Claudia Durastanti

chloe

Il 4 settembre è uscito il suo secondo romanzo per Marsilio Editori, si intitola A Chloe, per le ragioni sbagliate e arriva nelle librerie dopo il successo di Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra, uscito nel 2010 e vincitore del Premio Mondello Giovani e del Premio Castiglioncello Opera Prima. Lei si chiama Claudia Durastanti, 29 anni, e i lettori del Mucchio la conoscono già benissimo. Nata a Brooklyn Claudia restituisce nel suo romanzo un’immagine dimenticata della città, mostrandoci un ritratto della Grande Mela lontano da mode e hip e dipingendo luoghi attraversati da personaggi che si avvicendano in un’epica non di formazione ma, dice l’autrice, di protezione. Ci è sembrato il minimo rendere Claudia protagonista di questa puntata di “5 dischi”. Lei ha risposto con entusiasmo e si è trovata, naturalmente, un po’ a casa.

In casa c’era una raccolta di poesie intitolata Seventh Heaven,

non sapevo neanche che Patti Smith fosse una cantante.

“C’è ancora una parte di me convinta che io abbia iniziato a scrivere perché non sono abbastanza brava a cantare o a esprimermi tramite le corde vocali. Il mio primo approccio significativo alla musica, True Blue di Madonna e boy band accidentali a parte, è stato con Patti Smith: in casa c’era una sua raccolta di poesie intitolata Seventh Heaven, non sapevo neanche che fosse una cantante. Sulla copertina c’era questa tizia mascolina e secca come un albero che scriveva cose come “Non lascerò che le perle si frantumino nella tua bocca di ragazzina” e io ho pensato “qualsiasi cosa sia, datemene ancora“. Poco tempo dopo ho visto il video di Like A Rolling Stone interpretata da Mick Jagger & Co, quello girato da Michel Gondry con Patricia Arquette che si perde per strade lisergiche. Sono andata alla ricerca della versione originale di Bob Dylan e da lì non mi sono più fermata. L’unica cosa che volevo sapere era che fine avesse fatto quella ragazza di cui mi sembrava parlassero tutti, da Patti Smith a Lou Reed fino a Ian Curtis in She’s Lost Control. Ho sempre inseguito dischi che si preoccupavano di questo aspetto, con buona pace di mio fratello che cercava di iniziarmi a Bruce Springsteen”.

 

1. Patti Smpatti-smith-horses-lpith, Horses. Quando ascolto una canzone a ripetizione ho il terrore di perderla, sudo al pensiero che ascoltandola per la centesima volta non mi arrivi “la botta”. Capita spesso: ci sono dischi bellissimi che non sopravvivono alla consunzione, ma Horses non è tra questi. Non mi è mai interessata l’evoluzione del personaggio Patti Smith dopo il ritiro dalle scene nel 1979 – ho sempre ammirato il suo modo di mettere fine a quella faccenda e rifugiarsi nei sobborghi – né ho trovato preoccupante il suo rientro: quando i fan traditi commentano le foto di Patti col Papa e le sue apparizioni in programmi televisivi mediocri, io metto su Land, impazzisco e mi rendo conto che il mito di quella new wave e di quella New York per me è ancora intatto.

 

329_c_w_450_h_4502. The Breeders, Last Splash. Ero troppo piccola per godermele quando uscì Last Splash ma ho recuperato con il tempo. Il mio viaggio nel grunge è stato sbilenco e non è mai davvero finito, e a quasi vent’anni dalla morte di Kurt Cobain ho un po’ il mal di cuore a pensare che più che i suoi dischi restano i consigli che ha dispensato. Tornando indietro, credo che non ci sarebbe una singola musicassetta del liceo in cui non metterei Do you love me now?, e che ordinerei alla sveglia mattutina di resuscitarmi dal sonno con Divine Hammer. Ho una vera cotta per Kim Deal, e da tempo covo il desiderio di scrivere qualcosa sul suo rapporto incasinato con Frank Black. Prima o poi li infilerò in un romanzo.

