Generic Animal

Equilibrista pop

In Generic Animal, Luca Galizia fa pop. Ma atipico. Una "nuova" realtà nel panorama italiano.
GENERIC ANIMAL_intervista

Classe ’95, già chitarrista dei Leute, Luca Galizia ha pubblicato il suo esordio da solista a gennaio 2018 facendosi chiamare Generic Animal. Il disco omonimo – composto da 8 tracce – non abbandona del tutto le influenze emo della band di provenienza, che restano in filigrana, ma mischia insieme folk, soul, hip hop, trame jazz e falsetti r’n’b dando vita a melodie accattivanti nonostante l’assenza di ritornelli veri e propri. Come un equilibrista, Galizia si muove su più generi cantando in italiano e mantentendendo l’intrecciarsi di chitarra e synth aderente a una grana lo-fi. Generic Animal è un disco pop: brioso, malinconico e barocco allo stesso tempo. Ma, rispetto al cantautorato italiano in voga in questi ultimi anni, risulta un album atipico che spiazza non poco. Finalmente.

Dai Leute a Generic Animal: un passaggio definitivo oppure solo temporaneo, nel senso che continuerai anche con la band?
In questo momento non so dove mi porterà questo cammino solista quindi sto dando priorità a me stesso. Appena ci sarà l’opportunità di rimettermi a lavorare a cose nuove con la band si vedrà.

Come mai hai deciso di metterti in proprio e fare un disco solista? Da quali esigenza nasce l’album?
Creare qualcosa solo per me stesso è una cosa che cercavo da tempo. Ho fatto scelte infelici tra università e scuole superiori e nel brusio dei miei pensieri c’è sempre stata l’idea di provare e dedicarmi a qualcosa di esclusivamente iniziato da me. Con la band ci sono altre dinamiche e quindi questa cosa non sarebbe potuta succedere nello stesso modo. Quindi eccomi con il mio disco solista.

E come mai la scelta di cantare in italiano?
È stata una novità incredibile per me, data puramente dal caso, ovvero la collaborazione con Jacopo (Lietti, cantante dei Fine Before You Came, Ndr).

I testi li ha scritti proprio Jacopo dei FBYC: com’è nata la collaborazione?
Lui e Stefano Rossi, nel 2016 hanno deciso di far uscire il primo disco Leute, 9 songs, con la loro piccola etichetta, nonché il loro studio di grafica-serigrafia: Legno. Hanno curato tutta la parte artistica e grafica per quel disco, così mi sono ritrovato a passare intere giornate in studio con Jacopo e a lavorarci insieme. Sempre nello stesso periodo mi mandò un suo testo, inutilizzato, dicendomi “quando hai voglia prova a farci qualcosa”. Questo qualcosa non ha trovato una forma per un annetto. E poi è nata Broncio. E poi tutto il disco.

Come ti sei trovato a lavorare (e quindi cantare e interpretare) testi non tuoi?
A mio agio nonostante fosse una cosa del tutto nuova. Fino ad allora avevo scritto e musicato testi solo in inglese. È stato molto divertente.

Invece la parte musicale è tutta tua?
Quando ho registrato le demo ho scritto chitarra e beat, qualche linea di basso/synth e le linee vocali. Quando poi ho registrato tutto ufficialmente sono stati aggiunti arrangiamenti sia da me sia da Marco Giudici e Adele Nigro.

foto di Angelica Henderson

Ho apprezzato molto anche la produzione del disco, preziosa e mai invasiva che ha mantenuto comunque una grana lo-fi che amo molto. Come sono avvenute le registrazioni? E chi ti ha aiutato?
Il tutto è stato registrato a casa di Marco Giudici, nel suo piccolo studio. Alcune minuzie sono state registrare nello studio Mario Conte e il mix e master son stati fatti da Andrea Suriani, negli alpha dept di Bologna. Sono stato aiutato appunto da Marco Giudici e da Adele Nigro, con cui ho fatto squadra per arrivare ad un suono che piacesse a tutti e tre e che completasse la natura delle canzoni. Ci siamo serviti anche di alcuni amici e delle loro voci : Myss Keta, Birthh, e Jacopo Lietti, non a caso.

Nonostante il tuo sia una forma di cantautorato atipico, canti in italiano, hai delle melodie che si appiccicano addosso… non pensi che anche tu possa essere inserito nel calderone “indie” (come viene chiamato genericamente), ovvero nella stessa onda cantautorale pop che sta invadendo l’Italia in questi ultimi anni sulla scia di Calcutta?
Sicuramente. La gente già lo fa ma, visto che non ho fatto un disco in cui copio Cremonini e Venditti, ovviamente si stranisce e quindi pensa che io faccia musica non abbastanza pop. Non mi interessa così tanto tutto sommato, continuo a fare le mie cose, senza paura.
Gli italiani sono un pubblico tradizionalista che ha bisogno di avere l’etichetta per tutte le cose che ascolta e di pensare “ah che bello quando c’era lui che cantava così, speriamo arrivi qualcuno come lui”.

Il tuo merito è proprio quello di rappresentare una realtà “nuova” nel panorama italiano: trame acustice quasi emo ma jazzate, basi hip-hop, cantato soul e r’n’b, riferimenti che vanno dagli American Football a Bon Iver, passando per BadBadNot Good arrivando fino agli Otto Ohm (in alcune melodie vocali ho sentito anche loro)… Per intraprendere questa strada hai fatto un ragionamento a priori pensando che fosse la via giusta per risultare in qualche modo originale e non cavalvare la moda del momento, oppure è una cosa che ti è venuta completamente naturale?
È una cosa che è venuta in modo completamente naturale e anche ingenuo direi.

I tuoi live come sono strutturati?
Porto in giro il disco per intero e qualche pezzo inedito nuovo a cui sto lavorando. Lavoro con Andrea Dissimile, già batterista nei Leute, che suona iPad e mi manda le basi con alcune linee di synth e cori. Carlo Zollo invece ci segue come fonico e fa in modo che il tutto esca cristallino.

Come sono state le prime reazioni di pubblico e critica al tuo disco e ai tuoi live?
Per quanto riguarda il disco sto sentendo arrivare molta “presa bene” e molto entusiasmo. Anche se molte persone hanno comunque il bisogno di farmi sapere che sembro quasi qualcuno che gli piace (ride, Ndr). In questi primi live mi sono divertito molto e ho visto persone incuriosirsi ed entusiasmarsi. Molti cantano pure, un po’ sottovoce, ma comunque cantano.

Ho percepito una grande attenzione nei tuoi confronti da parte di molti addetti ai lavori: pensi che la collaborazione con Jacopo possa aver influenzato in qualche modo?
Assolutamente si, giustamente. Nonostante sia il mio disco è una cosa che ho condiviso con lui dal momento in cui ho deciso di usare i suoi testi, i suoi pensieri. È giusto e normale che questa cosa arrivi anche alle persone che lo stimano e ne sono molto felice.

Qualche novità nell’immediato futuro?
Sto promuovendo il disco in un tour che non so quando finirà. Arriveranno presto anche dei pezzi nuovi. Con testi miei penso. Vedremo.

Dal vivo
6/04/2018 ROMA – Monk (w/ Frah Quintale)
1/05/2018 AVELLINO – Tilt
12/05/2018 SCAFATI (SA) – Ferro 3
19/05/2018 UDINE – Cas*Aupa Social Garden

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