Zola Jesus

Nostra signora dell'oscurità

A Novembre dal vivo in Italia con il quinto album, un lavoro volutamente heavy
ZOLA JESUS - Dal vivo in Italia

Non è facile combinare immaginario gotico e pop music, spesso considerati frettolosamente agli antipodi, ma Nika Roza Danilova – classe 1989 – ci è sempre riuscita molto bene. Stavolta, per Okovi, la musicista americana di origini russe ha dichiarato che la musica sarebbe stata “heavy, dark ed esplorativa”, maggiormente in sintonia con i suoi primi dischi (e non a caso è persino tornata a lavorare con Alex DeGroot), sebbene non manchino archi, elettronica, un sacco di melodia e via proseguendo. “Non sono davvero in grado di spiegare le motivazioni dietro a tale scelta, si tratta semplicemente della direzione che sentivo il bisogno di intraprendere”.

“Scritto in uno stato di pura catarsi”, Okovi è stato caratterizzato da un periodo abbastanza duro per la sua titolare: “È una profonda meditazione sulla perdita e sulla riconciliazione”. Approfittando della sua attitudine riflessiva e concisa, domandiamo all’ex studente di Filosofia se oggigiorno, a suo avviso, l’oscurità deriva innanzitutto dagli individui e dagli eventi conflittuali che si trovano costretti a vivere oppure dalla desolazione del mondo circostante: “L’oscurità si origina nella sfera interiore, provocata però dagli eventi esterni”.
E così ci colleghiamo con naturalezza al titolo del suo quinto album propriamente detto, Okovi appunto: “Il titolo significa ‘ceppi’ in molte lingue slave. L’ho scelto perché rifletteva una presa di coscienza a cui sono arrivata di recente: tutti noi siamo prigionieri di qualcosa sul pianeta Terra. Probabilmente siamo prigionieri dei nostri corpi, delle nostre menti, delle nostre circostanze, eccetera. Ma ognuno ha le proprie catene che ci trattengono in posti dove preferiremmo non essere”. Per liberarsi da tali catene, bisognerebbe probabilmente trasformarsi in extra-terrestri, oppure neanche tanto più semplicemente in guerrieri: è in tal modo che va letta la copertina del disco? Zola Jesus è ritratta come una specie di aliena o magari di combattente? “Forse entrambe le cose?”, risponde lei, eludendo di fatto la domanda.

Okovi è influenzato anche da vari “ritorni”. Il primo è quello nei freddi boschi del Winsconsin, che sembrano occupare sia un piano strettamente emotivo – in Doma, la prima traccia spirituale in scaletta, Nika canta “take me home”… – sia quello inevitabilmente misterioso rappresentato dalla forza emanata della natura. Se pensiamo che il titolo del precedente album, Taiga del 2014, si riferiva alle foreste, parrebbe quasi esserci una connessione latente… “Tornare a casa è stato molto importante per questo disco. È proprio in questi boschi che ho imparato a conoscere me stessa quando ero giovane. È lì che ho sviluppato la persona che sono. Ritornarvi ha voluto dire abbracciare la verità di ciò che è sempre stato dentro di me”. Dopo la parentesi in casa Mute per il più accessibile Taiga, il secondo “ritorno” è quello a Sacred Bones, un’etichetta che è garanzia di musica tenebrosa, a partire da quel John Carpenter per il quale Zola Jesus in passato ha anche curato un remix in collaborazione con Dean Hurley, coproduttore dello stesso Taiga e collaboratore di David Lynch. “Sacred Bones mi ha supportato sin dagli inizi della mia carriera (sin dai primi EP e dal primo album The Spoils, risalenti al 2009, NdR). Loro sono stati sempre presenti per me e sono veramente la mia casa. Non ho mai avvertito così tanto amore e sostegno da un gruppo di persone. Sono la mia famiglia”.

Per chiudere chiediamo un parere su Chelsea Wolfe, altra songwriter che ama flirtare con la cupezza, seppur in uno stile ovviamente differente: “Lei ha molto talento, e nutro un incredibile rispetto nei suoi confronti. Credo che tutte noi ladies abbiamo un legame tacito e ci appoggiamo l’un l’altra, per spingerci sempre più in profondità nelle nostre profondità”.

Dal vivo
14 novembre 2017 – Roma, Monk
15 novembre 2017 – Bologna, Locomotiv
17 novembre 2017 – Milano, Magnolia

 

Pubblicato su Il Mucchio Selvaggio n. 758

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