Valentina Lodovini

Venezia - Intervista all'attrice

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A 12 mesi di distanza, Valentina Lodovini torna alla Mostra del Cinema di Venezia e sempre come rappresentante di una giuria: se l’anno scorso era tra i giurati di Orizzonti, quest’anno è il volto del premio Fabrique du Cinéma (la cerimonia di consegna a dicembre), dedicato all’innovazione, la creatività e la sperimentazione nel mondo del cinema. Ma qui a Venezia, Lodovini ritirerà anche il premio Kinèo per la sua interpretazione in La verità sta in cielo, il film di Roberto Faenza sul mistero di Emanuela Orlandi. Di queste occasioni e della sua idea di cinema abbiamo parlato sul lungomare del Lido, nella calma di casa Fabrique, così lontana e così vicina dal clamore del red carpet.

Il premio per cui sarai giurata è dedicato all’innovazione e alla sperimentazione: a che punto siamo con queste caratteristiche nel cinema italiano e internazionale?
Trovo magnifica l’istituzione di un premio che riconosca la voglia di fare un cinema diverso, fuori dai canoni istituzionali o del già visto. È molto bella la libertà che ci dà questo premio e credo che in questi anni il cinema italiano stia andando in questa direzione, tanto nel cinema d’autore quanto nel ritorno del cinema di genere. Sta tornando la voglia di raccontare storie autentiche e reali e di raccontarle con immagini vere e preziose. Come attrice lavoro in primis sulle sceneggiature e faccio caso a come queste stiano riacquistando un peso specifico non indifferente, dalla storia al dialogo. Mi sembra si vada verso la qualità e mi pare che il pubblico cominci a rispondere in maniera viva, lucida e presente: e questo è molto bello.

Torni inoltre a fare la giurata dopo averla fatta qui alla Mostra nella sezione Orizzonti: com’è stata quell’esperienza?
Bellissima, è stato un privilegio assoluto: a partire dal vedere 4 o 5 film al giorno, che per chi ama il cinema è meraviglioso, fino al confronto tra persone con sensibilità diverse. Eravamo in 7, tutti da Paesi diversi e questa cosa è stata molto importante, perché poi nell’osservare un film la tua cultura e le tue radici contano molto. Proprio questo confronto è stata la parte più bella e interessante. Avevo 6 colleghi stupendi, il presidente di giuria è qui a presentare il suo nuovo film (Robert Guédiguian, in concorso con La villa, N. d. A.) e non vedo l’ora di vederlo. Si è creato un legame molto forte tra di noi e con gli altri giurati delle altre sezioni: è stato tutto molto fico!

Qui sei anche per ritirare un premio come attrice non protagonista in La verità sta in cielo di Roberto Faenza.
Sì e sono molto felice per vari fattori: innanzitutto perché è un premio dato dal pubblico, che ha un valore diverso dai premi delle giurie o dei critici, perché per me il rapporto, anzi la mia relazione col pubblico è forse l’unica cosa che conta. E poi mi fa piacere perché permette al film di tornare a essere sulla bocca di qualcuno, perché per me è stato un film importante, che parla di un segreto di Stato su cui cercare di fare luce ed è bello che se ne torni a parlare anche tempo dopo l’uscita. È un premio non solo mio, ma di tutti quelli che al film hanno lavorato.

Negli ultimi tempi scegli i progetti su cui lavorare con estrema attenzione e cura: su cosa stai lavorando ora e quali sono i prossimi film o spettacoli in cui ti vedremo?
Uscirà in autunno il debutto del Terzo segreto di satira e si chiama Moriremo tutti democristiani in cui ho una piccola parte. E’ un film molto brillante e intelligente che racconta la nostra generazione, la vita reale dei miei coetanei tra sogni, delusioni, lavoro e politica. A febbraio andranno in onda sei puntate dirette da Marco Risi sul terremoto de L’aquila e credo che sia importante perché i riflettori non si possono spegnere sulle sofferenze di queste popolazioni che hanno ancora bisogno di tutta la nazione, anche se sono passati 8 anni. A teatro poi sono abbastanza impegnata: a brevissimo sarò in scena con Tutta casa, letto e chiesa, monologo scritto da Dario Fo e Franca Rame sulla condizione della donna: è stato scritto 40 anni fa ma è di un’attualità disarmante; poi sono nella commedia I Have a Dream, che racconta il cambio e la fine delle ideologie e infine nello spettacolo È stato la mafia di Marco Travaglio, che racconta della trattativa Stato-mafia.

Mi pare evidente che sia fondamentale per te che i film o gli spettacoli abbia un impegno, un forte contenuto sociale o politico, un messaggio per cui ti spendi in prima persona, condividendo quelle cause.
Io sono questo come donna, sono fatta così, m’impegno e cerco di agire, non riesco a far finta di niente. Anche se sono fortunata vivo con gli altri, in mezzo alla realtà e questo mio modo di essere non posso non riversarlo nel mio essere attrice, combattendo. Ma è anche la mia idea di cinema o teatro: l’arte e quest’arte in particolare ha la possibilità di comunicare a una quantità di persone in contemporanea che è sorprendente, sia che si parli di fantasia, che si parli di amore, di realtà o storia. “La conoscenza ci salverà” diceva Peppino Impastato ed è un modo per non smettere di cercare, protestare, ricordare. È fondamentale quindi per me che la mia coscienza civica e morale che si è formata col cinema grazie a Francesco Rosi possa esprimersi attraverso il cinema. E adesso che nel cinema ci sono voglio dire, far conoscere: perché abbiamo bisogno di avere una dignità e un’identità. Ma non ho pregiudizi sui tipi di cinema che faccio o vedo, anzi, la mia più grande fortuna professionale è di non essere etichettata, posso fare la commedia mainstream e il film impegnato continuando a spiazzare.

Hai un sogno o un obiettivo da realizzare: un personaggio da interpretare, un attore o un regista con cui lavorare?
Ne ho molti. Ma soprattutto mi piacerebbe arrivare al mondo con un film del mio paese natale, perché il cinema non ha confini ma non è facile realizzare un film universale. È parte della mia idea di cinema poter raccontare una storia italiana che arrivi davvero al mondo. Ecco, forse questo è il mio primo sogno.

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