Vivere il Primavera

Raccontato dai Blue Willa, protagonisti sul palco.

Il festival visto dai Blue Willa che hanno suonato due volte e mezzo sui suoi palchi. Il gruppo toscano insieme ai Foxhound e agli Honeybird & The Birdies, ha rappresentato l'Italia in quest'ultima edizione.
1 Gradinate

Noi siamo i topi di campagna, siamo nati a Sant’Ippolito e cresciuti tra Montale e Montemurlo, non siamo mai stati a questo festival meraviglioso e colossale di cui non abbiamo che racconti epici, distanti, perlopiù tramite Facebook. Sappiamo che i voli low cost e gli abbonamenti sottoscritti il prima possibile rendono in effetti questo sogno tangibile, ma ancora non facciamo il passo. Che rimasti! Il Primavera si sa che va visto. Anno 2012: ci siamo in spirito, ci vanno i nostri colleghi e compagni di etichetta King Of The Opera e Boxeur The Coeur. Anno 2013: facciamo anche noi gli artisti, e grazie agli sforzi congiunti di A Buzz Supreme, Sfera Cubica e Trovarobato siamo là per davvero, e ci suoniamo per davvero, per due volte e mezzo! Oggi è un giorno speciale per noi, perché finalmente andiamo in America.

2 Ingresso al festival

Riassunto dei mezzi di trasporto disponibili oggigiorno in Catalunya (elenco in aggiornamento)

Taxi: nuove frontiere del videopoker. Aereo: facilissimo perderlo. Metro: ti senti parte di un tutto nelle viscere di una città europea medio-grande; occhio ai tornelli perché ghigliottinarsi è un attimo. Bus navetta targato festival: artisti, colleghi, l’unica pecca è che il tragitto è troppo corto. Tram: non passa mai, ci sono solo rotaie immerse nel verde ed è bello così. Ascensore: il suo funzionamento è in larga parte stocastico. Tapis roulant in terminal aeroportuale: percentuale 100 per cento di strumentazione risputata! Urbanistica: grandi avingudas parallele e diagonali, isolati quadrangolari con gli spigoli smussati, numerose intersezioni semaforiche a fronte di traffico scarso. Gli farei fare da Novoli a Piazza Beccaria, a Firenze, e se ne riparla. Il Parc del Fòrum ha dei pannelli solari abbastanza grossi e una pavimentazione ipergeometrica che ti fa venire voglia di camminare in verticale. Le rotonde del Poblenou sono pedonalizzate e di domenica nel mezzo ci sono l’orchestrina e i vecchi che ballano. L’orchestrina è molto più ganza dei Crystal Castles e l’elemento top è uno che suona un piffero con una mano e un tamburino con l’altra. I vecchi ballano in cerchi di una decina, si tengono per mano intorno a una montagnola di giacche e borse messe insieme per tenerle sotto controllo ed eseguono passi di danza precisissimi, che tuttavia non manifestano alcun legame particolare con la musica che l’orchestrina sta eseguendo. Forse questa è la danza del futuro, è la danza nel futuro.

 

23 maggio, Adidas Originals Stage Parc del Fòrum
23 maggio, Adidas Originals Stage Parc del Fòrum

Movimentazione di legnami

Il mestiere del suonatore ripone la maggior parte del mistero negli accattivanti studi logistici applicati alla movimentazione di strumenti (legname stagionato e leghe metalliche per un peso specifico complessivamente ragguardevole) e loro annessi (cavi, cinghie, trasformatori, pedali, tutta roba facilmente equivocabile per materiale di artiglieria leggera complementare). Quindi finisci il tuo concerto, presti gli strumenti di cui sopra al complesso musicale britannico susseguente e fruisci a testa alta del più ganzo benefit erogato dal più grande festival europeo. Ciò comporta che un furgone si faccia largo tra la folla – al volante il giovane non-ricordiamo-il-nome, buonumore e capello corto eccetto una interminabile coppia di dreadlock -, prelevi e consegni una delegazione di suonatori e loro equipaggiamenti a una tappa intermedia A (http://goo.gl/R49bC). Suonatori che, previa negoziazione con tassista, raggiungono la tappa intermedia B (http://goo.gl/MjyPp), apprendendo nel tragitto che il pirellone colorato che domina lo skyline del distretto di Sant Martí è la sede della Sociedad General de Aguas de Barcelona, e dicono “Aspettaci un secondo e dacci un passaggio fino al punto C (http://goo.gl/qRuOv)”; la tassista dice “Sì, ma sbrigatevi”; noi ci sbrighiamo ma non a sufficienza, e al nostro ritorno si è dileguata. Cosa imparare da questo inconveniente, ancora non sappiamo. Fatto sta che il nostro concerto, come la canzone di Umberto Bindi, era avvenuto sul palco sponsorizzato dalla Ditta Famosa di Articoli Sportivi un paio d’ore prima, in contemporanea al set delle Savages (che a quanto pare hanno rotto una chitarra). Sembra troppo facile schermirsi dietro il fatto che si è trattato di uno dei momenti-chiave della nostra piccola vicenda di suonatori, ma questo è stato. Siamo imbevuti di varie tipologie di adrenalina e sdrammatizziamo.

