Davide Toffolo

Graphic Novel Is Dead

Il tempo di un caffè e una sigaretta con El Tofo per parlare dei suoi imminenti progetti e della sua ultima opera "Graphic Novel Is Dead" passando per il Pasolini, Zerocalcare e quella provincia a cui deve tanto e il suo inseparabile amico Pepito.
Davide Toffolo
Graphic Novel Is Dead

toffolo_azzurro300Davide Toffolo è una trottola incontenibile. Terminato il tour che ha accompagnato Nel giardino dei fantasmi, l’ultimo album dei suoi Tre Allegri Ragazzi Morti, l’eclettico artista di Pordenone, per celebrare il ventennale della band, si è dedicato alla trasposizione in musical del fumetto Cinque allegri ragazzi morti (Coconino). Quando lo contattiamo si trova invece al lavoro su un curioso progetto di stand-up comedy che nel mese di febbraio avrà lo scopo di promuovere l’uscita della sua ultima opera disegnata, Graphic Novel Is Dead (Rizzoli Lizard), spassosa ma al tempo stesso tragicomica commedia autobiografica.

Fino a poco tempo fa eri alle prese con un musical, giusto?
Sì, sono andato in scena con una compagnia teatrale vera e propria. E’ stato bellissimo. Il nostro spettacolo è andato sold-out a Milano per cinque date consecutive. È stato un esperimento di teatro contemporaneo molto bello, molto forte.

Hai annunciato altre date live in cui ti cimenterai nel dar vita a Graphic Novel Is Dead, di che si tratta?
E’ un altro progetto ancora che vuole essere un modo alternativo alle solite tourneè promozionali. Questa graphic novel nasce sotto gli occhi dell’oracolo Andy Kaufman e quindi voglio cercare di portare in giro una comicità che gli assomigli. Ecco perché avrà la forma di stand-up comedy.

Graphic Novel Is Dead è autobiografico, come mai questa scelta?
Volevo lavorare su di me e sul mio essere personaggio pubblico. Sono circa due anni che vado in giro vestito da yeti con la faccia da morto e mi piaceva, per continuare nella tradizione del fumetto underground, tentare la strada dell’autobiografia sotto forma di commedia (quasi) comica.

1 Rispetto alla carriera da musicista vissuta sempre nell’ombra dell’anonimato, ti sei messo a nudo!
Sì, e questo doppia vita è presente anche nel libro: durante il racconto c’è un binario fotografico in cui vive la mia forma pubblica che è caratterizzata da una maschera e in cui io sono astratto, non ho una fisicità reale. Poi invece quando divento fumetto comincio ad immergermi in una vita più reale, quella quotidiana.

È stato difficile raccontarsi?
Se da una parte è stato divertente dall’altra qualche perplessità l’ho avuta. Con la chiave comica sono riuscito ad affronare più facilmente alcuni argomenti scabrosi. Perché a guardare bene questo è un libro scabroso, si parla anche di cose mie molto intime e abbastanza pesanti.

Oltre a Kaufman e al suo anti-humour, ci sono tratti alla Woody Allen, mi sbaglio?
Di Kaufman mi è sempre piaciuta l’idea di poter giocare con i media e con la propria immagine pubblica in modo spregiudicato. Però ecco, se ci trovi anche elementi che rimandano ad Allen… beh, non posso che esserne contento.

Quali altre influenze hanno caratterizzato la realizzazione di questo fumetto?
C’è molto dell’underground americano ed è un omaggio anche a Robert Crumb e a un certo tipo di fumetto degli anni Sessanta. Per quanto riguarda invece le influenze che caratterizzano il mio segno mi ritengo sempre in debito con Magnus, Pazienza e i fratelli Hernandez. Ma in questa graphic novel penso appaia più evidente l’essermi rifatto soprattutto a un certo tipo di underground a stelle e strisce.

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Quanto sei lagato alla figura di Pasolini che in più di un’occasione appare sulle tavole del tuo ultimo lavoro?
Moltissimo, soprattutto da quando ho realizzato l’opera a lui dedicata. Ci ho messo del tempo per liberarmi dalla sua ombra, però mi sento ancora molto legato a lui.

In alcuni sketch di Graphic Novel Is Dead trova spazio anche Zerocalcare, l’artista che ha ridato verve al fumetto italiano…
Sì, intanto è da considerarsi come un omaggio a un grande autore contemporaneo. Poi avevo voglia, e mi sembrava una cosa interessante, poter raccontare il sentimento dell’invidia – che con simpatia lega tutti noi a Zerocalcare.

Pepito in quest’ottica può essere visto come il tuo armadillo?
Non l’ho pensato in questi termini però sì, è una spalla. Pepito è li, non è così moralizzatore come l’armadillo, ma è lì che osserva la mia vita e mi riporta ogni tanto con i piedi per terra. Pepito poi è vero, esiste!

C’è tanta provincia nel tuo ultimo lavoro…
Io sono un uomo che viene dalla provincia e anche se attualmente non vivo più a Pordenone, il mio pensiero si è formato lì, e tuttora sento di avere un debito aperto con lei.

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Il titolo Graphic Novel Is Dead pare andare in controtendenza con lo stato attuale del fumetto nostrano.
Io lo interpreto in due modi, un po’ come quando si urlava “il punk è morto”: la prima è che la graphic novel in Italia c’è ed è in grado di sorprendere, la seconda è che il mondo della graphic non è così consueto e normalizzato come la gente si immagina.

Ti è mai capitato di partire da un disegno e ritrovarti con in mano una canzone o viceversa?
Certo, è capitato e capita tante volte. D’altronde tutta la storia dei Ragazzi Morti attinge al mondo del fumetto.

Come speri di essere ricordato? Come un musicista prestato al fumetto o come un fumettaro prestato al punk?
Non so, penso che alla fine verrò ricordato più come il cantante vestito da Yeti con una maschera da morto! (ride, Ndr)

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