HDADD

La rinascita dello spirito

Per gli ascoltatori più attenti HDADD è una delle realtà più visionarie e al contempo concrete dell'elettronica italiana: dietro il moniker si nasconde Marco Acquaviva, livornese di nascita ma milanese di stanza da anni, già fondatore e mente dell'etichetta Queenspectra, nonché appena uscito con un nuovo disco, il sesto del suo progetto personale. Lo abbiamo contattato per parlare appunto del nuovo lavoro, il monolite psichedelico "Sense Of Wonder".
HDADD
Il nuovo album "Sense Of Wonder", l'etichetta Queenspectra, le collaborazioni: Marco Acquaviva si racconta

Sei in giro da parecchio tempo, con la tua label e con due alias che si sono succeduti nel tempo: si può tranquillamente parlare di due fasi artistiche differenti. Ti va di raccontare la tua storia e il tuo percorso, sia più in generale sia nello specifico di ciò che ti ha portato a Sense Of Wonder?
Certo, in verità HDADD è il mio progetto principale e stranamente si parla ancora di UXO con cui ho realizzato un solo album. UXO era un progetto sample oriented: ho sempre lavorato su collage sonori fin da bambino, ma attualmente il sampling (da dischi altrui) è un processo che non mi affascina più di tanto, a differenza del mixtape che è un forma di linguaggio che trovo sempre divertente. L’abbandono del progetto UXO è un po’ causato dall’ipertrofia internettiana (la facile reperibilità di musica da campionare e la sua ipertestualità), che mi ha portato a focalizzarmi maggiormente su ciò che volevo dire al di là della disponibilità dei mezzi.
Cercavo appunto un focus e mi sono dedicato con più attenzione al songwriting, agli arrangiamenti e alla ritmica in senso più canonico. In Sense Of Wonder questi aspetti si sentono parecchio a mio avviso, esattamente come l’esclusione di tecniche di produzione che avevo usato precedentemente come l’utilizzo esplicito del dub, in passato parte integrante anche della composizione. Per questo, a mio parere, c’è molta più fisicità adesso. È stato un processo spontaneo. Ho rilevato questi fattori a posteriori: d’altro canto, cambio continuamente set-up e le tracce sono costruite su session libere, in alcuni casi non intervengo neanche sulle correzioni in post-produzione. La focalizzazione su un sound psichedelico o immaginifico con grande enfasi sulla parte ritmica è stata  naturale. Niente di voluto, semplicemente un sentimento che ho sempre covato. Diciamo che sono attratto più dalle canzoni (anche se strumentali, infatti le definirei sempre canzoni) che non da uno show-off della forma… Anzi, ti dirò che cosmesi e genere sono cose che non mi interessano affatto, generalmente i dischi che mi piacciono li trovo per caso e in maniera totalmente inaspettata. I dischi che per me funzionano sono quelli che ricordi e riascolti, e magari canticchi. Sense Of Wonder è arrivato dopo due anni di lavoro e possiede, secondo me, quelle caratteristiche. La voglia di riascoltare un lavoro è per me l’energia cruciale che distingue un lavoro ben riuscito da uno scarto. Non c’è musica senza ascoltatore. Spero di trasmettere questa sensazione agli altri.

 

