Alessandro Gori

Sgargabonzi Live!

Il 10 maggio, Lo Sgargabonzi Live! sbarca per la prima volta a Roma, alla libreria Altroquando. A questa, seguiranno altre due date nel mese di maggio: il 20 al caffè letterario Volume di Firenze e il 31 al Checkmate RockClub a Genova.
sgargabonzi

brodolinicopertinaGrazie al suo blog Lo Sgargabonzi, attivo dal 2005, Alessandro Gori è un po’ una celebrità dell’internet e dei social, con diverse migliaia di fan al suo seguito. 
Meno di un anno fa è uscito per Fuori Onda Libri il suo esordio nel mondo letterario, Le avventure di Gunther Brodolini, che ad oggi sta riscuotendo un meritato successo. Successo consolidatosi anche negli Sgargabonzi Live!, occasioni nelle quali prendono vita le battute, i racconti e i personaggi del celeberrimo blog.

Le avventure di Gunther Brodolini è un libro costituito da racconti brevi, che però prevedono sempre lo stesso protagonista, con tanto di scioglimento finale. Sarebbe sbagliato secondo te considerarlo una via di mezzo tra la raccolta di racconti e il romanzo?
Brodolini si propone come un romanzo di formazione, una sorta di road-movie in acido lisergico a bordo una Seat Marbella con un pagliaccio pederasta sul sedile accanto. Anche se la continuità non è strettissima, il protagonista cresce e peggiora dai propri errori. Anche il modo in cui scrive muta forma di capitolo in capitolo e racconta questa evoluzione.

Com’è nato il personaggio di Gunther e perché hai scelto di usare proprio la prospettiva di un bambino per questi tuoi racconti?
Ho assecondato un personaggio che conosco molto bene, perché è molto vicino a come mi sento io. Un moccioso in perenne equilibrio fra sogno e disillusione, fra lubrico e ideale, che cerca di rimanere a galla in un intingolo di percolato e contraddizioni, che ha orrore dei propri pensieri e che vive un eterno conflitto con l’impossibilità di essere puliti.

Come consideri il tuo umorismo? C’è un autore in particolare che ha influenzato la tua poetica?
Non saprei dirti, non mi faccio domande sul mio umorismo perché sarebbe un po’ come spiegare le barzellette. Posso solo dirti che non amo le gag rotonde, le risate grasse, di pancia, quelle che ti saziano. Le barzellette appunto. Se per sbaglio mi ci avvicino, cerco sempre di scarabocchiarci sopra, di inocularci un germe di repellenza e fastidio. Del resto, non mi piace nemmeno il surreale quando diventa la comoda scappatoia per comici poco divertenti. Non ho riferimenti particolari, se non gli Squallor e Renato Pozzetto.

Nel tuo libro e nelle battute del tuo blog Lo Sgargabonzi compaiono spesso personaggi più o meno noti legati all’immaginario popolare. Con che criterio li scegli, se c’è un criterio?
Non c’è un metodo preciso. Mi piace andare più per suggestioni e sesto senso. Ci sono personaggi che mi portano a fantasticare su un loro mondo nascosto e insospettabile. E meno ne so di loro e meglio è. L’importante è essere sempre laterali, non scontati. Raccontare Gesù come un pervertito o Gianni Morandi come un coprofago penso sia la cosa più noiosa e trita possibile. Quando vedo Stefano Rodotà mi viene subito in mente un flash di un episodio immaginario ma secondo me del tutto realistico: lui da piccolo che va nei boschi a registrare il suono degli uccelli, poi quando va ad ascoltare il nastro scopre di aver registrato la voce di sua madre morta. Mario Monti? Sono convinto che il suo film preferito sia Sister Act 2, visto a tempi invertiti e senza le scene con Woopy Goldberg, attrice che non ama. Amanda Knox invece immagino che si sia fatta tatuare sotto ai piedi il volto di Aldo Agroppi, per poterlo calpestare ad ogni passo.

I tuoi “Sgargabonzi Live” stanno riscuotendo un buon successo. Qual è il pubblico di questi eventi?
È un pubblico eterogeneo, ma accomunato dal fatto di avere un senso dell’umorismo sicuramente poco sobrio e ancor meno presentabile. Una volta è venuto anche uno della Bo-Frost.

Nel blog, ma anche in Gunther Brodolini, ti lanci spesso in battute piuttosto provocanti i cui bersagli sono malati terminali, persone affette da sindrome di down, ecc. Temi che possono urtare la sensibilità di alcuni, ma che comunque fanno parte del gioco. Come rispondi a chi ti accusa di essere troppo gratuito e scorretto e come spieghi il meccanismo che si cela dietro queste feroci battute?
Non c’è cinismo, tutt’altro. C’è il tentativo, non per forza riuscito, di infastidire un cinico portando all’estremo il suo pensiero e spogliandolo dei mezzucci ipocriti con cui cerca di sdoganare la propria analità. Del resto il cinismo è la caratteristica che meno sopporto negli altri, insieme allo snobismo verso i fumetti bonelliani.

Per concludere: una battuta al volo per i lettori del Mucchio.
Grazie a voi ho scoperto un sacco di cose sulla musica. Tipo che anche i fan più sfegatati di Max Gazzé hanno solo il Greatest hits e il secondo album, che però al momento hanno prestato al cognato. Che i trentenni che vanno ai concerti di Capossela in frac e cilindro, poi ci restano sempre male quando una sbarbina ubriaca limona con tutti tranne che con loro. Che i fan di Battiato dopo i concerti amano andare nelle enoteche, ordinare un tagliere di cubetti di formaggio e farseli spiegare. E ho scoperto che quando nei club scambisti mandano le canzoni di De André, tutte le donne con idee progressiste se lo tolgono di bocca in segno di rispetto ma intanto continuano a masturbare un ciccione.

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