Crocodiles

Gli alligatori del weird-rock

Dopo aver dato alle stampe il quinto album, il recentissimo "Boys", il duo californiano - formato da Brandon Welchez e Charles Rowell - ha iniziato un tour mondiale che da poco ha toccato anche l’Italia. Una buona occasione per scambiare quattro chiacchiere con Charles, e fotografare entrambi in un servizio esclusivo.
1bis

Boys è stato registrato a Città del Messico: perché avete scelto questo luogo, e in che modo esso ha influenzato lo spirito dell’album?
I nostri concerti a Città del Messico sono sempre stati divertenti e pieni di caldissimi fan ad accoglierci. Anche il promoter è ormai un buon amico. Brandon e io stavamo facendo festa a casa sua quando lui ha messo su l’album solistico di Martin Thulins. Era grandioso. Suonava come The Idiot di Iggy Pop. Ci siamo messi in contatto con Martin e lui sembrava eccitato alla prospettiva di lavorare insieme. Discutendo delle canzoni via email, è venuto fuori che era la persona più adatta per ciò che volevamo realizzare. Voleva sperimentare e creare un album molto sporco che contenesse l’anima di Città del Messico. Qualcosa che fosse diverso rispetto ai nostri ultimi dischi. Abbiamo scritto Cockroach laggiù. La città ha un’influenza molto creativa su di noi. E questo è il motivo per cui volevamo trovare qualcuno proprio là che potesse produrci.

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Boys è anche il quinto lavoro nell’arco degli ultimi sei anni. Come componete le canzoni? E a cosa si riferisce il titolo del disco?
Componiamo sia separatamente che insieme. Durante l’anno siamo molto impegnati, perciò cerchiamo di mandarci a vicenda le canzoni. Poi, quando ci prendiamo un periodo di quiete, cominciamo a sognare insieme e a pianificare il prossimo album. Dopo che abbiamo messo a punto i brani, di solito facciamo un demo nella casa di Brandon a New York. Dopodiché, le inviamo al produttore. In pratica, questo è diventato il sistema. Per quanto riguarda Boys, dopo un po’ di tempo che eravamo immersi nelle registrazioni, abbiamo percepito che c’era un tema ricorrente non intenzionale. Una relazione approssimativa verso la vita, come quella di un ragazzo: avere a che fare con essa, celebrarla, cose così. E in questo modo è venuto fuori il titolo.

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La mia canzone preferita è The Boy Is A Tramp. Mi dici qualcosa al riguardo?
The Boy Is A Tramp è stata composta in Danimarca, mentre eravamo in tour. Il misterioso e cinematografico cambiamento a metà brano è stato scritto da Martin. Come ti dicevo, ci sono molti riferimenti a ragazzi nell’album. In questo caso specifico, è a proposito di un ragazzo le cui emozioni sono spericolate e sconnesse.

La vostra musica è ricca di stili: shoegaze, pop, garage e probabilmente molti altri ancora. Se potessi descriverla in una sola frase, come sarebbe?
Futuristic garage punk weirdo pop dall’anno 2065.

Siete stati recentemente in tour nel nostro Paese: qual è il vostro rapporto con il pubblico italiano?
L’Italia è uno dei nostri posti preferiti al mondo dove suonare. Ne parliamo con grande entusiasmo ogni volta che si pianifica di suonare qui.

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Tutte le foto sono di Sara Mautone

Si ringraziano Glue Alternative Concept Space e Le Aspen Club

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