Un’intervista con Véronique Ovaldé

"Non bisogna guardarsi troppo mentre si scrive"

Conversazione con la scrittrice francese sul suo ultimo romanzo, "La sorella cattiva", minimum fax
veronique

Francese d’attitudini e interessi cosmopoliti, Véronique Ovaldé è una scrittrice verso cui l’attenzione del pubblico e della critica si fa sempre più alta – per quello che vale, un’attenzione testimoniata dai premi che va raccogliendo da anni. Perché Ovaldé ha dimostrato di saper cambiare registro nei suoi libri e all’interno dei libri stessi, perché si attesta su standard di scrittura qualitativamente molto alti, perché è curiosa e perché i suoi libri, pur riuscendo ad arrivare facilmente ai lettori, non mancano di sfoggiare una certa vena, perché no, sperimentale.

In Francia e in Italia – dove è stata ospite del Festival della Narrativa Francese, organizzato dall’Ambasciata di Francia e dall’Institut Français – è nota principalmente per il romanzo E il mio cuore trasparente. Tuttavia è forse la sua ultima opera, La sorella cattiva, a rappresenta al momento il maggior livello autoriale raggiunto da Ovaldé: un libro in cui convergono e s’intrecciano i destini di una famiglia, desideri d’emancipazione, il mondo delle lettere e degli scrittori – sebbene, come avrà modo di precisare nel corso dell’intervista, Ovaldé non ha scritto “un libro di corporazione”.

Per “La sorella cattiva” sei partita dal personaggio principale, Maria Cristina, il cui nome viene ripetuto nel romanzo in modo quasi ossessivo, a volerne sottolineare l’essenza; oppure dalla struttura psicologica dell’intero libro?

In realtà non parto mai dalla struttura psicologica del romanzo. Io parto dal nome, in questo caso Maria Cristina Väätonen  e forse per questo ricorre così spesso, lo scandisco continuamente. Accade anche in altri miei libri: se il nome c’è, ha un significato, perché è come se il personaggio si incarnasse con il suo nome, prendesse forma attraverso di essa, si riempisse momento dopo momento: il suo modo di stare al mondo, il passato, e così via.

E il momento in cui ha dovuto calare il personaggio di Maria Cristina nel romanzo, con tutta la sua essenza, le è venuto naturale?

Sì. La prima frase, “Maria Cristina Väätonen, la sorella cattiva”… io sono partita da quella  frase iniziale, per raccontare qualcosa che ha a che vedere con lo stato di una donna scrittrice. Che cosa significa essere una donna scrittrice, rispetto a essere scrittori uomini. Non so come stiano le cose in Italia, ma in Francia le due cose sono molto diverse. Si parla sempre di scrittura “al femminile”, come se ci fosse una scrittura femminile. Ecco, questa è una cosa che mi interessa da sempre: perché si debba guardare a un’autrice prima di tutto come donna.

Tutto questo si andava precisando mentre scrivevo il romanzo, assieme ad altri interrogativi che si pone questa scrittrice. Per esempio ho spesso incontrato scrittrici che si chiedevano: “avrò figli o no?” Questa è una questione fondamentale. Di frequente non ne hanno, e Maria Cristina decide di non avere figli, perché le sembra impossibile averne. Io ho una risposta diversa, perché ho un sacco di figli. Ma anche quando non si parla di sé, la biografia in qualche modo condanna, inevitabilmente.

Dal suo punto di vista – perché quello dei lettori, o dei critici, è diverso – esistono temi comuni che legano i suoi libri?

È sempre difficile parlare di noi e del nostro lavoro. Non bisogna guardarsi troppo mentre si scrive, altrimenti è terribile. Però ho tenuto molti incontri sui miei libri, ho parlato con molti lettori, e un’idea me la sono fatta. Credo che il tema ricorrente sia qualcosa che è legato all’affrancamento, all’emancipazione. E questo discorso si applica a qualsiasi tipo di “prigionia”, che sia familiare, politica, sociale, giuridica, coniuguale, di qualsiasi sfumatura.

Per Claramunt, personaggio che nella Sorella cattiva interpreta il “Grande Scrittore forse prossimo al Nobel”, ha avuto un modello reale, o più di uno, a cui si è ispirata?

Uhm, no, non avevo in testa un modello preciso di scrittore. Lo immaginavo come – e penso che si veda abbastanza bene – una vecchia star piuttosto boriosa. Lui stesso si percepisce così. È sprezzante con gli altri scrittori, li prende sempre in giro, li blandisce o li apostrofa in malo modo. Più che a un autore di narrativa, forse avevo in mente un Marlon Brando… arrogante.

