Duke Garwood

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore

Definito da Josh T. Pearson “ciò che di più vicino al paradiso si possa raggiungere con una chitarra”, Duke Garwood torna finalmente con il nuovo album da solista “Heavy Love”. Noto per le numerose collaborazioni, a inizio marzo sarà in Italia per aprire i concerti del tour di Mark Lanegan. Per l'occasione, abbiamo parlato con lui dell'Inghilterra e del suo amore incondizionato per le sei corde.
Duke Garwood
Il nuovo album, i concerti in Italia

Sin dal primo ascolto, ho avuto l’impressione che su Heavy Love sia stato compiuto un ottimo lavoro di selezione dei brani, che ha dato come risultato un disco molto compatto, misurato e omogeneo. Qual è il tuo approccio quando inizi a lavorare a un album nuovo?
Solitamente mi sveglio con una melodia in testa e poi, preso dall’entusiasmo, mi butto subito sulla stesura del testo. Altre volte, invece, mi è capitato di rispolverare vecchi scritti e poesie e cercare di tradurli in musica. In genere la melodia mi viene molto naturale ma, essendo molto pignolo, impiego tantissimo tempo per trovare il testo giusto. Su Heavy Love ho lavorato in maniera frammentaria: alcuni pezzi sono stati scritti appositamente per il disco, altri recuperati dal mio archivio. È stata un’operazione interessante, quasi chirurgica, perché mi sono reso conto che molti brani avevano tante affinità, pur essendo nati in circostanze diverse, mentre altri, scritti appositamente per il disco, stonavano nell’insieme. Sono contento che si avverta la compattezza perché è un aspetto che non do mai per scontato: vuol dire che si è fatto un buon lavoro in tutti gli stadi di lavorazione, dalla scrittura alla selezione, dalla registrazione al mixaggio.

 

Un elemento comune a tutte le tracce è l’influenza del tishoumaren, che si traduce in un forte richiamo al deserto e sicuramente è dovuto anche alle tue collaborazioni con i Master Musicians of Joujouka e alla musica tuareg dei Tinariwen. È un effetto voluto?
In realtà è stato un processo molto naturale. Con i Master Musicians of Joujouka ci siamo intesi subito alla perfezione; pur avendo una formazione musicale molto diversa, il nostro senso della ritmica è decisamente affine. Quindi sì, sicuramente questa collaborazione ha influenzato il suono di Heavy Love. La stessa cosa vale per i Tinariwen. In fin dei conti, entrambi i gruppi vengono dal deserto, che è un luogo che mi ha sempre attratto molto, quindi inconsciamente devo averne riprodotto le suggestioni.

 

Com’è stato lavorare nello studio di registrazione di Josh Homme a Los Angeles?
Incredibile, davvero. Pink Duck è un posto meraviglioso: si respira un’aria molto rilassata e intima, Josh Homme gira per i corridoi e curiosa nelle stanze… Poi devo dire che Alan Johannes e Mark Lanegan hanno fatto un lavoro eccezionale nel mixaggio, anzi, nel re-mixaggio. Avevo già mixato personalmente l’album, ma non ero per niente soddisfatto. Il risultato finale non mi piaceva, era piatto, debole e lontano da quello che avevo in mente. Quando ho chiesto un parere a Mark, ha confermato le mie impressioni e mi ha detto che ci avrebbero pensato lui e Alan. Quei due hanno fatto miracoli: sono riusciti a far diventare viva la musica, anche se non so bene come. Sembra mi abbiano letto nel pensiero.

 

Jehnny Beth delle Savages ha cantato nella title track. Com’è nata la collaborazione?
Conosco Jehnny e le Savages da molto tempo, circa otto anni. Erano mie fan, le ho incontrate a diversi miei concerti, quindi mi sono incuriosito e le ho ascoltate. Mi sono piaciute parecchio e quando mi hanno chiesto di suonare il clarinetto in Silence Yourself non ci ho pensato due volte. Tra me e Jehnny c’è una forte intesa musicale, per questo ho pensato (e continuo a pensare) che fosse perfetta per cantare Heavy Love insieme a me. Ho suonato anche con Johnny Hostile, compagno di vita di Jehnny e partner musicale nel duo John & Jehn. Sono persone a cui voglio molto bene.

 

Il tuo sound non è particolarmente britannico, eppure sei nato e cresciuto in Kent. Come pensi ti abbia influenzato l’Inghilterra a livello musicale?
Non ci ho mai pensato, ma è un’osservazione interessante. Ovviamente quando passi molto tempo in un luogo, alla fine assorbi i suoni che lo caratterizzano e finisci per riprodurli, spesso anche inconsciamente. L’Inghilterra, in particolare, è una terra che ha in sé moltissima musica: la puoi sentire nell’acqua, nel suolo, negli alberi. Penso che chi ci vive inevitabilmente stabilisca una sorta di connessione naturale con questo paesaggio. Io, almeno, lo sento molto. Magari la mia musica non ha sonorità riconducibili alla musica inglese per eccellenza, ovvero un certo tipo di folk o il britpop, ma credo che in realtà si sentano molto i suoni della terra in cui sono nato.

 

Cosa ascoltavi quando hai scritto e registrato Heavy Love?
In generale, adoro il flamenco. Sono prima di tutto un chitarrista, e trovo che la Spagna abbia sempre qualcosa da insegnarmi. Poi è difficile dire cosa mi ispiri, ascolto tantissima musica e dei generi più disparati. Quando mi metto ad ascoltare pezzi per chitarra, però, mi viene una voglia irresistibile di prendere in mano la mia, iniziare a suonare e non smettere più… il che, ovviamente, è un ottimo espediente per mettermi a scrivere musica per un nuovo album.

 

Quando è nato questo amore per la chitarra?
Me ne hanno regalata una quando avevo due anni ed è stata la mia condanna (ride, NdR)! A parte gli scherzi, ho sempre avuto una buona predisposizione per gli strumenti, ma da piccolo non ci ho messo molto impegno. Penso di aver cominciato a fare sul serio con la musica all’età di diciotto anni. Suonavo già il piano e un po’ di violino, ma mi sono reso conto che la chitarra era lo strumento di cui ero veramente innamorato da sempre. E, come potete intuire, non mi è mai passata.

 

Sei felice di tornare in tour con Lanegan?
Moltissimo, adoro andare in tour con lui. Ci divertiamo sul palco e siamo ottimi compagni di viaggio. Ho scritto una delle canzoni di Phantom Radio, I Am The Wolf, e ne vado fiero. Dopo l’esperienza positiva di Black Pudding, abbiamo in programma un altro disco insieme e stiamo già cominciando a raccogliere idee e materiale, ma è troppo presto per dirvi di più.

 

IN ITALIA (opening Mark Lanegan Band)
3 marzo – Bologna, Estragon
4 marzo – Roma, Orion
5 marzo – Milano, Alcatraz

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