“Fisicità” mi pare non a caso uno termini centrali di questo nuovo album, insieme a quell’enfasi sulla parte ritmica che anche tu sottolinei: rispetto ai dischi precedenti, questo appare come un lavoro più suonato, un aspetto su cui ha influito il nuovo set-up che ti ha accompagnato nella realizzazione. Questo live mood quindi influisce a sua volta sulla narrazione del disco, secondo me, dando molto più l’idea, rispetto al passato (penso ad Autogenesis o a Grace), di movimento, di viaggio. Sei d’accordo? Ci puoi spiegare, in caso, quali riflessioni, quali spunti, quali eventi, quali ascolti ti hanno spinto in tale direzione?
I dischi di cui parli sono parte di una trilogia (anche se la cosa può suonare altezzosa, nella sostanza stiamo parlando proprio di quello: hanno sonorità simili e rappresentano un periodo storico concluso), o forse meglio di una tripletta. Mondo Mzk, Grace e Autogenesis sono a loro volta dei viaggi o percorsi narrativi a cui sono intimamente affezionato.Sono contento che Sense Of Wonder risulti più iconico o cinematico, anche perché è nella mia volontà andare avanti senza ripetermi o accomodarmi, ma è altrettanto importante che questo lavoro risulti diverso. L’esplorazione è la parte più bella del fare musica, o della creazione in generale. È la fase divertente, senza troppi giri di parole. Sense of Wonder è una sfida da questo punto di vista, per la sua natura tecnica e quella contenutistica.
Mondo Mzk è stato il mio primo disco in assoluto che io sia riuscito a riascoltare con piacere e la sua gestazione è stata creativamente parlando una delle cose più belle che mi siano accadute. È stato un vero punto di rottura con il passato e contemporaneamente un esercizio sulle prospettive linguistiche che mi ha aperto la mente in maniera definitiva. In poche parole, sono riuscito a fare ciò che volevo fare. Posso tranquillamente dire che Mondo Mzk sia il primo vero disco del progetto HDADD: è legato a un periodo molto intenso della mia vita e ho cercato di riflettere questa intensità in una forma sonora catartica, senza essere autobiografico. Il concept era molto duro (un riferimento piuttosto esplicito al film Mondo Cane), distopico e funebre. La scelta dei colori nella parte grafica rimanda al lutto (e alle cromie del cinema nero) e al contempo i cerchi rappresentano gli elementi della natura che convergono verso una fonte luminosa che rappresenta la tecnologia e/o il controllo umano… Rimane il dubbio se tutti gli elementi presenti vogliano coesistere o collassare nel conflitto. Questo interrogativo mi piaceva rivolgerlo all’ascoltatore. Se in Mondo Cane c’è il senso dello humour brillante della voce narrante, accompagnato dalla freschezza di Riz Ortolani, su Mondo Mzk non c’è senso dello humour, solo totale disorientamento. Nella mia mente c’era qualcosa che era a metà tra Paris, Texas e i cyborg di Leiji Matsumoto in Galaxy Express 1999. Corpi alla ricerca dell’anima e anime alla ricerca del corpo…
Grace è venuto fuori subito dopo, come per reazione: è decisamente più solare, una boccata d’aria rispetto alle tensioni di Mondo Mzk. Sin dal titolo i toni sono più morbidi, si tratta di un futurismo più positivo e dinamico e si ispira alla cultura mediterranea, alla navigazione, al blu, alle spiagge… Il ritmo fisico di Mediterraneo (che è finita sul mixtape per Ninja Tune di Clap! Clap!, il quale è presente anche su un brano del disco, Saudubby, con un alias diverso) si scioglie nel dinamismo organico e technicolor di Grace come un gran finale.Autogenesis invece era sempre un viaggio, ma all’interno di ambienti abbandonati. Era una metafora sui segni: cosa succede quando la vita, la civiltà cessa di esistere? La vita finisce? Lo spirito continua?La risposta è che nella desolazione della morte lo spirito continua nel segno della creazione che ha avuto luogo durante la vita terrena o fisica. Le reliquie, i relitti, i graffi e la natura che se ne appropria erodendo, integrandosi e aggraziando ciò che rimane, in una desolazione che è ancora viva. In cui il messaggio dei segni permane e si rigenera modificandosi nel tempo. Al di là degli aspetti tecnici, un’altra differenza è che nei dischi precedenti descrivevo ambienti da osservatore esterno in movimenti panoramici, mentre in quest’ultimo album ho voluto lavorare come se stessi creando un piano sequenza con la soggettiva del protagonista stesso, che viene travolto da un’esperienza sensoriale bucolica, selvaggia: l’attraversamento di una selva che lo accoglie e lo ammalia come un grembo materno. Sul piano contenutistico, invece, ho cercato di realizzare un disco di natura spirituale (e forse politico): metaforicamente in Sense Of Wonder c’è la volontà dell’anima di riappropriarsi del proprio corpo violato dal cinismo, dall’overload di futilità e dal conseguente squilibrio che porta alla deprivazione sensoriale. Lo spirito che risorge come una fenice, trasformando le ceneri del corpo nuovamente in carne, curandosi le ferite e ribellandosi attraverso la sua luminescenza di Natura benigna. Ho prestato molta attenzione agli arrangiamenti rispetto al passato, Il disco è pervaso da un atteggiamento musicale giocoso e positivo, perché volevo portare il lato conflittuale del concept su un piano implicito, dando spazio ai colori del sound e della sua fisicità o, forse, a una musicalità più canonica, più immediata rispetto al passato.