 4 Pappagalli

Al matinée del sabato

Il sabato mattina, 25 maggio, è praticamente un afterhours del venerdì ma noialtri lo interpretiamo come un risveglio tradizionale (montepremi minuti di sonno: circa 120). Siamo il primo gruppo a suonare in questa giornata di festival, ore 11 a.m.. Arriviamo al Parc de la Ciutadella (http://goo.gl/zLdft) con strumenti e valigie, passando sotto l’arco trionfale di qualche antica esposizione universale (http://goo.gl/3IitR) e al di là ci sono camionette della Seconda guerra, surplus militare del fine settimana. Noi perplessi, sonno, pappagalli sulle palme. Ne avevamo già visto uno appollaiato sulla chitarra della Serena, poi ne abbiamo scovati svariati altri, e si è scoperto a posteriori che c’è questa leggenda metropolitana per cui un giorno i pappagalli sono scappati dallo zoo e apriticielo. Fatto sta che ci sono per davvero, si mescolano ai piccioni, stanno sui viali alberati. In un container nel Parc c’è un cantante canadese da solo che aspetta, dopo di noi un gruppo di Brooklyn che si chiama Babies.

 

25 maggio, Parc de la Ciutadella con il fonico Davide Cristiani
25 maggio, Parc de la Ciutadella con il fonico Davide Cristiani

Patatas bravas (1 di 2)

Aeroporto deserto di Girona-Costa Brava, anzi Bravissima (http://goo.gl/Q0Vlg) e la sensazione nettissima di essere sempre gli ultimi ad abbandonare un luogo. Voliamo su un aereo che ha scritto BW sulla carlinga: è il nostro, modestamente parlando, boeing privato. Tentiamo di fotografare la scritta ma un solerte attendente si frappone alle nostre velleità e ci invita a deporre la macchinetta apostrofandoci con un suono tipo “EH EH EH EH”.

 

Serena a Parc de la Ciutadella
Serena a Parc de la Ciutadella

Patatas bravas (2 di 2)

Abbiamo una cena a buffet in albergo di alto livello con angolo a punta (http://goo.gl/Ct11d) e non perdiamo un istante. È uno di quei posti con la beauty farm incorporata. Nella lobby scorgiamo due leggende della musica indipendente degli anni 80/90 che conversano tra loro. È il segnale convenuto, ma purtroppo la macchina del caffè è stata già lavata e quindi ci dirigiamo altrove (http://goo.gl/zJNR2) per trovare americanos para llevar. Incontriamo anche due valenciani che ci hanno visto tocar e vorrebbero il nostro disco, conversiamo e scopriamo che hanno sentito i Massimo Volume al festival Tanned Tin a Castelló de la Plana e siamo tanto contenti che uno si faccia un’idea dell’Italia a partire dai Massimo Volume.

