True Detective

Il cuore di tenebra della Louisiana

C’è un serial killer e ci sono due detective sulle sue tracce. C’è un paesaggio di bayou, lo scorrere del tempo e il piano sequenza più spettacolare girato per il piccolo schermo. Ecco come il canale via cavo HBO ha preso una storia che doveva diventare un libro e l’ha trasformata nell’evento televisivo dell’anno.
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Nic Pizzolatto ha il look alla James Dean e lo sguardo circospetto del detective nichilista Rust Cohle, suo alter ego televisivo – “mi immedesimo in tutti i miei personaggi più estremi”, ha ammesso – nella serie antologica di Hbo True Detective, di cui è creatore e showrunner. Nietzschiano, lovecraftiano innamorato di Faulkner e Hammett, figlio della Louisiana più superstiziosa e alienante, ha spremuto tutto se stesso in True Detective, serie che vedremo anche in Italia su Sky Atlantic dal 3 ottobre. Dal suo retaggio culturale al futuro che ha in serbo per il seminale cult, l’autore 38enne di New Orleans si racconta.

È vero che True Detective è nata in forma di romanzo?
Sì. Ho cominciato a scrivere tardi – sono stato per la prima parte della mia vita un artista – tanto che dalla fine dell’università all’inizio della mia carriera di autore sono passati quattro anni, trascorsi lavorando come barista. Poi ho pubblicato il mio primo romanzo, Galveston, che in America non ha letto nessuno! Anche True Detective, che con Galveston ha molte analogie, avrebbe dovuto essere un libro, ma per soddisfare il mio desiderio di cimentarmi nella serialità si è trasformato nel copione di un pilota prima e in una intera serie poi. Il risultato è una sorta di film indipendente, girato da un gruppetto risicato di individui, che parla di come (sopprav)vivere in questo mondo: Cohle e Hart sono, di primo acchito, poliziotti a caccia di giustizia, ma ciò che cercano davvero è la giustificazione alle scelte del modo di condurre le rispettive esistenze.

La seconda annata seguirà lo stesso schema?
La prima stagione ha come protagonisti due investigatori della polizia, questo non significa che la successiva seguirà lo stesso schema. A dire la verità gli omicidi, le indagini, il maniaco assassino che ha cambiato le vite di Cohle e Hart sono pretesti, li ho inseriti per dare allo spettatore e ai produttori qualcosa che allettasse la visione, ma non me ne frega niente del serial killer e del caso; questi esistono solo in funzione di Rust e Marty, per permettermi di parlare di loro, per permettermi di farli parlare.

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Il Southern Gothic riscuote sempre più consensi.
Quando ho iniziato a scrivere True Detective non pensavo alla popolarità dei romanzi Southern Gothic, neanche quando agli inizi avevo pianificato di pubblicarlo come libro. Questo per il semplice motivo che non so cosa vada di moda adesso, non mi sono mai lasciato prendere dalla foga di fare ricerche su Internet, neanche per cercare di capire come mai la mia serie abbia avuto tanto successo. L’unico motivo per cui riconoscete degli elementi del genere nella mia opera è perché ho ambientato la storia nella Louisiana dove l’alienazione, la natura soverchiante, la superstizione, l’ossessione religiosa – tutti stilemi del Southern Gothic – animano ogni suo luogo, e questo luogo è dove sono nato e cresciuto.

Lei proviene da una famiglia cattolica.
È vero, estremamente cattolica, ma con quelle declinazioni mistiche e rituali esasperate che caratterizzano la religione nel Sud della Louisiana. I miei sono molto devoti, mia madre crede fermamente nei miracoli e nel potere della preghiera. La sua fede è incrollabile e questo ha influenzato molto la mia infanzia e la mia formazione perché mi ha fatto capire quanto sia forte un credo, e quanto sia pericoloso. Io non sono religioso, non lo sono davvero: Cohle, per esempio, lo è senz’altro più di me.

La Louisiana è il personaggio più importante di True Detective, è d’accordo?
Il paesaggio è un personaggio di True Detective, come lo è di tutte le mie opere. Ho vissuto nel Sud dello Stato per i miei primi 22 anni e la Louisiana che vedete è la mia Louisiana; un luogo quasi irreale a volte, tanto che il pubblico ha trovato l’ambientazione alienante, mistica, allucinatoria senza realizzare che questo Stato è naturalmente così. Durante le riprese siamo stati alla mercé delle natura, non solo il tempo è mutevole e imprevedibile, i dintorni sono anche infestati da alligatori e altri animali pericolosi. Alcuni luoghi della serie, come Carcosa, hanno addirittura qualcosa di infernale, altri hanno un che di apocalittico, perfettamente in linea con i temi fondamentali della mia poetica che si rifanno alle mie ossessioni personali.

La Louisiana di Nic Pizzolatto è la Louisiana di Faulkner?
William Faulkner è un autore importantissimo – forse il più importante – per me, per cui accetto il paragone. Assieme a Dashiell Hammett – lo scrittore che più mi ha influenzato e autore di Piombo e sangue, il più grande giallo uscito negli Stati Uniti d’America a mio parere – è il narratore che stimo di più. Assieme al mio professore di letteratura dell’università, mi ha insegnato, forse più che a scrivere, a fare altre cose come ad esempio bere!

Il passaggio dalla scrittura alla messa in scena: qual è stato il tuo contributo?
Sono sempre stato presente sul set, supervisionando ogni aspetto della realizzazione della serie. Certo, il regista era l’ottimo Cary Fukunaga, ma lo showrunner – e quindi quello che aveva l’ultima parola su tutto, anche in fase di post-produzione – ero io. Questa unità di regia e sceneggiatura (Pizzolatto ha scritto tutti gli episodi e Fukunaga li ha diretti tutti, ndr) è stata molto produttiva per la visione d’insieme dell’opera e per la sua indipendenza intellettuale – alla quale tenevo moltissimo – anche se ha raddoppiato i tempi di lavorazione. Infatti credo che l’anno prossimo non ricorreremo a un unico regista.

Quindi un’esperienza positiva.
Molto. Sul set ho imparato qualcosa che mi era sfuggito nella mia esperienza con The Killing – serie per la quale ho scritto alcune sceneggiature – ovvero l’importanza del rapporto con gli attori. L’interazione e il confronto con loro è stata essenziale per trasformarli nei personaggi letterari. Il meraviglioso Matthew McCounaghey, il quale si è subito innamorato di Rust Cohle ed è stato fondamentale per ottenere la commissione della stagione da Hbo, mi ha fatto capire quanto mi piace lavorare con gli attori, tanto che sto valutando di dedicarmi a una produzione teatrale. Niente mi ha dato più soddisfazione durante la realizzazione di True Detective che dar vita ai personaggi relazionandomi con i loro interpreti.

Chi saranno i protagonisti della seconda tranche antologica?
Selezioneremo il cast a breve, così da poter girare all’inizio dell’autunno ed essere pronti per la messa in onda nella prima parte del 2015. Al centro della storia potrebbero esserci tre figure, e una di loro potrebbe essere una donna. Naturalmente sto scrivendo gli episodi avendo in mente gli attori ideali come faccio sempre, mentre circa la nuova location posso rivelare che abbandonerò la mia terra d’origine per ambientare la seconda stagione in California, prediligendo zone remote e ignorate dai più. L’ho fatto perché non avevo voglia di allontanarmi troppo da casa, visto che ora abito in quello Stato; ma non a Los Angeles, bensì in una cittadina che dista un paio d’ore dalla metropoli e sembra immune al trascorrere del tempo.

Pubblicato sul Mucchio 720/721

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