Bologna Violenta

Le due facce del male

Il suo nuovo album, "Uno Bianca", non può lasciare indifferenti: sia per l’inconsueto mix di chitarre grindcore e orchestre d’archi, sia per l’argomento di cronaca affrontato. Per capire meglio, interroghiamo direttamente Nicola Manzan.
Bologna Violenta
Le due facce del male

Come ti è venuta in mente l’idea del concept sulla banda della Uno Bianca e come si sono svolte successivamente le tue documentazioni?
L’idea è nata quando mi sono trasferito a Bologna una decina di anni fa. Conoscevo la storia della banda, ma non ricordavo che i fatti si fossero svolti principalmente in questa città. Appena arrivato, sono capitato al Pilastro – che conoscevo di nome e solo per l’eccidio dei tre carabinieri – e da lì una serie di coincidenze ha fatto sì che cominciassi a documentarmi sui fatti, leggendo libri e articoli dei giornali dell’epoca che, non essendo così datati, sono spesso messi online dai rispettivi quotidiani. Vivendo a Bologna ho avuto modo anche di parlare, spesso per caso, con molte persone che avevano testimonianze da darmi su vari crimini.

Ogni traccia dell’album corrisponde a una sorta di episodio nel quadro d’insieme di un’unica sceneggiatura, purtroppo reale. Nello strutturare il tutto sei stato in qualche modo cinematografico, quasi a fare da trait d’union con i tuoi dischi precedenti. Un effetto voluto?
Per comporre ho dapprima scritto una piccola “sceneggiatura” con i fatti salienti da mettere in musica, per avere principalmente una struttura da seguire e forse è questo che dà ai pezzi un senso “cinematografico”. Inizialmente non pensavo che il disco uscisse così compatto, credevo, anzi, che fosse la conferma che la mia musica non è più influenzata dal cinema. Quello che ne è uscito, però, è effettivamente qualcosa di vicino ad un insieme di brevissime colonne sonore che raccontano un’unica storia. È stato un processo molto naturale, durante le registrazioni mi sono accorto che i brani e gli arrangiamenti si stavano evolvendo un po’ come era successo per i crimini della banda, quindi mi sono reso conto abbastanza presto che stavo costruendo un album che avrebbe avuto un senso generale ben definito.

Uno Bianca è forse anche il disco dove coesistono in maniera più evidente le due facce di Nicola Manzan: quella heavy, quella classica. Proprio a fare da parallelo fra efferatezza degli eventi musicati e loro drammatiche conseguenze. Una sintesi che hai effettivamente ricercato?
Sì, questa volta mi sono posto l’obiettivo di mettere insieme senza troppi indugi i miei due lati più estremi, per così dire. Da un lato i ritmi velocissimi supportati da chitarre distorte e un’impronta molto violenta, dall’altro le orchestre d’archi che creano atmosfere precise in ogni momento del disco. Gli archi hanno la capacità di essere molto espressivi, si può essere dolci e si può essere fastidiosi, si possono creare atmosfere rilassate ed altre parecchio tese; nel complesso si crea qualcosa che può essere orecchiabile, ma anche bizzarro. Senza gli interventi orchestrali questo album, a mio modo di vedere, sarebbe stato incompleto perché sarebbe venuta a mancare la componente emotiva.

In Rete si stanno già scatenando polemiche sulla pertinenza o meno di dedicare un album rock a fatti talmente delicati, e d’altronde in Italia il misundestanding e il processo agli intenti sono all’ordine del giorno. Ti saresti aspettato simili reazioni? Mi interessa soprattutto mettere a confronto il feedback che hai ricevuto da una parte dalla stampa, dagli addetti ai lavori e dall’altra dai parenti delle vittime, dalle persone legate agli eventi.
Non posso negare che ho sempre temuto che qualcuno si potesse scagliare contro un album del genere, non a caso sono passati circa dieci anni da quando mi è venuta l’idea di realizzarlo e quando poi è effettivamente uscito. Quindi ho preferito aspettare il momento in cui io per primo fossi stato pronto ad affrontare polemiche e critiche.
“Il Resto del Carlino” di Bologna si è subito scagliato contro il mio disco senza neppure averlo sentito, ritenendo a priori che io non fossi la persona giusta per fare un’operazione simile. Nonostante le dovute spiegazioni telefoniche e via email, sono usciti tre articoli che parlavano di questo controverso album intitolato Uno Bianca Tour, dimostrando in tal  modo quanto poco a fondo fossero andati nella vicenda.
Gli addetti ai lavori si sono divisi fra gli entusiasti e chi il disco non l’ha capito, secondo me, ma la cosa non mi sconvolge più di tanto. Se parliamo di gusti musicali, mi rendo conto che quello che faccio non è per tutti, però sono contento che molti abbiano sentito che qualcosa è cambiato nel progetto. Sono stato contattato da alcuni parenti delle vittime, ho mandato loro l’album, ma fino ad ora ho avuto un solo commento, tra l’altro più che positivo. Non so se il disco in sé piacerà, ma penso di aver fatto un lavoro in cui si capisce bene da che parte sto, visto che l’ho dedicato alle vittime della banda.

