Vizi e virtù di un festival (in Italia)

Quanto la crisi sia nera lo dimostra anche l'elenco di festival annunciati per l'estate e poi annullati. Resiste Rock In Roma che in due mesi ha fatto suonare diversi big e che per il futuro guarda al modello dei grandi eventi europei.
Vizi e virtù di un festival (in Italia)
Rock In Roma

Bruce Springsteen, Iggy Pop, Neil Young, Deep Purple, Atoms For Peace, Acrtic Monkeys, Blur, Green Day, Mark Lanegan, The Vaccines… Un cartellone impressionante per quest’edizione di Rock In Roma. Abbiamo incontrato Max Bucci, direttore artistico del festival romano (con Sergio Giuliani), nonché fondatore e proprietario di The Base, società leader nel settore dell’organizzazione e produzione di concerti a Roma e nel centro Italia. Basti pensare che, oltre ai due mesi di kermesse alI’Ippodromo delle Capannelle, la “premiata ditta” Bucci & Giuliani ha contemporaneamente gestito tutti i concerti dello Stadio Olimpico di quest’estate, dai Muse ai Depeche Mode fino a Roger Waters e agli italiani Negramaro e Jovanotti.

Max, si potrebbe dire che ve la cantate e ve la suonate. Praticamente vi siete fatti concorrenza da soli?
Ma no! Il bacino di Roma è molto ampio e spesso ci sono pubblici molto diversi per ogni evento. Molti colleghi mi hanno preso per pazzo quando hanno visto che lo stesso giorno dei Sigur Rós a Capannelle c’era Roger Waters con The Wall all’Olimpico. Senza dubbio avrò perso cinquecento/seicento persone tra l’uno e l’altro evento. Nonostante la “concorrenza” quella della band islandese è una delle serate che ha riscosso più successo in termini di biglietti venduti.

In Italia, in genere, artisti come come Springsteen, tranne che in occasione particolari – ricordo il suo tour teatrale nel 1996 -, sono ospitati solo negli stadi. Come siete riusciti a portarlo in un contesto come quello del villaggio rock di via Appia?
Si tratta di un contesto affatto nuovo bensì storicizzato, almeno nella cultura mondiale. Mi spiego: Springsteen così come altri “eroi del rock”, chiamiamoli così,  hanno sempre fatto concerti senza spalti o tribune anche in città importanti come Londra, ma anche negli States e in altri paesi d’Europa. D’altronde tutti i grandi festival europei si tengono nelle arene.

I big italiani, invece, continuano a preferire gli stadi…
Glisserei su big italiani, mancano spesso di coraggio. Ma non critico certe scelte, rispetto le opinioni di ciascuno. Vorrà dire che porteremo altri giganti del rock mondiale nei nostri spazi. Artisti e band capaci di fare i numeri del Boss nel mondo saranno al massimo una decina. Ci stiamo già lavorando. Il nostro, infatti, è un lavoro che prevede un’organizzazione a lunga gittata, tant’è che Springsteen è il risultato di un’operazione che è iniziata a luglio di un anno fa. Abbiamo contattato il suo agente italiano, il suo produttore ha fatto un sopralluogo sul posto e ha dato l’ok. Nell’edizione del 2014 vogliamo organizzare diciassette eventi di medio livello e utilizzare l’arena da 45 mila posti usata per il Boss almeno altre tre volte.

Chi fa questi numeri oltre a lui? U2, Rolling Stones, Metallica?
Ti fermo. Comunicare in anteprima un big che possa trasferire tre ore e mezzo di intense emozioni come ha fatto Springsteen è difficile. Io e Sergio Giuliani stiamo lavorando a un’idea che vada oltre i canoni consueti. La location dell’arena adesso non dobbiamo più presentarla e farla conoscere, siamo alla fase sucessiva. Abbiamo in curriculum il Boss, con uno show che è andato benissimo e con un’organizzazione di cui andiamo fieri, per uno spazio che abbiamo fotografato in ogni particolare e momento, prima, durante e dopo lo show.

