Eterea Post Bong Band

Essi suonano

Divertentissima intervista con la band veneta, che mesi fa ha pubblicato il misterioso, pregevole secondo album "BIOS". Gigi Funcis, LeleSD, Pol de Lay e Rigon, novelli scienziati delle sette note perlopiù elettroniche, danno veramente i numeri. Bingo.
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Innanzitutto, perché con BIOS avete deciso di unire musica e matematica?
Rigon
: Fondamentalmente perché è impossibile vivere senza entrambe.
Pol de Lay: A quanto ricordo Gigi ha letto Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante e ne era così entusiasta che ha iniziato a spammare pagine e citazioni. Io sono sempre stato attirato dal lato mistico della geometria e delle combinazioni numeriche, e come per magia ci siamo trovati in sala prove a giocare con la sequenza di Fibonacci. È stato molto naturale e ha dato il La al resto del progetto. Non so, forse il prossimo album sarà una compilation di musica dance rumena anni 80, giusto per allontanarci dalla reiterata propensione al concept.
Gigi Funcis: Come ogni cosa, tutto è partito in piccolo. Prima di Gödel, Escher, Bach, in una bancarella dell’usato c’era un libro che raccontava storie di matematici e scoperte numeriche. Quella sera in sala prove è stata uno squarcio di futuro: ad un certo punto eravamo in tutto e per tutto degli strani, improbabili scienziati.
LeleSD: In realtà siamo tutti e quattro diplomati in matematica alla Cepu e poi non c’era modo migliore per giustificare il nostro nuovo costume di scena. Non è affatto semplice passare da disinfestatori a matematici.

Matematica che si collega alla programmazione delle macchine che utilizzate, ma la vostra elettronica è mitigata da un calore artigianale grazie all’aggiunta di elementi acustici, strumenti vintage o amplificatori analogici. La mia traccia preferita, Homo Siemens, sembra rifarsi proprio a una sorta di ibrido, un Frankenstein dalla pelle sintetica ma dal cuore umano. Come rimanete in equilibrio fra questi due poli?
LeleSD
: Unire l’analogico al digitale è un po’ come tracciare una linea tra passato e futuro, andare in profondità e scavare nelle emozioni. Bisogna amalgamare gli elementi, fare in modo che la risultante generata prenda una forma ben precisa e, una volta che questo nuovo ibrido si anima di vita propria, il passo per arrivare all’equilibrio di cui parli è davvero breve.
Gigi Funcis: Eh, detta così pare facile! La matematica si lega alla programmazione delle macchine che usiamo, ma soprattutto alla nostra programmazione come esseri umani. L’elettronica si fonde con le parti suonate perché credo sia ormai il nostro stato di natura: uno strambo equilibrio, tutto baldanzoso e incostante.
Rigon: Hai usato una parola perfetta: “calore”. Fare dell’elettronica oggi è relativamente semplice, ma farla divenire calda e viva è tutta un’altra storia.
Pol de Lay: Come tanti gruppi, siamo partiti con mezzi talmente sgangherati che, se ci penso adesso, mi viene da ridere. Non sai quante Yamaha PSR SQ-16 sono state comprate dalla Germania e riassemblate perché continuavano a perdere pezzi. Del resto Funcis le tratta veramente di merda ed è l’unico tastierista che rompe tasti durante i concerti, ma è un pezzo rimasto invariato nella nostra attrezzatura e ha dei suoni che riconoscerei tra milioni, quell’elettronico che sa un po’ di fritto. Per non parlare del resto delle cazzate che si porta dietro. Se poi aggiungiamo Rigon con Wavedrum, Loopstation e palloncino e LeleSD col suo synth disceso direttamente da Simonetti dei Goblin, direi che di elettronica ce n’è di ogni tipo. Ciascuno di noi ha sperimentato e ricercato nel suo campo. Personalmente sono sempre stato affascinato dal DIY: le mie chitarre sono state create su mie direttive dal mio cugino liutaio Grazian, come pedaliera e cassa. L’equilibrio, sempre che ci sia, è forse dato dal tentativo di rendere questa “elettronica” viva. Anche se BIOS è stato curato parecchio in studio, a differenza degli altri lavori in cui suonavamo praticamente in presa diretta, nei live i brani prendono una piega molto, molto fisica.

