Estra

Fuori dal tunnel

Estracolore B -2

Riassunto delle puntate precedenti. Nel 2003 gli Estra pubblicano A conficcarsi in carne d’amore, doppio album live che metteva a fuoco il mondo della band trevigiana: testi poetici, chitarre affilate come rasoi, canzoni per dire che sì, il mondo fa schifo, ma forse, aiutandoci un po’, qualche sprazzo di gioia si può anche trovare. Dopo quel disco, il nulla. Giulio Casale, Eddy Bassan, Nicola Ghedin e Abe Salvadori non mettono la parola fine agli Estra. Almeno non ufficialmente. Ma quando Casale comincia a pubblicare dischi da solo e inizia a girare i teatri con spettacoli suoi e omaggi ai grandi maestri (su tutti, la riproposizione di Polli d’allevamento di Giorgio Gaber), diventa chiaro che il gruppo che nei Novanta aveva pubblicato album importanti come Metamorfosi e Nordest Cowboys era ormai al capolinea. Ma si sa, il rock è fatto di corsi e ricorsi storici. E così, dopo undici anni e in tempi in cui le band si rincontrano e i vecchi dischi si ripubblicano, anche gli Estra hanno deciso di tornare. Lo faranno, per ora, con quattro concerti ad aprile. Poi, chissà. Una cosa, però, Giulio “Estremo” Casale la chiarisce subito: “Nessun parli di revival, perché non saremo mai la cover band di noi stessi”.

Giulio, se i concerti di aprile non sono un amarcord, allora cosa saranno?
Prima di tutto un buon modo per salutare e ringraziare tutti quelli che in questi anni non ci hanno dimenticato. Suoneremo i pezzi dei nostri dischi immergendoli in un’atmosfera live che ne dilaterà l’estensione e ci permetterà di utilizzare dei colori un po’ diversi dagli originali.

Che effetto ti fa riascoltare oggi canzoni come Miele, Signor Jones o Soffochi?
Mi fai usare una parolaccia?

Avanti…
Urgenza. Avverto in quei brani un’urgenza di raccontare qualcosa che ancora sento molto viva e molto attuale.

Il Nord-Est da cui arrivavate e che raccontavate nelle vostre canzoni era un luogo ricco economicamente,
ma vuoto da un punto di vista umano. Oggi che posto è?
Sicuramente meno ricco di allora. Credo però che la crisi non ci abbia trasformato in uomini migliori. Anzi, mi sembra che le difficoltà economiche, invece di unirci, ci stiano rendendo ancora più duri. Incattiviti.

Oggi, a distanza di oltre dieci anni, hai capito perché l’avventura degli Estra si arenò?
Quando abbiamo pubblicato Tunnel Supermarket eravamo ormai quattro personalità molto diverse. Per la prima volta, da quando suonavamo insieme, avremmo realizzato quattro dischi differenti. Diciamo che è stato un processo naturale.

Diciamo anche che Tunnel Supermarket è stato il vostro disco più criticato…
È vero. Quell’album è stato il nostro lavoro meno riuscito, ma anche quello meno capito. Non voglio fare paragoni azzardati, ma Tunnel Supermarket doveva essere il nostro Ok Computer, un tentativo di mettere insieme rock ed elettronica. Non ci siamo riusciti del tutto. E poi i nostri fan più intransigenti, quelli che ci volevano sempre duri e puri, non hanno apprezzato. Poi c’è da dire che le pressioni della nostra casa discografica non aiutavano a restare sereni.

Cosa pretendeva?
Che sfornassimo pezzi di successo. Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del Duemila la scena indie – Afterhours, Marlene Kuntz, Litfiba – iniziava a vendere un sacco di dischi: i CSI finirono primi in classifica con Tabula rasa elettrificata e i Subsonica andarono a Sanremo diventando delle star. Tutto questo creò l’illusione che chi faceva rock doveva avere anche un insperato successo commerciale. Ma a noi quel discorso non interessava.

È per questo motivo che dopo gli Estra ti sei rifugiato nel teatro?
Il teatro non è stato un rifugio, ma una scoperta. E l’occasione per offrire qualcosa che venisse percepito come un prodotto culturale.

Perché con il rock non si fa cultura?
In Italia il rock è considerato qualcosa di subculturale. Bisogna anche dire, però, che ormai è sempre più difficile trovare artisti capaci di alimentare il nostro immaginario.

Voi lo siete stati. Tornerete a scrivere nuove canzoni?
Degli inediti li abbiamo già. E forse li faremo sentire durante i concerti. Ma ora il nostro obiettivo è un altro: emozionarci e ritrovare il nostro pubblico. Per tutto il resto c’è tempo.

Dal vivo
Venerdì 11 APRILE 2014 // RONCADE (TV) – NEW AGE CLUB
Prezzi dei biglietti: 10 Euro + diritti di prevendita
Mercoledì 16 APRILE 2014 // MILANO – TUNNEL
Prezzi dei biglietti: 10 Euro + diritti di prevendita
17 APRILE 2014 // FIRENZE – VIPER CLUB
Prezzi dei biglietti: 10 Euro + diritti di prevendita
23 APRILE 2014 // ROMA – INIT
Prezzi dei biglietti: 10 Euro + diritti di prevendita

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