Maren Ade

Intervista alla regista di "Vi presento Toni Erdmann", in sala dal 2 marzo.

locandina

Magari la sbronza di premi sarà un po’ passata, dopo la sconfitta agli Oscar a favore di Il cliente di Farhadi, ma Maren Ade può essere comunque contenta di come il mondo ha accolto il suo Vi presento Toni Erdmann, di cui è da poco stato annunciato un remake americano con la presenza di Jack Nicholson. In occasione della presentazione del film a Roma, abbiamo incontrato la regista tedesca e nonostante la giornata fitta di interviste abbiamo trovato una donna serena, felice, decisa.

Quando nasce l’idea per il film e come l’hai avuta?

Un’idea per un film non è mai solo un’idea, è mettere insieme più cose che mi arrivano o mi interessano: in questo caso il mondo degli affari o la famiglia, vista come un posto in cui è difficile scappare dal ruolo che si recita. Poi c’era questa voglia di fare una commedia o quanto meno di lavorare con i generi, così mi è venuta l’idea far travestire il padre e trasformarlo in un alter ego, dato che il rapporto con sua figlia è bloccato. È come scavare una buca, farlo per un po’ di tempo e uscire fuori da qualche altra parte.

Trovo sorprendente l’idea di mescolare un dramma familiare dal solido stile europeo con trovate comiche degne del Blake Edwards dell’ispettore Clouseau.

Quando dirigo la cosa più difficile per me è trovare il tono giusto del racconto. Toni è Winfried, non è un personaggio surreale e non volevo che apparisse mai come troppo sopra le righe, era necessario che fosse possibile riconoscerli sempre. Winfried è un dilettante, non ha mai fatto questo tipo di travestimenti e per lui quella di Toni è un’avventura. Lui e questo doppio personaggio erano al centro del film e Peter Simonischek (il protagonista, N. d. R.) ha dovuto sempre camminare sul filo sottile che sperava i due personaggi.

Un’altra combinazione molto interessante nel film è come a lunghe scene che sembrano improvvisate si contrappongano altre in cui il ritmo e il montaggio seguono un ritmo quasi matematico, come nella festa a casa di Ines. Com’è stato il lavoro nello studio del film e nella realizzazione?

Per me è sempre questione di trovare la forma giusta per la scena che devo realizzare, il ritmo interno che renda credibile ciò che i personaggi devono fare. A volte perciò devo rallentare il ritmo, perché ai personaggi e alla scena serve più tempo, questo perché voglio essere il più precisa possibile su ciò che accade a livello di sottotesto, cosa i personaggi nascondono l’uno all’altro. È un processo lungo fatto di prove, riprese, un centinaio di ore di girato che poi alla fine vado a montare. E al montaggio è come se continuassi a scrivere il film: solo così riesco ad essere sempre più precisa a ogni passo successivo.

Anche la durata del film è inusuale per un film del genere, soprattutto le durate dei dialoghi che all’apparenza non sempre sembrano necessarie e che invece poi rivelano il loro senso solo nella lunghezza.

Credo sia perché nessuno mi ha fermato prima [ride, N. d. R.]. Sono produttrice di me stessa perciò posso girare ciò che sento di girare nel modo in cui mi interessa maggiormente. In generale ho avuto una grande fiducia intorno a me su ciò che trovavo interessante perciò mi sono potuta concedere tutta la libertà che volevo.

A proposito di fiducia, si sente una fiducia fortissima tra te e i tuoi attori, soprattutto con Simonischek. Che tipo di lavoro avete fatto insieme?

Peter è un attore di teatro molto radicale, curioso e aperto, qualcosa che non posso dire di molti attori della sua età, non altrettanto tolleranti verso i tentativi e le novità. È stata una grande collaborazione per me, entrambi abbiamo lavorato a teatro ed è stata una grande fortuna per me trovare in lui questa predisposizione. Credo che, almeno nel mio caso, tutto stia nel lavoro con gli attori, trascorro moltissimo tempo a lavorare con loro e per me sono il centro di ogni film.

Dopo Cannes, Vi presento Toni Erdmann ha avuto una grande attenzione e un grande successo in termini di premi e riconoscimenti. Per una giovane regista quali sono le sensazioni in un momento di grazia come questo?

Cerco di prendere il tutto nel modo più leggero possibile. Sono stata molto fortunata fin qui per il successo del film e sono già soddisfatta, anche per quanto riguarda le varie nomination agli Oscar o Golden Globes. È un’esperienza che cerco di godermi quella dei viaggi e dei lustrini, perché so che potrebbe non accadere più.

Vedendo il film da una certa distanza, soprattutto temporale: qual è secondo te il motivo per cui è stato così amato in giro per il mondo?

Ovviamente, anche se è passato un po’ di tempo resta molto difficile per me dire quale sia il segreto del successo del film, essendone l’autrice, ma quello che posso constatare stando ai dialoghi che ho avuto con gli spettatori in questi mesi è che sono molto colpiti dalla storia familiare, o meglio dai temi familiari che sono davvero il centro e il cuore universale di molte storia, e di questa senz’altro. Tutti abbiamo o abbiamo avuto dei genitori e dei problemi con loro e questo passa del film al di là delle implicazioni politiche e nazionali. È un tema universale senza dubbio.

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