DuDag

Intervista confidenziale a un editore emergente

Fare per i libri ciò che Youtube ha fatto per i video: democratizzare l’accesso e far emergere il talento. Vediamo come.
Lorenzo_Baravalle

Logo_DuDagHa le idee chiare Lorenzo Baravalle. Quando ci incontriamo e gli comunico che ho intenzione di intitolare l’articolo che deriverà dalla nostra chiacchierata Intervista confidenziale a un editore emergente, mi interrompe prontamente. “Non sono un editore“, sibila fiero e un po’ seccato. Lorenzo Baravalle, giovane creativo della provincia di Cuneo, ha avviato un progetto chiamato DuDag: una piattaforma su cui è possibile scaricare e-book inediti a un euro e interagire direttamente con l’autore come in un social network. Un piccolo business che, lo capisco subito, è animato da un intento tanto singolare quanto ambizioso. “Rivoluzionare l’editoria?” azzardo, “No, più che altro rivoluzionare la lettura“.

È chiaro che di DuDag non ho capito molto…
DuDag non è una casa editrice, non è un editore online, né un self publisher. È un sistema che vuole fare per i libri ciò che Youtube ha fatto per i video: democratizzare l’accesso e far emergere il talento.

Puoi spiegarti meglio?
DuDag è un social publisher, ed è il primo in Italia. È social nel senso che lo scrittore che pubblica su DuDag si relaziona con un pubblico di lettori enorme e appassionato. Il lettore compra un libro e dopodiché può commentarlo e votarlo: si confronta con l’autore esternandogli quelli che, secondo lui, sono i punti di forza o di debolezza dell’opera. Chi legge contribuisce a far crescere il testo, in attesa che questo venga notato dalle case editrici tradizionali e diffuso secondo la prassi.

Cosa deve fare uno scrittore che vuole farsi conoscere tramite DuDag?
Deve inviarci un testo – romanzo, saggio, manuale, raccolta di poesie – e noi lo pubblichiamo offrendo gratuitamente un servizio di correzione bozze e di impaginazione. L’opera viene messa in vendita in formato e-book al prezzo di 1 euro, di cui il 50 percento va allo scrittore. DuDag ha uno scaffale ricchissimo, dove sono presenti tutti i generi letterari.

Quindi l’autore non spende niente e, nella migliore delle ipotesi, guadagna qualcosa?
Esatto. DuDag offre a moltissimi scrittori, soprattutto emergenti, la possibilità di mettersi alla prova testando la ricezione del testo da parte del pubblico, lo stesso che, in futuro, potrebbe scegliere quel libro sullo scaffale di una libreria vera e propria.

L’intenzione di chi ti chiede di essere pubblicato tramite DuDag è sempre quella di ottenere, un giorno, la pubblicazione su carta?
Non sempre. C’è una scrittrice, per esempio, che dopo aver pubblicato alcuni libri cartacei, si è rivolta a me dicendo: “D’ora in poi voglio stare solo su e-book, sia come autrice che come lettrice“. Tuttavia l’aspirazione a vedere la propria opera in brossura è ancora la principale per moltissimi autori: DuDag vuole proprio aiutarli a sfondare la barriera di incomunicabilità che li separa dal sistema editoriale tradizionale.

Cos’è che non funziona nell’editoria ufficiale di oggi? La rigida selezione che molti editori impongono alle opere non è, tutto sommato, sinonimo di qualità?
Oggi pochissime persone decidono cosa possono leggere tutte le altre: ho letto che, in media, solo un aspirante scrittore su 92 viene pubblicato da una “vera” casa editrice. Sicuramente una cernita è necessaria, ma non credo che i restanti 91 siano tutti spazzatura. Pensa a Youtube, una rete che ha permesso a tanti giovani talenti del video making di condividere le proprie idee e la propria creatività, facendoli conoscere a un pubblico sconfinato. Alcuni di loro poi sono stati notati dai produttori nazionali, televisivi o cinematografici. DuDag vuole realizzare lo stesso processo: far sì che sia la comunità di lettori a giudicare il valore di un’opera, renderla meritevole di raggiungere le librerie.

Un giovane sostenitore della lettura digitale che però riconosce il valore che ancora riveste la “vecchia” editoria…
DuDag non vuole sostituirsi alle case editrici, vuole offrire una soluzione alternativa agli scrittori di talento i cui manoscritti rischiano di rimanere intonsi nei magazzini degli editori. Ma anche proporre un nuovo servizio ai lettori, rendendoli partecipi di un processo in cui la loro opinione e il loro gusto non contano solo a opera ultimata, ma già nel momento di creazione e di perfezionamento del testo. DuDag vuole fare da ponte: ecco, se dovessi dare una definizione, DuDag non è una casa editrice, non è un editore online, né un self publisher, è semplicemente un ponte, tra scrittori ed editori, ma anche tra scrittori e lettori.

A proposito di definizioni, quale delle seguenti ritieni più appropriata per DuDag: un atto di beneficenza, una forma di mecenatismo o un tentativo di cambiare il mondo?
Forse l’ultima, anche se in fondo sono solo una persona che ha avuto un’idea e che sta tentando di metterla in pratica.

Quando gli chiedo se personalmente abbia mai avuto intenzione di scrivere un libro, Lorenzo apre le braccia in segno di rassegnazione, come se avesse appena ascoltato la domanda più ovvia del mondo: “Naturalmente sì” risponde. “Anni fa ho scritto le prime due pagine di quello che credevo sarebbe diventato il Grande Romanzo Italiano di questi tempi, ma son ancora a pagina due. Credo che per scrivere servano disciplina e costanza: bisogna allenarsi”. Quando gli dico che, secondo me, il difficile dello scrivere è saper cosa scrivere, e che solo l’esperienza può aiutare in questo senso, Lorenzo concorda solo in parte: “Scrivere è, soprattutto all’inizio, autobiografia. Fare della psicanalisi su se stessi: questo mi affascina della scrittura”. E allora, finalmente, capisco: capisco la renitenza a dare definizioni, capisco l’attaccamento a un progetto che si vuole mettere in pratica, capisco l’avversione per le semplificazioni e pure la psicanalisi. Tutto tende lì, a quella che Lorenzo definisce idea, ma che noialtri, per comodità o minore disincanto, continuiamo semplicemente a chiamare letteratura.

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