Sono Guido e non Guido

Alla scoperta di Guido Catalano. E di Armando - 34° Torino Film Festival

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Un poeta ai tempi di Facebook e YouTube. Una figura ibrida tra cabarettista e poeta. Un performer a tutto tondo. Ecco chi è Guido Catalano. Ma Alessandro Maria Buonomo in Sono Guido e non Guido – mockumentary presentato al Torino Film Festival 2016 – svela anche che il poeta ha molte altre facce: e almeno un’altra incarnazione. Un gemello, Armando, vero autore delle poesie che legge il fratello visto che lui non può, soffrendo di una malattia che lo fa parlare al contrario.

“Quando con la Elianto Film – racconta Buonomo – abbiamo deciso di esordire con un film abbiamo sentito che il nostro desiderio era di parlare di poesia. E abbiamo sentito questo desiderio andando una sera a un reading di Catalano: c’erano 400 persone, al buio, in silenzio ad ascoltare poesie. È stato il contatto con una realtà che speravo esistesse ma che non avevo ancora visto dal vivo e che come esperienza mi ha ricordato molto il cinema”. Un film centrato sull’oralità, sulle parole tanto di Guido e Armando, quanto degli intervistati, in cui però per poter convincere davvero Catalano a partecipare è servito il gioco dello sdoppiamento, “per dargli la sensazione di fare un con lui, non su di lui”. E così la scelta del finto documentario e la doppia idea del gemello che indossa sempre gli occhiali da sole e ha la parola impedita tanto la sua penna è vivace e fluida. Una trovata comica, che Buonomo spinge fino al limite del grottesco e ridicolo per poi arrivare a emozionare lo spettatore: “Che è poi la struttura stessa delle poesie di Guido, l’ironia che ti disarma e l’emozione che poi ti colpisce”.

Interessato al reale più che alla realtà, ovvero alla possibilità di creare attraverso la comprensione di ciò che ci circonda, Buonomo ha così portato questo “gioco di attribuzione” alle estreme conseguenze, lavorando con tutti gli intervistati su sottile confine tra testimonianza e recitazione, facendo loro dire cose vere su Guido, ma arrivando al paradosso di creare dal nulla il sotto-testo  psicologico di Armando: “Non abbiamo scritto una sola battuta di quelle pronunciate, le interviste hanno preso corpo autonomamente e la nostra finzione è diventata reale nelle parole dei soggetti: è la bellezza di questo lavoro vedere quando prende vita da solo e stupirsene”. E anche con Catalano è stato così: due giorni di intervista fiume, prima nei panni di Guido e poi di Armando da cui il poeta è uscito “come psicoanalizzato”.

Sono Guido e non Guido è un film in cui il lavoro di regista e produzione sta, più che nello stile, nell’accurato lavoro di preparazione e rapporto con il personaggio, nel quale la forma si sposa con giusta e ammirevole ironia all’uomo di cui si vuole raccontare, al suo spirito: “Sia io sia Guido siamo contenti di ciò che è venuto da fuori da questo film, perché questo gioco divertente e umano ha fatto uscire cose che nessuno di noi si aspettava, lati di una personalità che forse un documentario tradizionale non avrebbe fatto emergere”. Lo spirito di un poeta che non vede l’ora di far ridere il proprio pubblico. Per poi, magari, fargli uscire un sospiro di commozione.

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