Bologna-Violenta-02

Hai da poco allestito uno studio di registrazione nella tua Treviso, ma il legame con Bologna rimane quindi forte al di là del semplice alter ego. Come riesci a vivere in un luogo e continuare a proiettarti sulla storia, sull’immaginario di un’altra città?
Sono tornato a vivere in provincia di Treviso, nel paesino in cui sono cresciuto. Una specie di non-luogo, per quel che mi riguarda, perché sento ancora forte l’attaccamento a Bologna, città che frequento comunque spesso per motivi legati a BV. Negli ultimi mesi sono andato a visitare tanti luoghi dei colpi della banda, alcuni li conoscevo già bene visto che erano, ad esempio, degli uffici postali o banche in cui andavo anch’io (non per rapinarli, ovviamente). In generale, non faccio molta vita sociale, tendo a vivere un po’ nel mio mondo e anche quando abitavo a Bologna non facevo troppe eccezioni.

Con il tuo progetto Bologna Violenta sei a tutti gli effetti una one man band e immagino proseguirai così anche nel prossimo tour, ed è per certi versi curioso visto che hai suonato sempre con tantissimi musicisti.  Altre due facce complementari, insomma. Come vivi le due differenti dimensioni con relativi pregi/difetti?
Il prossimo tour sarà da one man band, anche se in parte diverso dai precedenti. Non nego che mi piacerebbe avere una vera band dal vivo, ma forse, proprio perché ho avuto modo di suonare con molti musicisti, mi rendo anche conto di essere maniacale a livelli incredibili, quindi non ho ancora il coraggio di trovare delle persone che vengano sul palco con me, visto che poi, probabilmente, arriverebbero ad odiarmi…
Mi piace suonare in una band e devo dire che mi manca quella dimensione:  si crea un unico respiro sul palco e le emozioni che si sprigionano sono forti. C’è poi da dire che le responsabilità non ricadono tutte su una singola persona, come nel caso di BV. Forse è proprio questa la cosa che più mi pesa, ovvero che tutto dipenda sempre da me. Non posso avere una serata più fiacca di un’altra, perché devo essere sempre al meglio di fronte a chi viene ai miei concerti. D’altro canto, essendo da solo ho la massima libertà di scelta su qualsiasi fronte, non devo mediare con nessuno e quello che esce è Nicola Manzan al 100%, nel bene e nel male. Dopo tutto questo tempo in tour, non so ancora quale sia la condizione ideale, anche perché negli ultimi anni ho suonato come turnista, il che è molto diverso dal suonare con la propria band. Mi viene da dire che i pregi dell’una siano i difetti dell’altra.

Tra formazione accademica, passione per la musica estrema e collaborazioni con colleghi appartenenti a varie aree stilistiche, potresti cimentarti in qualsiasi campo sonoro.  Ipotesi sul futuro?
Ti dirò, ci sono molti generi con cui non ho nessuna confidenza e che mi piacerebbe approfondire, quindi di ipotesi ce ne sono tante, anche le più improbabili. Non so cosa diventerà BV, mi piacerebbe molto fare una selezione di brani da proporre magari con un’orchestra d’archi, ma penso che non sarebbe facile trovare fondi per finanziare un progetto simile, quindi non ho ancora capito in che modo poterlo concretizzare. Però io ci spero sempre e, con tutta la calma del mondo, pian piano ci lavoro. Magari quando sarò vecchio riuscirò a realizzare anche questo sogno.

 

IN TOUR

12-03-2014 Pesaro – Dalla Cira

13-03-2014 Roma – Circolo degli Artisti @Woodworm Festival

14-03-2014 Bologna – Locomotiv @Woodworm Festival

15-03-2014 Torino – Blah Blah

18-03-2014 Perugia – Kandinsky Pub

21-03-2014 Conegliano Veneto (Tv) – Apartamento Hoffman

24-03-2014 Cremona – Il Fico

28-03-2014 Arezzo – Karemaski

29-03-2014 Milano – Lo-Fi

04-04-2014 Prato – Controsenso

05-04-2014 Padova – Studio 2

11-04-2014 Piacenza – Sound Bonico

12-04-2014 Vercelli – Officine Sonore

18-04-2014 Sarno (Sa) – Blubemolle

19-04-2014 Terni – Centro di Palmetta

24-04-2014 Bolzano – Sudwerk

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