9 Cronache locali

Speciale cuore mio, episodio 1: Daniel Johnston, Auditori Rockdelux, venerdì 24 maggio 2013, ore 19.30

Deposizione del sig. Mirko: “Entrando a passo svelto con i testi delle canzoni sottobraccio, maglietta di Superman, quattro bottiglie d’acqua e due lattine di Coca-Cola su uno sgabello di fronte a lui, Daniel Johnston, la sua incredibile presenza, ci ignuda tutti quanti ancora prima di iniziare. Qualsiasi giudizio, qualsiasi considerazione a priori o a posteriori è già priva di ogni possibile senso. Alla fine del secondo pezzo in scaletta si rivolge al pubblico: ‘Una volta Abramo Lincoln ha percorso cinque miglia a piedi per restituire un nichelino a una puttana’. Poi sembra stia per aggiungere qualcosa, ma si ferma, perché effettivamente non c’è niente da aggiungere. Non ci sono regole in questo concerto, Daniel Johnston è costantemente in ritardo sul tempo, stona, non si ricorda bene i pezzi, è accompagnato da tre musicisti e un fonico che se li ricordano ancora meno e sono visibilmente – e comprensibilmente – in paranoia. Finisce prima del tempo e torna indietro, rutta nel microfono durante i pezzi almeno un paio di volte e dopo un finale piuttosto rovinoso di Speeding Motorcycle si scusa: ‘That’s a hard song’. Alla fine di True Love Will Find You In The End, quando si riaccendono le luci, mi guardo intorno perché mi aspetto che adesso ci abbracceremo tutti quanti, tutto l’Auditorium, e ci diremo che ci vogliamo bene e poi seguirà un dibattito dal titolo ‘Dio, che bella cosa è la musica’, sottotitolo: ‘adesso che ci ricordiamo tutti cos’è, vediamo di non dimenticarcelo di nuovo’. Come ci sia riuscito non lo so, dicono sia pure ammalato, vorrei meditarci sopra o almeno godermi ancora un po’ questi brividi di piacere, ma questo festival è assassino e dobbiamo correre ad accaparrarci una buona postazione per il concerto delle Breeders”.

7 Spiaggia

Speciale cuore mio, episodio 2: The Breeders, palco Primavera, venerdì 24 maggio 2013, ore 21.30

Serena, vent’anni dopo Last Splash, afferma: “Quel che ho sentito per le Breeders dalle orecchie e dalla pancia non si spiega, hanno fatto un concerto sincero con il sorriso sempre sulle labbra, senza sfoggi, senza versi, solo sorrisi e melodie rassicuranti e morbide. Mi è sembrato come se stessero facendo le prove nel loro garage ed è il privilegio massimo, è la cosa che più di tutto vorrei vedere di un gruppo, le prove! Hanno ridimensionato quel palcone, lo hanno votato alla semplicità, rendendolo un grosso tappeto persiano volante, polveroso di pedate. Non lo so se questo fatto delle reunion mi piace, ma in quel caso si percepiva un amore delicato per quello che stavano facendo, anzi per quello che avevano fatto, e me lo hanno restituito. Grazie”.

 

Campionario di Musiche Moderne: regesto scombinato a mo’ di promemoria

In quei giorni assistiamo insomma ad alcuni concerti. Per esempio Animal Collective: quattro suonatori molto puntuali eseguono, all’ombra di un enorme apparato di tentacoli gonfiabili, canzoni difficilmente cantabili che tutti cantano; siamo alle spalle di una conventicola di inglesi ubriachi; conosciamo solo My Girls e in quei quattro minuti ci sentiamo parte del tutto. Death Grips: rapper furibondo che si aggira nell’oscurità, da oggi con il 30 per cento di delay in più. Phoenix: non si capisce perché. Simian Mobile Disco: si capisce che volendo ci sarebbe da ballare in svariate occasioni. Blur: hanno un’età ma spaccano il culo. Goat: fanno paura in senso letterale, e ne fanno il doppio quando scopriamo che sono svedesi. How To Dress Well: fa ironia sul fatto che contemporaneamente ci sono i Blur e poi si salva dicendo “GUARDA, LA LUNA PIENA”. Mulatu Astatke: musica suonata così bene e diffusa con qualità d’ascolto tale da far scomparire il 65 per cento del popolo coi baffi e i pantaloni acqua in casa. Neurosis: cattivi, diobono! Apparat: si pensava meglio ma apprezziamo i due a destra che giocano alle ombre cinesi; lui che picchia sul timpano coincide con dei momenti poco belli. Crystal Castles: scopriamo che anche loro vanno di brutto, tutto un buglione di laser e led parecchio divertente, ma la superficie ondosa delle teste della platea scrutata dall’alto è molto più interessante. Dead Can Dance: che bello, finalmente musica etnica di nessun luogo. Liars: poca botta, un po’ sfilacciati, forse noi siamo un po’ stanchini. My Bloody Valentine: che vuoi aggiungere? Quando la forbice tra compostezza dell’esecutore e quantità di pressione sonora risultante è così ampia ti senti come al cospetto di uno che avanzatempo, per hobby, separa le acque del Mar Rosso.

