Ali Smith

Stagioni diverse

Il primo volume della tetralogia della scrittrice scozzese si chiama "Autunno", l'ultimo, vien da sé: "Estate". Solo la prima stagione è edita in Italia, un valido pretesto per incontrare Ali Smith.
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«In tutto il paese c’era angoscia e giubilo». La data in cui felicità e tristezza si sono incontrate è venerdì 23 giugno 2016, il giorno in cui la Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’Europa. Ali Smith nel suo romanzo Autunno (BigSur, traduzione di Federica Aceto) racconta proprio i mesi dopo la Brexit attraverso gli occhi di una donna trentenne con un lavoro precario, Elisabeth, e di sua madre. Ma percorre anche un viaggio onirico attraverso le memorie di Daniel Gluck, ultracentenario vicino di casa di Elisabeth e suo mentore, ricoverato in una casa di cura e incapace di risvegliarsi da un sonno che dura settimane.

I colori della natura che muta con l’inoltrarsi dell’autunno fanno da cornice a una Gran Bretagna divisa, dove c’è chi, come la madre di Elisabeth è sconvolto dal risultato del referendum e chi, invece, galvanizzato dalla vittoria del nazionalismo, inizia a costruire muri – perfino attorno a prati deserti.

Autunno è anche il primo romanzo di una tetralogia ispirata alle stagioni che l’autrice scozzese, che da anni vive a Cambridge, sta scrivendo per raccontare il suo paese. A fine 2017 in Gran Bretagna è stato pubblicato anche il secondo volume della serie, Inverno.

9788869981258_0_0_0_75Perché ha iniziato dalla stagione del decadimento, quando gli alberi perdono le foglie?
La ragione è molto semplice: volevo che la tetralogia si concludesse d’estate, quando le foglie sono verdi e i colori della natura sono brillanti. Desideravo una fine che fosse un nuovo inizio. Anche se in realtà già in autunno gli alberi si stanno preparando per qualcosa di nuovo, l’anno che verrà.

Più volte ha raccontato di aver pensato a questi libri per più di un ventennio, perché ha deciso di scriverli proprio ora?
È vero, ho iniziato a pensare alla tetralogia più di vent’anni fa. E ho deciso di scriverli quando ormai era la primavera del 2016. Questo è accaduto perché non siamo noi a scegliere i libri, ma loro a trovare noi. Un detto che vale quando li si legge, ma soprattutto quando li si scrive.

In che modo un evento contemporaneo come la Brexit si è inserito in una narrazione che ha avuto una gestazione ventennale?
All’inizio del 2016 si è iniziato a parlare del referendum e tutti quanti pensavamo ci sarebbero voluti anni prima di arrivare al voto. invece la stessa estate siamo andati alle urne e ha vinto il leave. Poiché volevo scrivere un libro che abbracciasse il più possibile la contemporaneità, non ho potuto fare a meno di inserire la Brexit, anche se questo ha comportato la richiesta al mio editore di posticipare la consegna.

In Autunno il personaggio che sembra più colpito dall’esito del referendum è la madre di Elisabeth: non è curioso che proprio lei, una donna tanto conformista, diventi insofferente al potere e allo status quo?
Anche per me è stato sorprendente scoprirlo, ma i personaggi vivono di vita propria e si creano da soli la loro pelle. Il che è curioso perché i libri sono identità fisse, immutabili, ma noi come esseri umani siamo composti da moltitudini. E così i personaggi, che si creano da sé.

Sia in Autunno che nel secondo volume della tetralogia, Inverno – ancora inedito in Italia – molti personaggi sono anziani. Da dove nasce l’interesse di raccontarli?
Una storia se esclude qualcuno non è completa. Pensiamo a Daniel, in oltre un secolo di vita, porta il passato dentro di sé, nelle sue stesse ossa. Spesso dimentichiamo che noi siamo storia, dentro di noi scorre il vissuto dei nostri antenati. Il passato, il presente e il futuro sono molto più legati di quanto ci piace ricordare.

