Pino Donaggio

Intervista al compositore, vincitore del Gran Premio Torino

Dopo l'intervista a Cliff Martinez, continuiamo a esplorare il mondo della musica da film intervistando il compositore prediletto da Brian De Palma.
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Ha cavalcato più di 50 anni di musica e cambiato carriera almeno 3 volte Pino Donaggio: da violinista classico a cantante e autore di musica leggera fino a compositore di colonne sonore specializzato in thriller. Brian De Palma l’ha reso immortale e nell’anno in cui il Torino Film Festival dedica al regista una retrospettiva, il Gran Premio Torino alla carriera è dato proprio al compositore che al festival, oltre ai film di De Palma, ha presentato anche Black Cat di Lucio Fulci. Lo abbiamo incontrato la sera prima della presentazione in cui si è lasciato andare a ricordi, aneddoti, riflessioni.

Partiamo dall’ultimo film che sta realizzando con De Palma, Domino, ora in fase di post-produzione: “I film che faccio con Brian, quelli più thriller o sensuali, hanno una trama spesso semplice e si punta tutto sulla tensione e l’azione: qui un poliziotto cerca per tutta Europa l’assassino di un suo collega. Ci sono incontri avventurosi, relazioni d’amore e un gran finale in Spagna durante una corrida. Sarà una colonna sonora abbastanza classica e orchestrale, con uno sfondo più cupo rispetto ad altri film miei, senza un tema forte e con un grande uso di fiati e bassi”. La collaborazione con De Palma si è ovviamente evoluta nel corso del tempo, cambiando proprio i modi di lavoro: “Prima venivo invitato da De Palma a New York a vedere il film e poi, attraverso un traduttore, mi spiegava come voleva la musica, usava altre musiche per farmi capire cosa dovevo fare – per esempio, nel finale di Carrie con la mano che sbuca da terra, aveva messo l’Adagio di Albinoni e un Canone classico: quando ho fatto vedere la versione con la mia musica sono tutti saltati per aria – poi tornavo a Venezia e componevo. Non sentiva le mie composizioni se non in sala, con l’orchestra, perché si fidava dei nostri accordi e dei suoi appunti. Da Passion, e anche in Domino, invece posso fargli sentire i demo prima, posso inviarglieli velocemente via internet, allora sente tutto prima e se ci sono dei ritocchi li faccio subito. Quando sente l’esecuzione in sala sa praticamente la musica a memoria. Di solito non ha fretta, mi dà molto tempo per lavorare, perché sa che i lavori vengono meglio, più curati”.

L’incontro con l’horror e il thriller per Donaggio è stato quasi casuale, forse predestinato: “Suonavo coi solisti veneti a 16 anni e il mio grande talento con il violino mi ha fatto suonare con Abbado. Siccome sono cresciuto con le canzoni che suonavano i miei genitori e parenti, ogni tanto scrivevo dei temi melodici e delle canzoni. Che sono piaciute ai discografici e che mi hanno portato, anche qui per caso, a cantare a Sanremo “Come una sinfonia”. E anche qui, il passaggio di carriera è stato imprevisto: dopo vari successi, passeggiavo all’alba per Venezia ho incontrato un produttore in cerca di ispirazione per il suo film. Mi presentò il regista Nicolas Roeg, sentirono delle mie idee e da lì composi la musica per A Venezia…un dicembre rosso shocking che fu un grande successo, vinsi anche un premio. E allora ho pensato che forse potevo sfruttare sia gli insegnamenti della mia prima carriera classica, sia gli insegnamenti pop: dopo un anno, ho fatto la seconda colonna sonora sempre internazionale e dopo altri due film italiani mi chiamò De Palma per Carrie: Bernard Herrmann era morto da poco, subito dopo il lavoro su Taxi Driver e Brian cercava un nome diverso dai compositori hollywoodiani. Un mio amico aveva il disco del film di Roeg, glielo fece sentire e fui chiamato”. La musica leggera non è rimasta estranea al percorso di Donaggio: non solo perché nei film ci sono anche canzoni scritte da lui stesso (“Un giorno De Palma doveva inserire una canzone in Carrie e non sapeva a chi rivolgersi. Gli chiesi se potevo provarci io e lui mi chiese: ‘Ma sai farlo?’ non sapendo che io avevo scritto “Io che non vivo”, un successo internazionale cantato da Elvis e Dusty Springfield. E allora si convinse che sapevo farlo”), ma perché la musica leggera gli ha insegnato qualcosa di utile nella composizione di musica per film: “Le canzoni e la musica pop mi sono molto servite nel lavoro con il cinema, una certa leggerezza e anche una certa capacità di dialogare con il ‘basso’. Per esempio, all’inizio di Blow Out, De Palma mi chiese di fare una musica un po’ disco, buona per un B-Movie e io mi appoggiai alle mie conoscenze pop per comporla, secondo lui anche troppo bene. Ma anche nella costruzione di certi temi, di certe melodie, mi serve un’ispirazione sincera come quando scrivevo le canzoni, non riesco a lavorare di tecnica e composizione pura come quando invece compongo i passaggi di suspense o quelli più ritmici o di accompagnamento. E questi temi melodici mi aiutano anche ad accentuare la sorpresa quando poi si passerà alla tensione”.

