Amerigo Verardi

Spirito, mente e materia

"È un vero e proprio viaggio da fare con la giusta predisposizione d’animo", sostiene Amerigo Verardi, giunto con "Hippie dixit" al suo terzo disco da solista. Un doppio album denso, profondo, dove ci si imbatte in canzoni pop, ma anche nel rock e in una psichedelia che, a tratti, rimanda agli anni '70 di artisti come Claudio Rocchi o Alan Sorrenti. Le chiavi di lettura diventano molteplici.
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Nei cento minuti di Hippie dixit, uscito a dicembre 2016, ci si imbatte in una storia, quella di Amerigo – fondatore, fra l’altro, di ottimi gruppi underground quali Allison Run e Lula – ed è facile e quasi automatico specchiarcisi. Ci sono vicende personali, private; che si concretizzano in luoghi del cuore, trovando vita nello spazio di una canzone. Ed ecco la geografia. Basta dare un’occhiata ai titoli. Brindisi (città natale del cantante), Tangeri, passando per Korinthos, la via Appia e le Due Sicilie, in un volo magico (cit.), affascinante, misterioso e completamente fuori dal “nostro tempo”.

 

Sentendo il tuo nuovo album, sembra esserci una voce che ripete “anni ’70, anni ’70…“. Titolo, suoni, testi e anche copertina, rimandano spesso a quell’epoca. Una scelta voluta?
No, di certo. Personalmente non lo vedo come un progetto ancorato a un decennio in particolare, ma ci può stare che stilisticamente o concettualmente possa ricordare passi della musica prodotta in quegli anni. Comunque, questa è una materia di discussione che nello specifico riguarda più il vostro lavoro, e io cerco per quanto possibile di rispettare i ruoli e le idee di ognuno.


Hippie dixit, un titolo geniale…

Trovo divertente il fatto che, in qualche strano modo, il titolo risponda alla tua domanda precedente. È un semplice gioco di parole, con cui prendo un po’ in giro me stesso ed evidentemente anche chi crede davvero che io appartenga alla categoria degli inguaribili nostalgici.


Torniamo ai testi, che sembrano ritrarre visioni celesti, alte, ma parlano anche dell’uomo e dei suoi limiti. Come avviene la fase di scrittura?

L’uomo è fatto di spirito, mente e materia, e di conseguenza Hippie dixit, che è un album che parla dell’essenza dell’uomo, delle sue tensioni e delle sue contraddizioni legate alla quotidianità, cerca di esplorarne le diverse facce. È un tipo di scrittura che mi viene piuttosto naturale, perché sono vecchio e i vecchi spesso tendono a considerare seriamente questo genere di argomenti.

 

Cento minuti per un CD, non sono troppi?
Cento minuti non sono troppi in assoluto. Possono sembrare persino pochi, se ti ritrovi coinvolto in una forte sintonia con i suoni e le parole. Hippie dixit è un regalo per chi evidentemente ha voglia di farsi un regalo di questo genere. Gli altri non dovrebbero sentirsi in obbligo di ascoltarlo tutto d’un fiato, così come potrebbero anche decidere di non ascoltarlo affatto.


Ascoltandolo, si sentono lunghi accordi di chitarra, decisamente fuori moda, alternati a brani rock, psichedelici e anche pop. Non temevi una certa disomogeneità?

No, affatto. E d’altronde, non credi che sarebbe stato peggio realizzare cento minuti solo con “lunghi accordi di chitarra decisamente fuori moda”?

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Retrospettivamente, come osservi, nel 2017, i tuoi trent’anni di carriera?

Posso solo dirti che mi fa piacere esserci arrivato e di poterli festeggiare con un album come Hippie dixit.

 

Per quanto riguarda la musica di oggi, chi sono, se ci sono, gli artisti che apprezzi maggiormente, italiani o stranieri?
Francesco Motta mi piace molto, è uno dei pochi con una genuina attitudine rock underground. Alessandro Tomaselli è il talento nascosto, scrive canzoni magiche. E poi ho assistito a un concerto di Shilpa Ray che mi ha davvero emozionato.


Hippie dixit ha visto la luce anche grazie al crowfunding: invitavi i lettori a sostenere tre progetti. Il primo riguarda il disco in oggetto, il secondo una raccolta di brani mai pubblicati e il terzo il tuo primo libro, che si intitolerà S.I.N. – Scherzi improvvisi. Notturni. Ci dici di più sul secondo e terzo progetto?

Il CD I sogni nelle cassette è stata un’idea per salvare alcuni vecchi demo estraendoli dalle audiocassette in decomposizione. Ho pensato che potesse essere una bella cosa per chi mi segue dal 1987 o giù di lì. Il libro è una raccolta di scritti, ma prima di diventare libro era un semplice laboratorio in cui sperimentavo storie, rime e costruzioni verbali, divertendomi molto a farlo.

 

Hai in mente un tour per il 2017?
La mia agenzia, L’Eretico Booking, sta organizzando un tour promozionale che partirà tra febbraio e marzo. Suonerò in quartetto e poi farò delle date anche da solo.

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