Bruce Springsteen

Il mondo discografico è in forte crisi perché i dischi non si vendono più e i produttori prendono fiato solo con le tournée. Tanti festival quest’anno almeno in Italia non sono stati proprio realizzati per mancanza di fondi. La piazza di Roma, in controtendenza, sembra reggere, come te lo spieghi?
A Roma affluisce tutta Italia e non solo. Quello del Rock In Roma è poi un approccio diverso dal classico evento singolo o dalla tipica kermesse di tre giorni. Noi spalmiamo gli eventi nell’arco di due mesi di festival e questo ci consente di “acchiappare” le tournée mondiali di tanti artisti e di ridurre i costi per palchi e strutture che vengono ammortizzati in un periodo più ampio. Ti faccio un esempio: a luglio abbiamo messo in fila Rammstein, Arctic Monkeys insieme a The Vaccines e Mark Lanegan Band, infine Bruce Springsteen. Già con questi nomi e il riscontro del pubblico potevamo ritenerci soddisfatti perché abbiamo utilizzato in tre sere diverse tutti e tre i nostri palchi in eventi con numeri diversi. Ma il nostro obbiettivo non è fare la tre-giorni. Con questo villaggio rock di sessanta giorni riusciamo a tenere i prezzi dei concerti più bassi anche rispetto alle altre date degli stessi artisti. In un festival che dura tre giorni paghi anche l’artista che non vedi, se distribuisci i costi in due mesi risparmi. Per i Sigur Rós o per gli Atoms For Peace il biglietto costava 32 euro. Quello di Neil Young costava 43 euro. Tra i più bassi al mondo. Quando fai questi prezzi attiri anche turismo dall’estero, perché un inglese che vuole andarsi a sentire Young o Springsteen, sceglierà noi perché rispetto a Londra il concerto gli costa di meno e con quello che risparmia si viene a fare anche il weekend a Roma creando indotto.

Il Comune di Roma non vi ha supportati quest’anno, così come Provincia e Regione Lazio.
La nostra è un’organizzazione privata, con i nostri sponsor, le nostre partnership. Offriamo la nostra qualità e vendiamo un grande numero di biglietti. Alla luce di questo porteremo anche per il prossimo anno il nostro progetto agli enti preposti. A noi serve collaborazione soprattutto logistica, prim’ancora che economica. Dati alla mano, quelli delle transazioni delle carte di credito per acquistare i biglietti, anche quest’anno abbiamo portato un’infinità di stranieri a Roma. Da Londra, dagli Stati Uniti, da Israele, Francia, Spagna. Anche dall’Australia. Roma rappresenta il 25 percento del totale dei clienti del nostro festival. Per Springsteen su 35 mila persone i romani erano appena 9 mila.
Inviteremo le istituzioni a supportarci. Come? Facciamo un festival green! Oppure realizziamo una manifestazione alla quale si arrivi solo con i mezzi pubblici, come fa l’amministrazione di Rio de Janeiro per il Rock In Rio. Che le istituzioni ci aiutino potenziando mezzi pubblici notturni, a cominciare dalla metro che è vicina a Capannelle e che non può chiudere a mezzanotte!
Quest’anno abbiamo fatto tutto di tasca nostra con una partnership di Trenitalia che ha fatto degli sconti all’utenza e potenziato i treni, ma che però abbiamo dovuto pagare noi. Poi c’erano anche le navette prenotabili che con 3 euro ti portavano a Termini oltre all’accordo con l’aeroporto di Ciampino dove potevi lasciare l’auto e prendere un bus fino al concerto. Tutto esclusiva iniziativa privata….

Che il Comune non collabori sulla “viabilità” è faticoso da comprendere, ma voi comunque non siete una onlus. Quanto costa portare a Roma un artista come Springsteen e quanto è il margine di guadagno?
Non ti dirò mai quanto costano gli artisti per una questione di privacy ma quest’anno la media è stata di 350 mila euro ciascuno. Per ogni singolo concerto singolo c’è una margine di guadagno tra l’8 e il 13 percento rispetto all’incasso lordo. Pochissimo se pensi al rischio. C’è tanta passione in quello che facciamo. Se volessi più sicurezze imprenditoriali e più guadagno probabilmente farei altro.

