Michele Serra

La Sinistra che non

Michele Serra, anima critica e caustica della sinistra italiana, questa “non vittoria” di Bersani non se l’aspettava proprio. Così come tutto il centrosinistra.
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Una vittoria “annunciata” quella del centrosinistra trasformata in una debacle epocale. Cosa è successo secondo lei?
È successo che gli effetti di una gigantesca crisi economica e sociale hanno travolto anche chi, fino a un po’ di anni fa, rappresentava i deboli. E oggi non riesce più a rappresentarli. L’elemento vincente delle Cinque Stelle è: “siccome nessuno mi rappresenta più, mi rappresento da solo”. Irresistibile per chi si sente, da anni, senza un partito che lo difende.

Si può fare un parallelo tra la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto e “lo squadrone smacchiagiaguaro” di Bersani?
Fino a un certo punto. PD più SEL sono ancora lo schieramento politico più votato del Paese. E grazie al disgustoso “porcellum” hanno un’armata impressionante di parlamentari. In politica i numeri contano. Non dicono tutto, ma contano.

“Se ci fosse stato Renzi…” dicono oggi anche i bersaniani più convinti, anche lei è tra i “pentiti”. Possibile che la sinistra perda anche quando vince o dovrebbe vincere a mani basse?
Ho votato Bersani perché ho votato per me stesso: per la mia storia e i miei sentimenti politici, e perché il “vecchio” socialismo in salsa emiliana mi sembrava molto più alternativo a Berlusconi rispetto a Renzi. La lezione è che non bisogna mai votare per se stessi, ma per il futuro. E le nuove generazioni del socialismo in salsa emiliana non sanno che farsene. Capiscono meglio il rinnovamento di Renzi, il suo radicalismo liberal-democratico, il suo modo di comunicare, il suo proposito di rinnovare radicalmente la classe dirigente… Lo avrebbero votato più di quanto hanno votato Bersani. Non c’è controprova, e del senno di poi sono piene le fosse. Ma è molto probabile che avremmo vissuto un’altra campagna elettorale, e con un esito molto diverso.

Quali i tre errori fondamentali di Bersani e del PD?
L’errore di Bersani è stato uno solo: credere che la verità, la normalità, il buon senso fossero armi vincenti dopo vent’anni di balle, esagerazioni, truffe ideologiche. Non ha capito che questi sono tempi di rivoluzione, e una rivoluzione “normale” è un ossimoro. Quanto alla classe dirigente del PD, il suo errore è esistere e resistere in quelle forme, con quel linguaggio, con quella spaventosa assenza di passione e di dinamismo. Detto questo, il Cavaliere ha perso, rispetto alle ultime elezioni, sei milioni e mezzo di voti. Una catastrofe doppia rispetto a quella del PD. Mi sembra che si trascuri troppo il fatto che la Destra italiana è ai suoi minimi storici: non ha mai avuto così pochi voti e così poche forze in Parlamento. Che poi sia preoccupante che milioni di italiani votino ancora per un signore accusato di corrompere magistrati e di corrompere senatori, cioè di crimini gravissimi contro la democrazia, è una domanda che andrebbe rivolta a chi l’ha votato. Per me rimane un mistero: un buco etico e culturale dentro il quale ho perfino paura a buttare lo sguardo…

Grillo ha colto solo la protesta (voto di pancia) o anche la testa dell’elettorato?
Ha capito che la crisi della rappresentanza politica è totale e irreversibile. Si è inventato un sistema (la “democrazia diretta” del Web) che affascina perché è radicalmente alternativo. Il problema, gigantesco, sarà capire se questa indubbia novità sarà in grado di partorire veramente una selezione delle classi dirigenti efficace e democratica; o se si presta a nuove forme di dirigismo e autoritarismo. Per dirla in modo facile: Casaleggio non mi piace, ha tutti i crismi del fanatico. Ma quando parlano gli eletti e i militanti, mi rassicuro.

