Cody ChesnuTT

Black Music Have The Power

Attivo dalla fine degli anni 90, ChesnuTT esprime una vitalità soul-rock in grado di portare la rivoluzione negli stereo della gente. Quella dove la politica si fa tutt’uno con l’umanità. Proprio come in MY LOVE DIVINE DEGREE, in uscita questo mese.
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La storia di Cody ChesnuTT inizia con un disco mai pubblicato. Era il 1999, ChesnuTT faceva parte dei Crosswalk, coi quali registrò l’album Venus Loves A Melody, che non ha mai visto la luce. Complice in parte questa falsa partenza, ChesnuTT concentrò allora tutte le sue energie su The Headphone Masterpiece. Correva l’anno 2002. Si trattava di un debutto graffiante, di un successo inaspettato, consegnato al mondo nella coraggiosa formula del doppio. Nonostante la notorietà internazionale e due nomination agli MTV Music Awards, ChesnuTT, anziché replicare i risultati raggiunti, decise successivamente di concentrarsi sulla sua vita privata. Ci sono voluti dieci anni prima di arrivare, nel 2012, alla pubblicazione di un secondo lavoro di studio. Questa volta il musicista di Atlanta ci fa attendere meno e con My Love Divine Degree regala una riflessione attorno al senso dell’amore, declinata secondo il lessico del soul, dell’hip hop, della black music all’ennesima potenza.

Hai un terzo album in uscita, My Love Divine Degree, e quindi vorrei partire proprio da qui: cosa vorresti che gli ascoltatori sapessero al riguardo?
Il concetto è semplice. Al centro dell’album c’è l’amore e come questo sentimento possa trasformare l’umanità.

Di questi tempi, in un certo senso, questo è un messaggio politico…
Parlare di amore si adatta a tutto. Il fulcro è la condizione umana, una tematica che si lega appunto a ogni aspetto della vita. La musica, del resto, è istituire una connessione a livello umano e scoprire come le persone rispondono.

Stavolta ci hai messo meno tempo del solito a pubblicare un nuovo disco.
Non riesco mai a programmare quanto tempo ci vorrà per realizzare un disco. Con My Love Divine Degree mi sono serviti quattro anni per trovare il materiale e le idee giuste, contro i dieci della volta precedente. Nel frattempo, ho vissuto la mia vita giorno per giorno, aspettando che la musica mi si rivelasse e mi offrisse contenuti da condividere con gli altri. Ho atteso fino a che non ho trovato qualcosa che avesse davvero un significato.

La vita personale ti ha aiutato a trovare gli argomenti?
Assolutamente sì. Quello che scrivo è sempre personale. Cerco di essere il più consapevole possibile di quel che accade nella mia esistenza.

È molto interessante la scelta dei groove che caratterizzano My Love Divine Degree. Come lavori a tale aspetto della tua musica?
Parto dalle sensazioni. Non c’è una ricerca forzata. Le melodie e le canzoni si manifestano a me con una scansione ritmica. È molto naturale. Sono un chitarrista ritmico e prima di tutto un batterista, quindi per me il ritmo è fondamentale.

Quanto cambiano le tue canzoni dalla prima idea alla forma che assumono in studio?
È una delle mie parti preferite del lavoro di composizione. Amo vedere come le canzoni cambiano in studio fino ad arrivare al mix finale. Lo trovo affascinante. Nella mia testa sento il brano in una certa maniera, ma poi si trasforma in qualcosa che inizialmente non ero in grado di anticipare. Questo è gratificante per chi scrive. Per questo album ho collaborato con un produttore di Chicago, Antonoy “The Twilight Tone” Khan. È stato interessante come il suo contributo abbia modificato le idee iniziali.