Nel libro il mondo dell’editoria in generale non ne esce benissmo. Quanto ha contato, in questo senso, il fatto che lei lavora in questo ambiente (Véronique Ovaldé, oltre che scrittrice, è anche editor, ndr)?

Questo è vero, ma non mi piacerebbe affatto scrivere un libro corporativo! Quindi, ci sono alcuni accenni sugli scrittori, su quanto sono competitivi. C’è una frase molto azzeccata e molto bella di David Foster Wallace sugli scrittori. Lui dice che sono degli esibizionisti timidi. E questa definizione mi piace molto.

In un’intervista ha detto che il suo lavoro consiste in una prima scrittura e in diverse revisioni che si susseguono fino a giungere alla forma più pura. Ha sempre lavorato in questo modo, o ha cambiato qualcosa nel tempo?

Sì, devo dire che qualcosa di diverso c’è. Un tempo partivo da una frase per andare in seguito un po’ alla cieca. Mi piaceva, mi dava soddisfazione fare così, perché alimentava il mio desiderio quotidiano. Però più si scrive, più si pubblica, e più le cose necessariamente cambiano. Perché ci si conosce sempre meglio. Come dicevo prima, bisogna fare attenzione a non guardarsi troppo mentre scriviamo, ma nella pratica lavoro molto il testo. Ad esempio, sposto dei pezzi di testo, come in un puzzle, e questo mi piace molto. Fare in modo che i pezzi si incastrino alla perfezione. Ma sì, tutto sommato rispetto a qualche tempo fa rifletto di più su quello che scrivo. Se vuole, sono meno istintiva.

Se dovesse suggerire a un lettore che non la conosce un titolo da cui partire, quale direbbe?

Abbiamo sempre la tendenza a proporre l’ultimo libro, non per meri interessi promozionali ma perché è il più vicino a ciò che si è. Più vicini a quello che si sente e che si ha voglia di dire. Per questo, La sorella cattiva può essere il romanzo giusto. Da lettrice, anch’io procedo così quando mi avvicino a uno scrittore: parto dal suo ultimo libro e dopo procedo a ritroso.

Commenti

Altri contenuti Letture / Libri
1

Toni Bruno

Il fumettista cosmonauta

"Un giorno mi capitò di leggere un articolo su Jurij Gagarin e le conseguenze psicologiche dovute al...
bunker

Edward Bunker

Ritratto di un maestro del genere noir e crime

All’inizio del film Le iene di Quentin Tarantino, quando tutti i personaggi sono seduti intorno a un...
foto_yasmin

Intervista a Yasmin Incretolli

In libreria con "Mescolo tutto"

Un nuovo esordio per la casa editrice Tunuè: "ho provato a ribaltare il romanzo adolescenziale"
kerry

Intervista a Kerry Hudson

La scrittura come esperienza catartica

La scrittrice scozzese ci parla di "Tutti gli uomini di mia madre", appena tradotto per minimum fax
hasbun

Rodrigo Hasbún

Intervista allo scrittore boliviano, autore di "Andarsene"

Un romanzo breve intenso e affascinante, capace di combinare con grazia storia del Novecento e biografie individuali
ward

Colazione con Robert Ward

Viaggio con l'autore di "Io sono Red Baker"

Lo scrittore americano in Italia per presentare il suo nuovo romanzo “Hollywood Requiem"
viola

Intervista a Viola Di Grado

Incontro con Viola Di Grado a proposito di "Bambini di ferro", il suo nuovo romanzo

Dopo il successo di Settanta acrilico trenta lana la giovane autrice torna alla scrittura con un libro...
Processed with VSCO with c3 preset

Intervista a Mauro Tetti

L'autore di "A pietre rovesciate"

Un incontro con Mauro Tetti per raccontare il suo romanzo d’esordio "A pietre rovesciate", pubblicato nella collana...
gato-cortzar

Sulle tracce di Charlie Parker

Cortázar e L'inseguitore

Una nuova traduzione del racconto classico del grande scrittore argentino, l'indagine impossibile sull'inventore del bebop
classics

100 classici

Sul Mucchio di Marzo

Questa volta abbiamo deciso di fare un gioco: buttare giù una lista con i nostri 100 classici...
socrates_gazetas

Raccontare Sócrates

In ricordo del "Dottore"

Intervista con Lorenzo Iervolino, autore di Un giorno triste così felice (66thand2nd), dedicato al grande calciatore brasiliano,...
bianciardi

Perché Bianciardi

Ricordando Luciano Bianciardi, nell'anniversario della sua nascita

Il 14 dicembre 1922 nasceva Luciano Bianciardi: lo ricordiamo con due pezzi di Liborio Conca e Marco...