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Questi poli opposti sono comunque metaforizzati da un titolo dal doppio significato, oltre che da una copertina che ritraendo un cavolo romano esprime la sintesi tra semplicità della natura e complessità delle forme. Dettagli che fanno la differenza: li avete aggiunti via via o tutto era chiaro sin dall’inizio? Quanto influisce il ragionamento e quanto il puro e semplice divertimento?
Pol de Lay
: Per quanto mi riguarda BIOS è stato un parto naturale, mi sono divertito ed è stato più una sottrazione per scoprire cosa c’è sotto che una mastoplastica additiva. La nostra propensione a prendere tutto molto poco sul serio ha fatto il resto.
Rigon: Il ragionamento porta al divertimento. Quando il quadro è quasi chiaro, ma non ancora totalmente a fuoco, ecco che subentra l’ironia, che ci permette di amplificare il concetto che vogliamo esprimere e rafforzarlo.
LeleSD: Ci piace giocare con i doppi sensi, nascondere messaggi tra le righe e fare in modo che chi ci segue si diverta a scoprire tassello dopo tassello il vero spirito che compone il Post Bong.
Gigi Funcis: Un buono spunto di partenza è come un magnete che attrae piccoli e ogni tanto grossi pezzi di ferro. A volte un pezzo non riesce ad arrivare al magnete perché c’è qualcosa in mezzo che basterebbe togliere, ma magari non te ne accorgi. Ed è quello il momento di usare la Tecnica Del Brancamenta. Ah, per la cronaca, oltre all’ovvio significato greco e alla conversione in numeri 8105, il Bios è anche quella piccola parte software che dà vita ai computer: una specie di anima. Fanno 5 euro per lo spiegone.

Homo Sapiens tra l’altro campiona il cortometraggio svedese The Perfect Human. Se magari stabilire le caratteristiche del perfetto essere umano è difficile, come dovrebbe essere secondo voi il perfetto musicista contemporaneo? Forse assomiglia un po’ a Enrico Gabrielli, ospite in un paio di brani…
LeleSD
: Enrico è uno dei musicisti italiani attuali che più stimo. Direi che incarna esattamente il concetto di ibrido dotato del perfetto equilibrio di cui si parlava poco fa.
Pol de Lay: Forse il perfetto musicista contemporaneo suona come Gabrielli, ma ha due tette così, è ninfomane e paga da bere a tutti.
Gigi Funcis: La cosa bella del corto The Perfect Human è che, dopo dieci minuti di “indagine”, ti lascia con la certezza che questo uomo, come ogni altro uomo, non sia assolutamente progettato per essere perfetto.
Rigon: Il musicista perfetto è quello che se ne frega delle etichette che gli affibbiano e che suona prima di tutto per divertirsi, e poi per divertire gli altri.

Mi raccontante qualcosa di questa Hot Farm, descritta come “fattoria ipertecnologica”, dove avete realizzato l’album?
Rigon
: Abbiamo passato un sacco di tempo in Hot Farm, ma è sembrato pochissimo. Riposare le orecchie dopo ore di registrazioni in mezzo alla campagna, circondati dai suoni di varie bestie (comprese delle zanzare enormi), è stato utile e produttivo.
LeleSD: Hai presente quella sensazione che ti circonda quando arrivi in un posto completamente nuovo e ti sembra di conoscerlo da sempre?
Gigi Funcis: Michele “Skatz” Scatena, guru della Hot Farm, ha un detto: “I problemi esistono per trovare soluzioni”. Io ne ho un altro: “Rosso di sera, bianco di mattina”.
Pol de Lay: La Hot Farm è una fettina di paradiso immersa in un ridente paesino, Culonia Veneta. Verde, agricoltura biologica, aria fresca e mucche che muggiscono in click sono lo sfondo di uno studio che è stato casa nostra per tre mesi, ospiti di sua Fonicità Michele Scatena, l’uomo più (inserire un vezzeggiativo) dell’universo. Il risultato lo potete ascoltare su disco, ma la competenza, la passione, l’accoglienza e la quantità di Brancamenta consumata durante le registrazioni non potete neanche lontanamente immaginarle. “Skatz” è un pilastro del pianeta Post Bong, la sua presenza dietro al mixer durante questo tour ci ha dato una tranquillità e un comfort sul palco mai provati prima.

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In Fibo tirate esplicitamente in ballo la sequenza di Fibonacci, inserendo persino un sample dal film Pi Greco – Il teorema del delirio di Darren Aronofsky, ma io ho pensato subito anche a Lost, dato che nella sua seconda stagione una simile, immaginaria sequenza numerica era un vero e proprio leitmotiv. Avete seguito il telefilm? Rappresentava bene il dualismo tra scienza e fede, intelletto e spirito.
Pol de Lay
: Prima sfottevo i fan di Lost. Poi una sera ho deciso di guardarmi una puntata, per capire cos’aveva di così speciale. Alle 6:30 di mattina, dopo sette puntate consecutive, l’ho capito. Hai colto perfettamente la dicotomia tra scienza e spirito, fede e logica. Io penso che ci sia un vertice che unisce le facce di questa piramide, e che approcci diversi in fondo convergano allo stesso vertice, solo che abbiamo ancora molti gradini da salire prima di rendercene conto.
Gigi Funcis: Dai, Pol, che mi fai piangere… Io e Pol ne siamo stati attenti seguaci. Quasi quasi mi cambiavo il nome in J.J. Funcis. La sequenza presente in Lost era un’altra ma ricordava molto quella di Fibonacci, soprattutto per la sua onnipresenza. Strano, non avevo mai pensato a questa influenza che hai sgamato. In ogni caso, in questo momento nella mia testa le sei stagioni di Lost sono state polverizzate da sei episodi di Black Mirror. Dio, che roba.
LeleSD: Su YouTube c’è un rimontaggio di Lost su un nostro vecchio pezzo, La Cavalcata.