Anche l’amore di cui scrive in Autunno è in qualche modo inedito. Non si tratta di amore passionale, carnale, ma di un’unione spirituale…
L’amore è qualcosa di immenso e, proprio come la storia, non è esclusivo. Anzi ha un’infinità di forme. Spesso le persone ne sono spaventate, soprattutto delle forme di amore che non sono in grado di comprendere o provare. In realtà l’amore è ovunque e spesso se ne sperimenta solo una forma su un milione.

Tra cui l’amore che trascende il tempo, almeno stando a quello che accade in Autunno. A questo punto sorge spontanea una domanda: il tempo nell’universo letterario da lei creato è circolare o lineare?
Il tempo segue un percorso lineare, questo lo sappiamo tutti. Ma esiste anche un tempo circolare vicino alla nostra esperienza umana. Pensiamo alle stagioni, che ogni anno si ripropongono. Allo stesso modo però ogni stagione è completamente nuova. E in questo vedo una scintilla di speranza: la possibilità che anche in un ciclo predefinito ci sia spazio per qualcosa di nuovo.

Autunno si apre con rivisitazione dell’incipit di Racconto di due città di Dickens e in tutto il romanzo aleggia la presenza dell’unica esponente della pop art britannica, Pauline Boty: che cos’è l’arte e in che modo influenza la sua scrittura?
L’arte è una realtà suprema, dove la mente e il corpo si incontrano. L’arte ha la capacità di rinnovarsi costantemente: di fronte ad essa sentiamo qualcosa, e ci ricorda la nostra mortalità, ma anche la possibilità di lasciare il nostro segno nel tempo. L’arte è un dono per l’umanità.

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Pauline Boty nel suo studio

Un’esperienza che Daniel prova quando vede le opere di Pauline Boty…
A me è successo lo stesso! Ho visto le opere di Pauline Boty e sono stata colpita dalla loro potenza, poi ho scoperto la sua vita, costellata da tragedie. Ma ho capito perché una vita come la sua non finisce mai: continua attraverso la sua arte e la sua energia si trasmette negli spettatori. Pauline Boty è una figura contemporanea, militante. Nella sua arte esprime cosa significa essere vivo in un determinato periodo storico. In tutte le sue opere chiede allo spettatore di guardare due volte. Una per godere dell’arte in sé, una per riflettere.

Non a caso le opere di Pauline Boty sono state criticate e censurate dalla stessa famiglia dell’autrice che le ha nascoste per decenni dopo la sua morte…
Pauline Boty nella sua breve vita è stata una torcia che ha messo in luce tutte le ipocrisie del mondo occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Disparità di genere e di classe… È stata una voce del cambiamento, della rivoluzione degli anni Sessanta: si è opposta a tutto ciò che era la convenzione. Prendendosene perfino gioco: siccome era molto bella i giornali volevano sue foto, così lei si faceva immortalare davanti alle sue opere “scandalose”.

Un periodo di convenzioni che si sta riproponendo, visto il revival di populismi, razzismo e misoginia. Come si potrà superare questo ritorno al passato che sta vivendo l’Occidente?
Spero che il periodo buio che stiamo vivendo venga arginato da persone giovani e intelligenti. Perché credo molto nella forza dell’intelletto delle generazioni più giovani contro l’oscurantismo. In questo momento, poi, il mondo è spaccato a metà: c’è chi detiene tutto il potere e il denaro, e chi non ha neppure una casa. Come ci possiamo definire umani se non vogliamo condividere il mondo con gli altri? Certo, i soldi e il potere ci hanno divisi, ma dobbiamo tenere a mente che non resteranno nelle mani delle stesse persone per sempre. Tanto più che il riscaldamento globale nei prossimi decenni potrebbe cambiare le terre in cui viviamo e renderci i prossimi in cerca di un nuovo posto da chiamare casa.

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