The Morning Benders

The Morning Benders

Prima volta in Italia del gruppo Californiano guidato da Christopher Chu da perfetti sconosciuti. Un esperienza breve ma intensa per una delle band più interessanti  ed ammirata del nuovo panorama statunitense.

Napoli, 16 Luglio
I Morning Benders arrivano in Italia per la prima volta per promuovere l’uscita del loro secondo lavoro “Big Echo”  (pubblicato a giugno dalla Rough Trade) per tre concerti, due dei quali all’interno di festival: L’Aqua Vitae di Bari ed il Neapolis di Napoli. Mentre a Bari sono il gruppo di punta che apre il festival, a Napoli suonano il secondo giorno alle 18:00 di fronte ad un pubblico sparuto ed alquanto indifferente, che si comincia ad accalcare sotto il palco in attesa dell’evento della serata: Jamiroquai. Christopher e Johnatan Chu, insieme al bassista Julian Harmon e al batterista Tim Or, arrivano sul palco a sistemare i loro strumenti  come un gruppo qualsiasi, vestiti essenzialmente come ci si veste in un caldo giorno di luglio, con l’unico vezzo per Chris Chu di un paio di occhiali da sole scuri dalla montatura azzurra che non si toglierà mai per tutta la durata della loro esibizione. Le canzoni provengono tutte da “Big Echo”, probabilmente per una scelta dettata dai tempi dell’esecuzione che non andrà oltre la mezz’ora. Il brano scelto per l’apertura è “Stitches”, un pezzo che evoca grandi spazi ed un atmosfera malinconica che però poco suscita tra il pubblico distratto. Va molto meglio quando si passa a “Promises”, leggermente rallentata rispetto al disco, ma pur sempre con un bell’intreccio di chitarre ed un ritmo più sostenuto e poi con “Wet Cement”, che con la sua andatura lenta provoca i primi ondeggiamenti. Per i primi applausi bisogna comunque aspettare fino a “Cold War (Nice Clean Fight)” che è la terzultima canzone. Chris Chu presenta il gruppo per la seconda volta, invitando il pubblico a danzare sulle note di “All Day Daylight” (dicendo che il pezzo è ballabile) prima della conclusiva “Excuses”. E’ qui che il pubblico interagisce pienamente sollecitato dall’invito di Chu a partecipare ai lalala dei cori. Usando un campionatore, Chu registra le varie parti vocali dell’intermezzo della canzone, creando un armonia di voci che rimane in sottofondo fino a quando il feedback provocato dagli strumenti viene lentamente sfumato ad indicare la fine dell’esibizione. I Morning Benders salutano con il solito “Grazi” (senza la “e”) ed il pubblico finalmente applaude convinto.

Mario Cutolo





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