Toni Bruno

Il fumettista cosmonauta

"Un giorno mi capitò di leggere un articolo su Jurij Gagarin e le conseguenze psicologiche dovute al suo viaggio nel cosmo e da lì venne fuori la storia. Sapevo di volere raccontare le dinamiche del disturbo post traumatico da stress e finalmente avevo trovato il modo di farlo."
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COVER DA QUASSù LA TERRA è BELLISSIMANella sua carriera fumettistica, l’autore catanese Toni Bruno è passato dalla palestra autobiografica (Lo psicotico domato) a temi sentiti (Non mi uccise la morte – La storia di Stefano Cucchi, sceneggiato da Luca Moretti) e comunque in qualche modo sempre vicini al suo mondo (Kurt Cobain – Quando ero un alieno, sceneggiato da Danilo Deninotti). Con Da quassù la terra è bellissima (Bao), invece, compie un taglio netto col passato: in bilico tra Storia e fiction conduce il lettore in piena Guerra Fredda quando la corsa allo spazio divideva il mondo. Una storia dalle forti tinte classiche che si differenzia dalle miriadi di romanzi a fumetti autobiografici che escono ogni mese. Un’opera semplice e corposa (pp. 204), senza effetti speciali, ma curata in ogni dettaglio, dalla colorazione alla caratterizzazione dei personaggi e che cattura dalla prima all’ultima tavola. Insomma, un salto stilistico notevole che lo lancia – alla stregua del cosmonauta protagonista del suo libro – lassù in alto tra i nomi più importanti del fumetto italiano.

La sceneggiatura è il valore aggiunto dell’opera. È tutto impeccabile, dall’ambientazione al ritmo ai dialoghi fino alla caratterizzazione dei protagonisti, ma quello che più colpisce è la cura per i dettagli, soprattutto quella per i personaggi secondari (un esempio su tutti, la cameriera della tavola calda, che solamente con sguardi e poche ma puntuali battute sprezzanti impreziosisce tutta la scena, scongiurando il rischio noia). Ce ne parli?
Man mano che delineavo la personalità dei protagonisti, mi rendevo conto della loro complessità. Avevo bisogno di altri personaggi che mi aiutassero a distribuirne il peso e che incarnassero le regole, i pregi e i difetti del mondo in cui si muovono i personaggi principali. Riguardo alla sceneggiatura, più in generale, ho preso in prestito gli elementi che contraddistinguono un percorso psicanalitico adattandoli a quello che i protagonisti dovranno affrontare. Insomma la corsa sovietica allo spazio e il conflitto con gli Stati Uniti si prestavano benissimo a metafore tuttora attualissime.

Anche la colorazione delle tavole riporta a quell’idea di fumetto classico. È stata una scelta precisa?
Pian piano mi sono reso conto che anche la colorazione voleva la sua storia, quindi ho cominciato ad associare determinate tonalità ai diversi passaggi del racconto. In alcuni punti il colore doveva aggiungere qualcosa alla scena, in altre suggerire uno stato emotivo e in altre ancora dissociarci dalla narrazione, o almeno, queste erano le mie intenzioni.

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La Bao ha puntato molto su di te, diamo per scontato che ti abbiano affiancato un editor: quanto è stato importante il suo apporto?
Ad affiancarmi è stato Michele Foschini nel modo più rispettoso e meno invadente possibile. Lo aggiornavo quasi costantemente su come procedeva la storia e non è mai accaduto che mi chiedesse di togliere o aggiungere qualcosa o di cambiarla. È capitato che qualcosa non lo convincesse del tutto, quindi ne discutevamo lasciandoci sempre con una domanda. Le domande funzionano, ti aiutano a trovare da solo le risposte senza che sia qualcun altro a farlo per te. Insomma, è stato importantissimo.

Oggi, nel 2016, come definiresti lo stato attuale del fumetto in Italia, sia dal punto di vista qualitativo si da quello delle vendite?
Parto dall’aspetto qualitativo: il livello è altissimo. Spero che le vendite siano altrettanto soddisfacenti.

Infine, dato che sei un nome più che affermato, che cosa consiglieresti a un fumettista in erba che si appresta al suo primo romanzo a fumetti?
Tu sei molto gentile, ma mi sento ancora all’inizio del mio percorso. L’unica cosa che mi sento di consigliare è di non fare soltanto finta di guardarsi dentro, ma di trovare il coraggio di farlo seriamente.

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