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Sei spesso associato al “nuovo soul”, ma nella tua musica c’è un forte legame con i classici, da Marvin Gaye a Curtis Mayfield. Cosa ne pensi?
È vero, le mie basi risiedono lì. Quello che la mia musica rappresenta è legato ai classici. Sono uno scrupoloso studente di ciò che è venuto prima di me. Mi piace come la musica soul degli anni Settanta sia stata in grado di mettere al centro tematiche autentiche e cariche di significato. Questo per me è tuttora una fonte di ispirazione. Vivo nel mondo moderno, ma coltivo lo spirito del passato.

La tua musica mi ha sempre fatto pensare a due artisti: Donny Hathaway e Jill Scott-Heron. Che rapporto ti lega a loro?
Ho scoperto Hathaway all’inizio dei miei vent’anni. In principio, mi ha colpito la sua voce. Cantavo spesso A Song For You, perché lo apprezzavo come interprete. In seguito, però, ho capito la profondità della sua musica e il suo talento come autore. In questo senso, per me è diventato un’influenza. Mi ha insegnato l’importanza di essere coinvolto nel processo creativo senza essere solo un cantante. Ho scoperto invece Scott-Heron quando avevo circa trent’anni. È una voce che parla di questioni reali, di storie di vita. La sua poesia è un modo intelligente per affrontare questioni sociali complesse e renderle accessibili a tutti.

Tra i brani di My Love Divine Degree, ce n’è uno che si intitola Africa The Future. Che messaggio volevi comunicare con questa canzone?
Volevo comunicare il messaggio che il mondo deve avere una visione illuminata, che guarda avanti, diversamente da ciò che spesso ci propinano i media. L’Africa sta crescendo, c’è stata un’importante diaspora e ci sono persone che si impegnano per ridefinire il proprio futuro. La musica può dare un contributo rilevante a questa visione, che è ciò che anche io ho cercato di fare.

La black music ha influenzato molti generi diversi. In un certo senso, vuoi dire che anche nel prossimo futuro continuerà a farlo?
Sono ottimista. Lo farà anche perché c’è un grande cambiamento che sta avvenendo a livello globale. Credo che tutti dovremmo avere salute e prosperità. La musica e l’arte in generale sono catalizzatori fondamentali di questo mutamento. Ho sempre avuto a cuore il fatto che la mia musica fosse radicata nel presente e collegata alle vicende dell’umanità. C’è speranza e voglia di cambiare in positivo.

L’hip hop è molto popolare, negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo. Quali relazioni pensi che abbia con la tua musica?
C’è senz’altro una connessione, anche se non è mai intenzionale, pianificata a tavolino. Alla base dell’hip hop c’è una linea di collegamento diretta tra il creatore e l’ascoltatore, c’è il desiderio di essere quanto più possibile aperti e diretti. Io ero già nato quando è nato l’hip hop, quindi fa parte della mia vita tanto quanto la musica soul. In fondo, anche l’hip hop è soul. Parla dritto al cuore della gente.

Con The Headphone Masteripiece è arrivato il successo. Ti sei spaventato quando ti sei reso conto di ciò che stava accadendo attorno a te?
Direi proprio di no. Tutto quello che ho sempre voluto fare improvvisamente è diventato realtà. La musica che proponevo era integra e suonava così come la sentivo nel mio cuore e nella mia testa, ma al tempo stesso avevo la possibilità di condividerla con tantissime persone in tutto il mondo. A un certo punto, però, capisci che c’è qualcosa che va addirittura oltre ai tuoi sogni di ragazzo. Mi sono reso conto che avevo anche bisogno di vivere la mia vita, di diventare padre. Ho preso un sentiero parallelo perché dovevo capire delle cose in più sul mio percorso spirituale. Questi aspetti erano più importanti rispetto all’andare in tour.

DAL VIVO
1 giugno 2017 – Bologna
Bio Parco Biografilm Festival | Giardini del Cavaticcio
Ingresso libero

2 giugno 2017 – Roma
Monk
Prezzi biglietti:
Ingresso in prevendita 13,00€ + d.d.p.
Ingresso in cassa 15,00 €
Ingresso riservato ai soci tesserati Arci 2017.

Pubblicato sul Mucchio n. 752

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