Eaux

Tutto scorre

Nati dalle ceneri del Sian Alice Group, gli inglesi Eaux sono Sian Ahern, Ben Crook – che risponde alle nostre domande – e Stephen Warrington. Il loro esordio, “Plastics”, ha sorpreso con nove tracce magnetiche, frutto di un’improvvisazione analogica per mezzo di strumenti elettronici e non. Lasciatevi trasportare.
Aine and Ben's wedding day

Cosa è cambiato nel passaggio dal Sian Alice Group agli Eaux?
Soprattutto, si tratta di una band totalmente diversa. Che gli Euax avrebbero suonato così non era una decisione o una visione chiara; il Sian Alice Group aveva fatto il suo corso, e Sian, Stephen e io abbiamo voluto continuare nella direzione che volevamo seguire. Non eravamo nemmeno intenzionati a usare le drum machine – è semplicemente andata a finire così perché fare musica con tre persone e due drum machine è una maniera più facile e veloce.

Gli Eaux si sono formati nel 2012, ma avete impiegato due anni per pubblicare il primo album: com’è andata la sua realizzazione?
Beh, prima dell’album abbiamo pubblicato anche un doppio singolo in vinile e un ep di cinque tracce sempre in vinile per Morning Ritual Recordings. Ci vuole un po’ per fare un album. Ogni volta che incidiamo vogliamo progredire, evolverci e imparare. I fattori principali nella delineazione del disco sono stati l’acquisto da parte di Stephen di un sintetizzatore Prophet ‘08, che ci ha aperto un intero universo di suoni analogici e possibilità midi; in più ci siamo trasferiti in un nuovo studio, uno spazio molto più produttivo per crearci musica dentro. Le registrazioni hanno avuto luogo in due brevi spezzoni, in un tradizionale contesto di multitraccia analogica con Tom Morris a svolgere il ruolo di co-produttore, ingegnere e mixer. Abbiamo concluso il tutto a tardo Ottobre, ma ci è voluto del tempo per risolvere con i contratti e ottenere l’album fatto e finito. Abbiamo sempre voluto firmare con ATP Recordings e questo è il tempo che serve per mandare le cose in porto.

L’uso dell’elettronica con approccio improvvisativo può essere inteso come una specie di psichedelia sintetica?
Penso sia facile far suonare le cose in modo “psichedelico”, mentre ritengo ci sia più margine per trovare nuovi suoni con strumenti elettronici. Siamo fan di band come Roll The Dice e The Field, e specialmente dei Can, che hanno un’attitudine simile nel fare musica: improvvisare e suonare dal vivo con strumenti elettronici e non elettronici.

Ascoltando il disco, ho avuto l’impressione di un panta rei attraverso la musica. Come lasciate fluire qualcosa che ha in realtà una struttura definita, per forza di cose, come la forma-canzone?
La maggior parte della musica che apprezzo e che ho sempre apprezzato trasmette la sensazione che tutto scorra. Non sono mai stato preso dalle canzoni che sono “storie”, o dalle band che eseguono le canzoni in maniera identica. Credo che le canzoni trovino da sole la loro via e il loro posto. Tutte le volte che ho provato a scrivere una “canzone” canonica, con verso, ritornello, bridge, è stato terribile.

Il nome francese Eaux, che significa “acqua”, è quindi da collegarsi sempre al concetto di flusso?
L’abbiamo scelto perche ci sembrava carino se scritto nel carattere Helvetica.

 

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È vero che i vostri testi sono ispirati da un immaginario fantascientifico?
Sian scrive tutti i suoi testi. Prima arriva con le melodie e poi trova le parole che vi si adattino. L’influenza della fantascienza è più nel mood che non in riferimenti espliciti, sebbene alcuni dei titoli possano essere fatti risalire molto direttamente a certi libri o film se si sa dove orientarsi.

In mezzo a tutte queste sonorità elettroniche, il calore della voce è uno strumento per veicolare emozioni?
Forse, ma c’è anche la chitarra elettrica e ci sono parecchi suoni umani e organici processati attraverso il drum sampler. Ma ci sono soprattutto tre esseri umani che suonano questi strumenti elettronici, niente è programmato, non ci sono computer. Spero che l’emozione provenga da tutti noi!

Qual è a tuo avviso il trucco per estrapolare l’anima dalle macchine? Per fortuna le barriere sono cadute molto tempo fa, ma per anni il pubblico più orientato al pop-rock ha identificato l’elettronica come musica fredda…
C’è sempre stata musica elettronica umana, emozionale e molto calda, da Varèse a Sun Ra o Roberto Cacciapaglia. È un’opinione da rock chitarristico molto noiosa sostenere che la musica elettronica sia fredda. Non penso comunque a noi come band elettronica, per me si tratta soltanto di musica. Ci sono solo due tipologie di musica, ovvero la roba che ti piace e la roba che non ti piace.

In Plastics ciascuna sfumatura è estremamente cangiante e dinamica, ma la visione d’insieme è quella di un lavoro delineato dall’inizio alla fine, che semplicemente scorre dalla prima all’ultima traccia. Un po’ la stessa suggestione trasmessa dalla copertina. Quanto tempo impiegate sui dettagli e quanto sull’effetto complessivo?
Ogni frammento è studiato, ma devi considerarlo come un viaggio o un diario. Provi una sensazione verso qualcosa e successivamente cerchi di articolarla, e questo vale per la musica, per l’artwork, per i video e anche per i concerti. E a volte, solitamente, ti imbatti in qualcosa ed è un bellissimo incidente. Ma non si arriva da nessuna parte se non si è coinvolti. Ecco perché bisogna prendersi il tempo che serve.

Consigliateci un po’ di musica che apprezzate o sentite affine, da ascoltare durante questa estate.
Artisti che dovreste ascoltare al momento sono Forest Swords, Fuck Buttons, Hebronix, Sonic Titan Yamantaka, Roll The Dice, Can, PJ Harvey, Underground Resistance, Caribou, The Haxan Cloak, Low, Bill Nelson, Aphex Twin, Liars, The Knife, Broadcast…

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