Joel McIver

Back To The Future

Quattro chiacchiere con lo storico giornalista inglese di musica estrema.
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I confini della musica estrema sbiadiscono, gli spazi del suo sound si ampliano e attenuano l’utilizzo dei canoni consolidati. L’etichetta Profound Lore sfida le regole del genere. Gli Altar Of Plagues concludono il loro percorso post-black con un album avanguardista, e il frontman della formazione irlandese, James Kelly, prosegue il suo itinerario musicale con un progetto solistico sospeso tra pop ed elettronica. Probabilmente chi ha trascorso la propria adolescenza tra Manowar e Metallica sarà spiazzato da questo (con)fondersi di culture. Ma chi si ritrova ad avere circa la stessa età di Kelly, classe ’89, vive ormai questa no man’s land come consuetudine. È una terra sospesa, dove attraverso le commistioni degli Ulver o i muri sonori degli Amenra si può arrivare a viaggiare verso le origini della specie, sino a incontrare lo storico giornalista Joel McIver. Icona della stampa musicale internazionale, Mc Iver ha lavorato per varie testate, tra cui “Metal Hammer” e “Rolling Stone”. È autore di numerose biografie, tra le quali quelle di Metallica e  Black Sabbath. Qui, fra Ufomammut e Pallbearer, una conversazione sul presente, sul passato e sul futuro del metal.

Mi piacerebbe iniziare questa intervista trasformando in domanda alcune righe della prefazione di  Justice For All – La verità sui Metallica: il metal nasce e si afferma come espressione di adolescenza, aggressività, dissenso, ribellione e frustrazione, ed è per questo che la sua musica primitiva – secondo alcuni – è riuscita a raggiungere molta più gente di ogni altra musica degli ultimi anni. Ma per quanto tempo un genere può rappresentare autenticamente queste pulsioni, se nel frattempo diventa adulto?

Oggi il metal non è più quella musica da strada rivolta ai giovani: in parallelo con il suo pubblico, è maturato e diventato più sofisticato. Tuttavia, la sua natura aggressiva è rimasta, quindi è più utile per rilasciare energia, come mai prima d’ora.

Però, anche se non è più la musica di una volta, ci sarà una ragione se il metal oggi viene ancora utilizzato come mezzo di protesta. Penso a quello che significa questo genere in Medio Oriente, al disco del dissidente cinese Ai Wei Wei…

In questi paesi, la musica estrema è considerata una minaccia da parte delle autorità ed è un mezzo utile per la protesta. Nei paesi più evoluti viene correttamente considerata solo un’altra forma di espressione artistica.

Se in trent’anni la musica estrema è  per alcuni paesi divenuta “solo un’altra forma di espressione artistica”, se ha perso la sua carica eversiva, cosa è il metal contemporaneo?

Il metal odierno è sofisticato, ma allo stesso tempo anche meno eccitante di quello di trent’anni fa. La maggior parte – non tutte, ma la maggior parte – delle band metal riutilizza il vecchio materiale, e questo indica la saturazione totale della musica nella cultura popolare.

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Nella tua carriera ti sei occupato di biografie di gruppi “più giovani”, come i Tool, e ora  sta per uscire in Italia quella sui Rage Against The Machine. La musica estrema è rimasta prevalentemente uguale a se stessa oppure le contaminazioni hanno generato valide rivoluzioni di genere?

Contaminazione non è la parola che userei. Penso che il metal sia sottilmente cambiato per riflettere nuove influenze e gusti, e non a tutti questo piace. Sono abbastanza liberale e sono felice di vedere la musica evolversi, ma devo pure ammettere che il metal non è più impegnato come un tempo.

Quindi negli ultimi anni non ci sono stati gruppi in grado di rivoluzionare la musica estrema?

No, per niente. Ci sono state grandi band, ma nessuna con un approccio totalmente nuovo al genere.

A tal proposito, secondo te  non rappresenta una vera innovazione il doom dei Pallbearer?

Non conosco bene questa band.

Come ci si sente ad essere un gionalista di genere in un momento in cui sia la letteratura che la musica sono transgender?

Ci si sente bene. L’apprezzamento e il godimento in qualsiasi arte creativa non devono essere limitati da alcun confine fisico, come nel sesso.

I tre dischi metal degli ultimi dieci anni che hai amato di più?

Christ Illusion degli Slayer, Enslaved dei Soulfly e The Blackening dei Machine Head.

Credi che il metal resterà come un genere senza tempo, Tom Araya resterà in eterno come un nostro Elvis?

Senza tempo, eterno: parole grosse, troppo grandi per descrivere un genere musicale che ha meno di cinquant’anni. Ma credo che la natura umana avrà sempre bisogno di una presa in grado di rilasciare energia e, ad alta voce, la musica estrema sarà sempre quel veicolo adatto per questo sbocco, nei decenni a venire.

Cosa ne pensi della scena italiana più recente?

Mi piacciono gli Ufomammut, ma non conosco molti altri gruppi italiani che si occupano di musica estrema. Però so che l’Italia è piena di grandi musicisti e appassionati, il che è fantastico.

Cosa rimarrà nella storia del metal di questi anni Zero?

Se questo significa quale eredità ci lascerà, dico un enorme catalogo di musica che ci sosterrà per secoli.

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