Ma Donaggio ha lavorato molto anche in Italia, spesso per thriller e horror, ma non solo: “Con Dario Argento lavoro in modo simile a De Palma, anche lui ci tiene moltissimo alla musica, però è un appassionato di rock e jazz per cui solo in Trauma ho potuto tenere una linea orchestrale fino in fondo o in Ti piace Hitchcock? in cui ho parodiato la musica di La donna che visse due volte; con Pupi Avati mi sono trovato bene, specie in L’arcano incantatore, ma lui ha sempre preferito lavorare con Riz Ortolani con cui c’era un feeling fortissimo; in Non ci resta che piangere, Massimo Troisi e Roberto Benigni avevano sentito il tema e quindi mi hanno lasciato liberissimo di lavorare sulle musiche. Mi sono trovato benissimo, avevo creato anche delle gag musicali, tanto che avrei voluto fare il seguito di cui si parlava, ma non è stato poi possibile; con Lucio Fulci per esempio non avevo un rapporto: lui mi disse:‘So che sei bravo. Arrangiati!’. Era un tipo particolare ma poi i film con lui sono venuti bene; un regista che vorrei si rivalutasse è Giuseppe Ferrara: con lui facevo film di tipo politico e ho composto un tipo di musica per lui che non ho mai composto con nessuno, mi piaceva caratterizzare ogni regista con un tipo di suono diverso, ricercavo i canti popolari e lavoravo sul folklore e il ritmo. Poi ci sono dei registi con cui ho fatto bei lavori, ma in modo molto difficoltoso. Per esempio, Liliana Cavani: cambiava idea in continuazione, prima le piaceva una cosa, poi non le piaceva più, voleva una cosa e poi il suo opposto e sembrava impossibile cavarne qualcosa”. L’ultimo suo lavoro è Dove non ho mai abitato, il recente mélo di Paolo Franchi: “Sono stato chiamato a sostituire un compositore francese. Il metodo di Paolo è curioso: prima ti dice che il pezzo è bellissimo, poi ti chiede di cambiare magari una singola nota, un semitono. È attentissimo alle sfumature, ai dettagli, è un film molto misurato, uno dei miei più misurati anche grazie alla cura maniacale del regista”.

Qual è quindi la regola – ammesso che ci sia – che Donaggio segue oppure decide di non seguire mai quando compone? “Cerco di non adattarmi mai al cliché, all’effetto immediato cosa che quando si compone per l’horror o la suspense può venire normale, ma io ho la fortuna di nascere violinista (ho poi scoperto che anche Herrmann lo era) e il violino nell’orchestra è di solito la parte melodica e cantabile, anche nelle musiche dodecafoniche. Questa “predisposizione” alla melodia orchestrale mi aiuta a evitare lo stereotipo, anche se poi immagino sia inevitabile caderci ogni tanto”.

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