Lei ha definito la vittoria del Movimento 5 Stelle come una sorta di “nuovo 68”…
I giovani si sono impegnati e fatti sentire stavolta. Siamo tutti ad occhi sbarrati a vedere quello che succede. L’importante è non sentirsi spettatori se non si fa parte di quel movimento. Anche chi non è delle Cinque Stelle deve “rappresentare se stesso”, con onestà intellettuale e passione. Resto convinto, anche oggi, che il cambiamento è di sinistra, e che senza la Sinistra non cambia nulla, se non in peggio. Noi giornalisti abbiamo un’enorme difficoltà a leggere quanto succede, ma è normale che sia così. Il nuovo viene letto sempre in ritardo, quando l’uovo è già rotto e il pulcino è già nato. In questo caso, un pulcinone enorme. Se i grillini si ritengono male interpretati, aiutino “gli altri” a interpretarli meglio. Il loro mutismo e il loro autismo rispetto a stampa e tivù non aiuta a prendere le misure di quello che sono e di quello che vogliono. È un “noi” contro “voi” che, da sempre, fa da incubatore alle peggiori paranoie. Chi vince, deve fidarsi del mondo. Altrimenti, a che serve vincere?

Lei è stato anche amico e autore degli spettacoli di Grillo alla fine degli anni Novanta.
I miei rapporti personali con Beppe si sono progressivamente diradati dagli anni Ottanta e Novanta, quando lavoravo con lui, fino a oggi. Rimangono comunque personali e non trovo corretto parlarne: un paio di talk show mi hanno chiesto di farlo e ho rifiutato. Non so niente del Beppe di oggi. Dico solo che sono molto felice che Stefano Benni, che è stato suo autore prima di me, abbia ancora un solido rapporto di amicizia con Beppe, e lo frequenti. È una cosa che mi rassicura.

Lei è stato durissimo con Ingroia: se il PD si fosse alleato con lui e avesse aperto e fatte proprie alcune istanze parallele che c’erano tra Rivoluzione Civile e Grillo (anziché flirtare con UDC e Monti per tutto il tempo) non si sarebbe attutito il flusso di voti verso i 5Stelle?
Sono troppo vecchio per non conoscere alcune immutabili costanti elettorali della Sinistra. È sempre esistito, e sempre esisterà, un comitato ristretto di duri e puri che considera infetto e compromissorio votare “nel mucchio”. Ed è sempre servito solamente a una cosa: disperdere voti. La democrazia è (anche) umiltà. L’umiltà di confondersi con la gente semplice e con i difetti della società. La perfezione non appartiene alla democrazia. Ho sempre votato per partiti imperfetti, e ne sono lieto e orgoglioso.

E adesso un nuovo Parlamento di facce nuove che potenzialmente potrebbe fare tante cose ottime…
Abbiamo eletto il parlamento più giovane d’Europa, e con una percentuale altissima, finalmente, di donne (42 percento di elette in PD e SEL, 38 percento di elette in Cinque Stelle). La Destra è ai suoi minimi storici, la Sinistra non ha mai avuto tanti parlamentari. Queste sono condizioni oggettive: per esempio, per votare finalmente una legge che ci liberi dal mostruoso conflitto di interessi; una legge anticorruzione; una legge contro la cementificazione dei suoli. Ma la possibilità di farcela è stretta in mezzo a una tenaglia. Mi chiedo: ma se temi come i tagli ai costi della politica facevano parte del programma elettorale del PD, chi se ne è accorto? Bersani aggiunge che nelle precedenti legislature il PD non aveva i numeri per tentare alcunché. È vero, ma solo parzialmente. La verità è che il PD porta in seno una pesantissima zavorra di vecchi notabili che, per un malinteso o per dolo, credono di difendere la Repubblica ma, nei fatti, l’hanno messa a repentaglio, indebolendola, levandole credibilità, esponendola, come poi si è visto, ai colpi di una rivoluzione in piena regola. Il PD deve scegliere: se intende rimanere quello che è (un partito conservatore di sinistra), il suo cammino è al termine.

Pubblicato sul Mucchio 705

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