Unknown Mortal Orchestra

23 novembre 2013, Black Out, Roma

Dopo aver zigzagato tra le pozzanghere di un via Casilina alluvionata, arriviamo al Black Out per la Rassegna Ausgang zuppi di pioggia e anche un poco depressi, che il grigio imperante di questi giorni è difficile strapparselo di dosso. E invece... ne usciamo col sorriso sulle labbra con la sensazione che il sole brilli alto nel cielo, nonostante sia notte fonda.
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Una sensazione di tristezza mista a disappunto ci invade anche non appena entriamo nella sala concerti: mancano pochi minuti all’inizio del live degli Unknown Mortal Orchestra e il pubblico non è così numeroso come invece ci saremmo aspettati (alla fine arriveranno non più di trecento persone). Sarà colpa della pioggia. Perché sì, II – il secondo loro album uscito nel febbraio scorso – per chi scrive è al primo posto incontrastato nella classifica di fine anno. Per fortuna che quando si abbassano le luci la gente si avvicina e si stringe sottopalco facendo intuire il nostro stesso entusiasmo nell’omaggiare l’ingresso di questi tre “mortali sconosciuti”.

L’apertura è affidata a From The Sun ed è subito la stessa sensazione di sgangherata psichedelia in bassa fedeltà che emerge anche dai loro album a invaderci le pupille e i timpani e a rassicurarci immediatamente sulla qualità dei circa novanta minuti che seguiranno. Anche perché la band dà l’impressione soprattutto di divertirsi e voler fare bella figura, sprigionando da subito un’energia tale da contagiare gli astanti tutti. Il neozelandese trapiantato in America Ruban Nielson, cantante-chitarrista e fondatore degli UMO, sembra addirittura emozionato: le sue sette corde gracchiano che è una meraviglia dando l’impressione di proiettare prisma multicolori tutt’intorno sui quali plana con linee vocali ora leggere e scanzonate ma in grado di slanci pop goduriosi (è il caso di Haw Can You Luv Me). E poi si muove un po’ ovunque sul palco imbracciando la chitarra a la Tom Morello, lanciandosi in code acide e fragorose, ben sorrette da una sezione ritmica impeccabile. Se il bassista sembra uscito direttamente da un fumetto di Chester Brown per abbigliamento e flemma apatica, il batterista invece evoca ben due personaggi di Wes Anderson: Richie Tenenbaum che indossa il colbacco idel ragazzino scout di Moonrise Kingdom. La scaletta pesca da entrambi i dischi. Da menzionare Ffunny Ffriends e Strangers Are Strange dall’esordio omonimo, ma soprattutto Swim And Sleep (Like A Shark) e So Good At Being In Trouble da II: la prima, bellissima, interpretata voce e chitarra acustica dal solo Nielson, la seconda malinconicamente ipnotizzante richiesta più volte dal pubblico e posta a chiusura del concerto. E siamo sicuri che proprio in quel momento fuori ha smesso di piovere.

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