A questo proposito: “Chi organizza concerti non sa mai in anticipo se ci guadagna o no. Mi accontenterei di non rimetterci troppo”, ci ha detto una volta un tuo collega. Quanto conta la passione per la musica di chi organizza concerti per mestiere, e quanto il mero spirito imprenditoriale?
La linea è sottilissima. C’è intuito per la musica ma anche per lo show business. Perché la mia azienda non è solo produttrice di Rock in Roma e di concerti rock. Fa anche family enterteinment. Siamo quelli che hanno portato per la prima volta la Disney, Brignano…

Non ti precludi nulla, dunque. Non dici cose del tipo “Gigi D’Alessio non lo faccio!”.
(Ride, NdR) Guarda, non l’ho mai fatto e forse non lo farò mai… Ma non rifiuterei Allevi o Mannarino. Un paio di volte abbiamo organizzato anche il capodanno del Comune di Roma con grandi responsabilità. Gestire manifestazione di questa portata significa avere a che fare con migliaia di persone che lavorano in cantieri molto grandi e masse sconfinate di gente che affluiscono al tuo evento con grandi responsabilità perché devi anche garantire la sicurezza. A un giovane consiglierei prima di tutto di farsi le ossa in un’azienda normale prima di improvvisare una cosa come l’organizzazione di festival o eventi.

rock-in-roma-cast

Due mesi di concerti sposteranno tra gli 8 e i 10 milioni di euro, lo stesso budget del festival di Barcellona che però dura solo pochi giorni” avete dichiarato alla presentazione del Rock In Roma. Sono il Rock In Rio e il Sonar i vostri modelli?
Noi puntiamo a quel livello di qualità ma in un arco di tempo notevolmente più ampio dei dieci giorni di Rio de Janeiro o dei tre di Barcellona. Come al Sónar anche noi stiamo puntando a far suonare nelle stesse ore più palchi e più concerti. Non ci manca tanto, abbiamo già tre palchi e tre spazi montati contemporaneamente. Dobbiamo solo farli funzionare. Stage e show che iniziano e finiscono a ruota, facendo partire gli spettacoli già nel pomeriggio. Il segnale che vogliamo dare è che anche in Italia cose di questo tipo si possono fare, al momento solo con sforzi quasi esclusivamente privati, ma senza il minimo intoppo o problema.

Sembra stia prendendo piede in Parlamento per iniziativa trasversale di un gruppo di parlamentari e col beneplacito del Ministro della Cultura Massimo Bray, un emendamento/proposta di legge per facilitare burocraticamente eventi di musica live che si svolgano entro mezzanotte e con un pubblico fino a duecento persone. Se dovesse passare basterà un’autocertificazione per dar vita ad un concerto di piccola portata. Questo potrebbe rilanciare la musica del vivo. Cosa ne pensi?
Sarebbe fantastico ma ci credo poco. La burocrazia nel nostro lavoro è pazzesca. Per fare un concerto devi aprire un cantiere che dura solo pochi giorni, se non ore, e comunque chiedere una quantità immane di documenti, permessi, normative, richieste alla ASL…

Quanta gente lavora attorno a un festival come Rock In Roma?
Nell’arco di tutto il festival abbiamo fatto lavorare almeno 4000 persone tra carpentieri, facchini, architetti, addetti alla produzione, ingegneri che controllano che tutte le fasi di montaggio e smontaggio siano fatte in sicurezza. Solo il giorno di Springsteen erano impegnati 550 stewart.

Biglietti e bagarini: come vi regolate?
Si tratta di una battaglia quotidiana per noi. Per il concerto dei Deep Purple ci siamo trovati gente con biglietti falsi e ci sono dei procedimenti in corso contro ignoti. Io invito sempre la gente a non acquistare mai biglietti da altre persone. Se c’è qualcuno intorno all’area del concerto e lontano dai nostri botteghini che vende biglietti originali acquistati dalle rivendite autorizzate non mi interessa (non c’è neanche una legge che ci tutela in merito). Il biglietto falso è un’altra cosa: è una truffa ai danni del privato che investe per un evento.

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