8 Relax a Barcellona

Codesto inferno rosa

Quindi hai le giornate scandite da un inafferrabile ciclo di sonno e veglia e dalle informazioni inesorabili stampate sul programma del festival e distribuite per mezzo della relativa applicazione radiomobile. Per la cronaca, tra le 14.00 di giovedì 23 maggio e le 5.00 di domenica 26 maggio noialtri cinque (cioè Altavilla, Maddaleno, Maffucci, Ridolfo e il fonico Davide Cristiani a.k.a. Bombanella Soundscapes) riusciamo a compartecipare complessivamente a n° 38 concerti (totali o parziali), cioè circa 12 al giorno, una media discreta che naturalmente ci impegniamo a mantenere anche nei mesi che seguiranno. All’una e trentacinque circa siamo sempre allegramente alienati, è un inferno rosa dal quale non si vorrebbe mai andar via ma per fortuna quest’anno fa un freddo mai registrato prima in Ispagna. Per non gettare la spugna l’unica possibilità è (ma non sempre è il nostro caso) essere dei fan senza macchia e senza paura, oppure (ma non è il nostro caso) avere meno di trent’anni, oppure (ma non è il nostro caso) affidare tutto alle varianti di bevande energetiche disponibili a non più di due euro e cinquanta cadauna. Il paese è in crisi nera (e infatti poi Bon Jovi suonerà gratis a Madrid per rispetto dell’economia nazionale) e gli unici consumi facilmente sostenibili constano nella Celeberrima Birra Olandese Che Fa Il Main Sponsor e nelle sinistre latte di succo di taurina di colore grigio, rosso o bleu. Additivi ulteriori? Mah: questi 170mila spettatori convenuti sono, almeno apparentemente, una delle masse più ordinate e meno stravaganti (e meno male che ogni tanto ci imbattiamo in qualche Honeybird & The Birdies col manto colorato e le pitture facciali) che abbiamo mai osservato in un territorio circoscritto. Roba che al Pistoia Blues Festival sono mediamente quindici volte meno numerosi e venti volte più molesti. Qui l’unico segnale di rottura con la consuetudine domestica di (cercare di) non sporcare per terra è dato dal rumore croccante e asciutto dei bicchieri (biodegradabili) abbandonati sul selciato, una sorta di contropavimento solertemente ripulito a ogni migrazione di pubblico tra un palco e l’altro. Stiamo un po’ a osservare il Wu-Tang Clan (ma il vento disperde il groove!) e fa strano pensare a questi motherfuckers professionisti davanti a una fiumana di giovane pubblico bianco borghese europeo. Il cavallo più di razza di tutti è Nick Cave, che monta addosso alle prime file e mira una ragazzotta schiacciata sulla transenna, prendendola per mano e traghettandola definitivamente dalla bambagia di bambina alla primavera di piccola donna. (Appena ventisei ore prima Christopher Owens s’era proposto nella versione beau geste di quella ordalia ormonale, offrendo alla fine del concerto un mazzo di rose bianche a una discreta spettatrice comodamente seduta in prima fila nell’auditorium del Museu Blau de les Ciències Naturals.)

Vabbè: tutto, tutto, tutto è quasi sempre fuori misura e a seconda anche un po’ sconfortante. Soprattutto verso le tre del mattino ti sembra tutto eccessivo, soverchiante. L’effetto utile è farci ridimensionare il resto del nostro piccolo mondo delle canzonette. Per la prima volta hai definitivamente chiaro che la scala su cui misurarsi deve essere más más più grande. Insomma, giunti a questo punto possiamo sostenere che si riesce a imparare qualcosa confrontandosi con l’infinitamente piccolo e con l’infinitamente grande. Da oggi tutto l’infinitamente medio che ci si para innanzi è robetta! Dateci estremità!

 

I Blue Willa sono Serena Alessandra Altavilla, Mirko Maddaleno, Lorenzo Maffucci e Graziano Ridolfo.

10 In aeroporto

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