 

csi-linea-gotica3. C.S.I, Linea Gotica.  Il mio disco italiano preferito di sempre. Assurdo, considerato che alla prima avvisaglia di invettiva politica in una canzone ho la tendenza a strabuzzare gli occhi, soprattutto quando non si prende la briga di essere dissimulata. Giovanni Lindo Ferretti è uno dei pochi artisti che riesce ad anticipare i miei ragionamenti coscienti e ha il potere di ipnotizzarmi. Diffido dai profeti e anche in letteratura il cliché del mistico apocalittico mi annoia, ma Cupe Vampe mi riempie ancora oggi di onesto e sincero terrore. Recito spesso i testi di Linea Gotica ad alta voce, e mi portano molto lontano da dove sono in quel momento.

 

Moon-and-Antarctica-24. Modest Mouse, The Moon And Antarctica. Ultimamente sto conducendo una battaglia per riabilitare il lato più sincero, buono e onesto dell’emotional core, di cui i Modest Mouse sono l’espressione più alta (l’ho stabilito io). Più che un disco, The Moon And Antarctica è una radiografia di un momento sempiterno della mia vita: dentro c’è la frustrazione, la figlia che non ha mai smesso di essere tale, la cameretta come confino, il tatuaggio come prima e goffa affermazione identitaria. La disperazione e il disprezzo di Alone Down There hanno lo stesso effetto su di me di quando ero sedicenne. Il che dice che io non mi evolvo, oppure che i Modest Mouse hanno il dono di essere una band che nonostante la vulgata non si esaurisce solo nell’adolescenza.

 

alligator-nationalx_the_4805. The National, Alligator. Probabilmente non il loro disco più bello o maturo, ma sicuramente quello che pescherei a occhi chiusi. Anche perché contiene canzoni come City Middle che mi hanno letteralmente cambiato la vita. La prima volta che ho sentito Berninger cantare: “Parking your car, you said, I’m overwhelmed, You were thinking out loud, you said, I’m overwhelmed, You said, I think I’m like Tennessee Williams, I wait for the click, I wait, but it doesn’t kick in” sono stata risucchiata da una di colata lavica e si sono messi in moto una serie di meccanismi che poi mi hanno spinta a scrivere A Chloe, per le ragioni sbagliate. Alligator mi fa sempre pensare a una scena de La gatta sul tetto che scotta in cui Paul Newman dice a Elizabeth Taylor: “Non tutti vanno in giro a blaterare sull’amore come fai tu”. I National blaterano in continuazione sull’amore e la perdita di controllo, forse è per questo che li sento così vicini.

Altri contenuti Cinque Dischi / Rubriche
simone

Simone Caltabellota

Simone Caltabellota è un nome che non poteva in alcun modo mancare in questa rubrica. Editore e...
maxresdefault

Alessio Torino

Alessio Torino è un musicista nascosto ma soprattutto uno scrittore. Che la musica sia stata e resti...
Piersandro-Pallavicini

Piersandro Pallavicini

Piersandro Pallavicini è nato a Vigevano e nella vita si occupa di molte cose: è docente di...
chloe

Claudia Durastanti

Il 4 settembre è uscito il suo secondo romanzo per Marsilio Editori, si intitola A Chloe, per...
targhetta

Francesco Targhetta

Francesco Targhetta ha 33 anni e nel 2011 ha pubblicato Perciò veniamo bene nelle fotografie, il suo esordio...
cognetti-cover

Paolo Cognetti

Cinque dischi

Paolo Cognetti è uno scrittore milanese di 35 anni che ha scelto come propria forma narrativa d'elezione...
moresco-cover

Antonio Moresco

Cinque dischi

Raccontarsi attraverso cinque dischi. Lo abbiamo chiesto allo scrittore Antonio Moresco.