U2

Quarant'anni da icone del rock

Il 25 settembre del 1976 nasceva il gruppo di Bono Vox e The Edge: quattro decenni dopo, proviamo a fare i conti in tasca a una delle rock band più amate e discusse di sempre
U2
Quarant'anni da icone rock

Nonostante la posizione centralissima, ubicato com’è di fronte alla distesa erbosa di St. Stephen’s Green, The Little Museum of Dublin non raccoglie tanti turisti quanti invece ne meriterebbe. Quattro stanze disposte su due piani raccontano il Ventesimo Secolo nella capitale irlandese attraverso fotografie, opere d’arte, oggetti non di rado bizzarri, pezzi unici. Le pareti, letteralmente tappezzate di ogni tipo di cimelio, invitano a scoprire gli episodi salienti (ma pure quelli meno noti) di una città che proprio quest’anno festeggia il centenario della “rivoluzione di Pasqua” del 1916, il primo vero passo verso la costituzione della Repubblica. Di queste quattro stanze, una è interamente dedicata agli U2, figli prediletti della Dublino moderna: una piccola “Discotheque” fornita di strobo d’ordinanza, video della band, brani riprodotti a tutto volume e una copia a grandezza naturale del Bono “luciferino” del tour di Zooropa. In attesa che venga aperto un museo a loro interamente dedicato, nel suo piccolo questa resta una delle tappe fondamentali per coloro che vogliono intraprendere un “pellegrinaggio” sulle orme di The Edge e soci nel quarantennale della formazione.

In quel settembre del 1976, il giovanissimo Larry Mullen non può certo immaginare che affiggendo un semplice annuncio alla bacheca della scuola superiore si prepara a sconvolgere, irrimediabilmente, il corso della propria vita. Ma si sa, la storia del rock è piena di coincidenze, fortunate o sfavorevoli. In questo caso, fortunatissima: il foglio finisce tra le mani dell’irrequieto Adam Clayton, dei fratelli Dick e David Evans (il primo uscirà subito dal progetto, il secondo diventerà The Edge) e infine di un altro ragazzo dal carattere ribelle di nome Paul David Hewson, che il nome d’arte lo prenderà da un negozio di strumenti dublinese: Bono Vox. Il resto è storia: nati in un garage come cover band dei Ramones – il punk ha ormai raggiunto le sponde europee – diventeranno una delle formazioni-simbolo degli anni Ottanta (e, perché no, pure dei Novanta).

Perché sì, anche se oggi si fa quasi fatica a ricordarlo con gli ultimi – trascurabilissimi – album ancora nelle orecchie, gli U2 sono stati una grande band. E, ancora più importante, non hanno dovuto svendersi per diventarlo. Salgono subito sul carro del post-punk con la prima vera hit della loro carriera, quella I Will Follow che Bono dedica alla madre scomparsa, e di lì diventano uno dei gruppi di punta del movimento new wave. Fiancheggiati da due mostri sacri come Brian Eno e Daniel Lanois, gli U2 attraversano gli Ottanta con una lunga serie di singoli caratterizzati non solo da un sentimento epico fuori dal comune, ma anche da radicali scelte di campo nei temi tutt’altro che aleatori che decidono di trattare nelle loro canzoni. In un’Irlanda scossa da conflitti di appartenenza, Bono e compagni scelgono la strada del pacifismo (Sunday Bloody Sunday, dedicata alle vittime cadute sotto il fuoco dei paracadutisti britannici il 30 gennaio 1972 a Derry, ma pure Pride, dedicata a Martin Luther King). Ma sono anche gli anni del radicalismo cattolico e della sbandata americana di The Joshua Tree, l’album del definitivo successo su larghissima scala, e di Rattle and Hum, la chiusura di un cerchio magico nel quale confluiscono canzoni immortali quali Where The Streets Have No Name, I Still Haven’t Found What I’m Looking For, With Or Without You, Bullet The Blue Sky, Desire, Angel Of Harlem, All I Want Is You, eccetera.

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L’arrivo dei Novanta e la dimensione globale del marchio impongono agli irlandesi un cambio radicale a livello di sound, di look, eventualmente anche di location. La Berlino riunificata è (tanto per cambiare) il set ideale per rinascere: Achtung Baby è il definitivo addio alla new wave in favore di un sound più moderno e in un certo senso patinato. Dal cuore metallico della Zoo Station si parte verso nuovi orizzonti: Even Better Than The Real Thing è un anthem da stadio, One è la canzone d’amore del decennio, The Fly il nuovo personaggio da indossare sul palco. E a tal proposito, anche i live si trasformano da semplici concerti a veri e propri spettacoli di coreografie, luci, elementi che entrano ed escono di scena. Due anni più tardi, Zooropa conferma la direzione intrapresa.

Più tormentata è invece la gestazione di Pop, che arriva nei negozi di dischi nella primavera del 1997, di fatto quattro anni dopo l’ultima “vera” testimonianza in studio. Nonostante un netto calo a livello di vendite, è l’ultimo vero ruggito dei dublinesi: dalla techno di Discotheque e Mofo al synth-pop di Staring At The Sun, passando per lo pseudo-rap di Miami e la preghiera pacifista Please. Il PopMart tour (che tocca anche l’Italia nella data del Campovolo, entrata negli annali) vede i quattro uscire da una gigantesca mirrorball situata in mezzo al pubblico: se non è il più grande tour della (loro) storia, è certamente il più costoso e spettacolare.

La storia potrebbe anche finire qua, ma c’è da rendere conto degli ultimi tre lustri. Il terzo millennio si apre con All That You Can’t Leave Behind, sempre più orientato a un tiepido pop da classifica, a cominciare dai singoli Beautiful Day ed Elevation. A fine 2004 è la volta di How To Dismantle An Atomic Bomb, che si aggiudica due Grammy (a proposito, gli U2 sono la rock band che ne vanta di più: ben 22) ma non aggiunge nulla di nulla alla parabola dei quattro. I singoli però procedono bene: Vertigo (che dà anche il nome all’altisonante nuovo tour mondiale), All Because of You, City Of Blinding Lights lanciano l’album nelle classifiche, Italia compresa. Ancora meglio va al successivo No Line On The Horizon, che vende cinque milioni di copie nonostante sfoderi la peggiore batteria di singoli di sempre: Get On Your Boots, Magnificent, I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight. L’ultima corsa è Songs Of Innocence, presentato nella sede della Apple con il lancio della hit The Miracle (of Joey Ramone). Se non a livello musicale, quantomeno un omaggio che sa di ritorno alle origini. Quarant’anni dopo, il cerchio non è ancora chiuso. 

Per ulteriori curiosità sugli U2, rimandiamo all’infografica realizzata per l’occasione da Stampaprint

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