nuova tre giorni di musica dal vivo, clubbing ed eventi collaterali per capire che quel che resta dell’estate festivaliera torinese è quel che c’è sempre stato.
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Anzitutto, i luoghi. Perché nel raccogliere l’eredità del Traffic (ufficialmente morto, dopo qualche edizione di accanimento terapeutico) il TOdays sgombra le piazze centrali e riporta tutto in periferia. Il cortile di sPAZIO211, già sede dello storico sPAZIALE Festival, funge da quartier generale. Cuffie colorate e stanze illuminate andranno a comporre la “silent disco” del dopo concerto che per una notte ripopola magazzini dismessi del Docks Dora e l’antico cimitero di San Pietro in Vincoli. In rappresentanza del folto bestiario elettronico vale la pena di menzionare almeno il set di Rijoyi Ikeda tenutosi al museo Ettore Fico, che dalle scalfitture e imperfezioni del digitale scolpisce un ritmo violento e disturbante.

Poi i Guardiani. Anche quando le rassegne cambiano di posto e di nome, il popolo dei concerti resta lo stesso. Con un cast che raccoglie reduci della vecchia scuola hardcore e post-hardcore cittadina, lo spettacolo Il Pensiero Sarà un Suono ha il merito di onorare la memoria musicale italiana e quello di confonderla. Nel racconto di Domenico Mungo gli anni ’70 del piombo e dell’eroina vanno a sovrapporsi alle vibrazioni punk-rock che giungevano da Oltreoceano. E così, con diverse licenze storiche, Eugenio Finardi incontra i Nomeansno, Mio fratello è figlio unico rivive sul riff di Where Is My Mind, e una Siberia accelerata viene intonata da Federico Fiumani in persona, l’unico personaggio sul copione presente sul palco (almeno fisicamente). Anche l’apertura delle singole giornate è affidata ai residenti: tra vecchie conoscenze appannate (Linea 77) e volti nuovi di richiamo (quella Levante la cui esibizione grida “Sanremo” ad ogni piè sospinto), segnaliamo i redivivi Church of Violence, hardcorer della prima ora tornati in scena con una formazione allargata e felicemente sgangherata.

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Interpol – foto di Stefano Masselli

 

Infine, gli headliner. A lungo si è dibattuto se fosse giusto far pagare 15 euro a ingresso a fronte di un  notevole investimento da parte del Comune. Dall’inevitabile confronto con la logica del “tutto gratis per tutti” dell’ultimo Traffic Festival, il TOdays esce come una rassegna meno generalista ma abile a raccogliere partecipazione (per tutte e tre le serate viene annunciato il sold out) intorno ai sempre rischiosi nomi di media fascia. Unico appunto, qualche stagione di ritardo nell’assoldare i due ospiti stranieri. Che TV On The Radio e Interpol non siano più quelli di dieci anni fa è un fatto certo. I primi hanno però saputo reinventarsi in uno spettacolo forse meno affascinante ma più ritmato, dove anche brani ipnotici come Young Liars o Staring At The Sun finiscono trascinati nel vortice delle danze; se non sempre a fuoco dal punto di vista tecnico, mantengono un ritmo sostenuto per uno show decisamente in tinta con i colori accesi degli ultimi due dischi. Monocromatica e monolitica, al contrario, è la scaletta offerta dalla compagnia di Paul Banks: di nero vestiti, immobili dietro i propri strumenti, non offrono distrazione alcuna, sottolineando così in modo impietoso la pochezza del nuovo repertorio. I rari momenti di eccitazione corrispondono, prevedibilmente, ai cavalli di battaglia, Slow Hands, Evil e Obstacle 1, rimandi a quelle “bright lights” che si sono fatte fioche.

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Tv On The Radio – foto di Stefano Masselli

 

Chi va migliorando sono invece i Verdena, che approdano a Torino freschi della pubblicazione del secondo volume di Endkadenz. La Jaguar rotta il giorno prima da Alberto Ferrari è l’antefatto a una telenovela che continuerà anche on stage, con i due fratelli a battibeccare per ogni piccola disfunzione tecnica. Sul serio non si riesce a ricordare un’altra band così autisticamente piegata su se stessa e poco incline a coltivare un qualsiasi rapporto col pubblico, che  sia riuscita a raccogliere un seguito tanto vasto e affezionato. La resa dal vivo dei brani degli ultimi album (grandiosa, checché ne dicano gli interessati) ripropone il trio come uno dei pochi misteri davvero appassionanti che si intraveda nei paraggi.

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