Rimandi molto più diretti a serie televisive cult arrivano con l’ironica Tim Peaks, nata all’inizio come suoneria. Siete fan di Twin Peaks, l’emblema massimo della dualità su piccolo schermo?
LeleSD
: Siamo fan sfegatati e devoti discepoli del verbo che David Lynch sparge da anni all’umanità intera. E non è la prima volta che ci giochiamo attorno con chiari riferimenti: nello split album La chiave del 20 (la caciarata coi Uochi Toki), il nostro brano di chiusura si intitola Bada ai lamenti.
Pol de Lay: Potete notare la copertina della colonna sonora del signor Badalamenti fare capolino ai lati della scrivania attorno al cavolo di BIOS.
Gigi Funcis: L’immaginazione è la chiave. Aprire piccoli mondi, a volte d’incanto, a volte d’orrore.

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Ho letto che, presi dagli argomenti di BIOS, avete approfondito la storia di vari personaggi, da Ramanujan a Kasparov. Come avete trasformato questi input in suoni?
Gigi Funcis
: A volte il suono precede l’idea. Quando sei immerso in un nuovo pianeta, gli stimoli sono amplificati e basta poco per percepire un senso in quel che stai suonando. Parlando a posteriori, direi che tutto parte da idee semplici. L’aspetto che più colpisce del matematico Ramanujan è il suo misticismo, una perfetta fusione di fede e scienza, per tornare a Lost. Lo scacchista Kasparov sfidò il computer dell’IBM, credendo nella superiorità dell’uomo e sbeffeggiando le macchine: l’essere umano è davvero una creatura curiosa.
LeleSD: La verità è che abbiamo inserito strane sequenze di codici in un vecchio IBM e quello che senti è ciò che ne è uscito.

Questa metodologia mi fa pensare a una sorta di parallelo, rimanendo alle uscite dell’anno ancora in corso, con The Marriage Of True Minds dei Matmos, che si sono invece focalizzati sulla sperimentazione di laboratorio applicata alla telepatia, a processi dunque extrasensoriali. Che ne pensate?
Gigi Funcis
: Anni fa mi è capitato di vedere The Civil War dei Matmos dal vivo a Venezia: ricordo che campionavano il rumore delle bollicine proiettando la scena dietro di loro. Poi ho ascoltato The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast, in cui hanno usato campioni ricavati da una vagina di mucca, creando un buffo contrasto per un pezzo ispirato ad un’ultra-femminista. Loro prendono i concept molto seriamente, mantenendo intatto il loro spirito goliardico. Torniamo al discorso dei poli opposti. Dell’ultimo disco ho sentito solo qualche brano, molto concreto e di ricerca, ma mi ci tufferò a breve. Quelli dei Matmos siano i classici quadri da gustare leggendo la didascalia, perché arricchiscono enormemente le connessioni e il godimento.
Pol de Lay: Apprezzo molto l’attitudine sperimentale e di ricerca, nei mezzi e nei contenuti dei Matmos. Devo ancora ascoltarlo, ma da come lo descrivi è l’album della mia vita. Sogno il giorno in cui la tecnologia o il nostro livello di coscienza ci consentano di collegare le menti e condividere un flusso di musica senza dover suonare fisicamente alcun strumento. Sarebbe fantastico. E spaccherei.
LeleSD: È la seconda volta che qualcuno paragona l’approccio di BIOS all’ultimo dei Matmos. Se qualcuno ci mette una buona parola, saremmo più che contenti di collaborare assieme.

Avevate già manifestato un approccio concettuale con l’esordio del 2009, quell’Epyks 1.0 che si concentrava sulle tecnologie di comunicazione. Quali sono le differenze maggiori tra i due dischi? Si può parlare di un unico discorso in evoluzione, sia a livello sonoro sia tematico?
Gigi Funcis
: Con BIOS abbiamo ampliato il tema, cercando qualcosa di onnicomprensivo: la sequenza è ovunque e non porta soltanto domande sulla realtà esterna ma anche sulla nostra stessa natura. Le differenze sonore sono molte, a partire dalla qualità: stavolta abbiamo avuto la possibilità di lavorarci di più, compresa una pre-produzione in sala prove. Stilisticamente, BIOS pende leggermente in favore dell’elettronica rispetto ad Epyks 1.0, anche se non è stato deciso a priori. Sappiamo di subire un’evoluzione a scatti, imprevedibile, che ci porta spesso distanti da noi stessi. Ho una paura tremenda di quello che faremo nel prossimo disco.
LeleSD: In Epyks (che sta per Skype al contrario) parlavamo dei nuovi mezzi di comunicazione, in BIOS affrontiamo il rapporto uomo/dio/macchina. Nel prossimo album parleremo di come la pornografia abbia modificato l’approccio sessuale nel nuovo millennio. Come vedi, ci piace avere un’unità tematica.

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