15069037_1279783918729442_2906543739413795577_o

Durante i primi ascolti ho percepito chiaramente la struttura del viaggio di Sense Of Wonder: il primo paragone che mi è saltato in mente riguardava l’imprescindibile duo techno formato da Gerald Donald e James Stinson. Se i Drexciya si concentravano sull’idea di un folklore afro-futurista (che individuava in un continente sommerso nell’Oceano Atlantico la metafora per un background comune a tutti gli afroamericani), in Sense Of Wonder abbiamo l’esperienza di una traversata cosmica in cui il Pianeta Terra non è più punto di partenza, bensì di arrivo, un simbolo per la riscoperta di una coscienza condivisa e universale. Lo svolgimento del disco mi pare infatti chiaro in questo senso: dopo una partenza che è quanto di più sintetico e cosmico si possa immaginare, arriva la title track con i primi sentori di black, soul e jazz. Si tratta appunto del primo contatto con l’orbita terrestre: il sound si fa sempre meno etereo e trova nel singolo Quetzal Splendente il secondo punto di svolta. Da questo momento si accendono definitivamente gli istinti più funk, più afro-futuristi dell’opera, tanto che in certi punti pare davvero di trovarsi tra le mani un disco di fine anni ’70 di Miles Davis o Herbie Hancock. Proprio su quest’ultimo aspetto vorrei concentrarmi: HDADD è sempre stato un progetto dichiaratamente elettronico, eppure in Sense Of Wonder sembrano fare capolino, per la prima volta, strumenti veri: batterie, sax… Puoi svelare se è davvero così o se si tratta comunque di sintetizzatori e macchine opportunamente filtrati? E, soprattutto, se è un suono ricercato e dunque se la mia lettura di avvicinamento può trovare veramente riscontro?
I suoni che senti sono frutto di manipolazioni di timbri che ho accumulato negli anni: suoni singoli, tra cui drums e svariate strumentazioni da ogni parte del mondo, oltre ovviamente ai synth. La fisicità del sound è dovuta al fatto che sono session in cui l’edit è veramente stato minimo, per cui il risultato ottenuto è molto vicino alla musica suonata. La matrice dub è stata utilizzata solo in termini di mixaggio per dare profondità ed equilibrio. Ecco, forse la fisicità è veicolata da un sound più diretto, meno astratto rispetto al passato. Forse più pop. Comunque, niente è stato programmato a priori, era semplicemente il feeling che avvertivo in produzione. Le pagine di un diario di bordo traslate in canzoni strumentali.

 

Nell’anteprima di ascolto uscita su “Noisey”, Virginia Ricci ha usato parole molto importanti che in un certo senso ci riconducono all’aspetto pop: un aspetto che è più politico di quanto la parola possa sembrare. Questa volontà di abbattimento delle barriere, questa necessità di stabilire un contatto diretto con l’ascoltatore nasce come risposta alla sovraesposizione – e di conseguenza all’inconsistenza – di stimoli che caratterizza il nostro periodo storico?
Io non ho dato alcuna indicazione a Virginia riguardo la valenza politica del disco. Né in maniera ufficiale (vedi le note che accompagnano il disco), né informalmente. È stato il suo intuito, e talento, a tirar fuori quella qualità e, per me, è stato quasi commovente, in quanto inaspettato, che appunto fossi riuscito a comunicare in qualche modo questa caratteristica… Era esattamente nelle mie intenzioni. Non voglio filosofeggiare, direi troppo del disco, ma per me è stato un goal riuscire a far connettere in maniera quasi univoca una persona con quel feeling. Il messaggio, che non voglio sia esplicito, sta già nella forma e nei colori che lo veicolano. Del resto, il senso di meraviglia si basa sul rapporto che c’è tra la realtà e l’irrazionalità. L’effetto sorpresa fa sì che questi due elementi diventino intercambiabili all’interno di una cronologia specifica o narrazione. Non penso di avere sfondato barriere e non mi sento all’altezza di avere una rilevanza politica nel senso più classico del termine. In fin dei conti era il disco che volevo fare e nasceva da esigenze mie correlate a un vuoto da riempire, più su un piano personale che collettivo. Poi, ovviamente il lavoro esce e bisogna confrontarsi con il mondo.

 

Nonostante HDADD sia sempre stato un progetto intimo, hai continuato a condurre la tua etichetta, la Queenspectra, e a breve ti troveremo sul secondo album di Clap! Clap!, oltre ad aver ascoltato un tuo brano anche nella compilation del collettivo Communion, Interdimensional Folklore Vol. 1. Come riesci a far convivere questi due aspetti, quello più personale e quello invece più collaborativo?
È facile se si collabora con amici. Anzi, è un piacere. Con i ragazzi di Communion è stato tutto molto spontaneo: organizzarono il primo Moondawn nel 2014 e mi invitarono e suonare, ci trovammo bene, ci conoscemmo e poi siamo diventati amici. In quel periodo stavo per lanciare Autogenesis ed ebbi l’opportunità di presentarlo live. Loro non lo sapevano neanche: come è mia abitudine, non comunico niente all’esterno finché non ho un lavoro finito. Tra l’altro, quella data fu incredibile e ne conserviamo tutti un bellissimo ricordo. Interdimensional Folklore è un documento che racconta quella che è stata la loro visione in questi primi anni di attività. Cristiano (Clap! Clap!) è più che un amico e un collega, direi un fratello… Pensa che quando riusciamo a comunicare (quasi mai a beccarci di persona) parliamo di tutto tranne che di musica. Poi ci confrontiamo con le produzioni alla mano. Alcune volte succede che i feeling, i flow mentali delle nostre conversazioni si riflettano nelle reciproche composizioni, anche se abbiamo un sound molto diverso… È il bello dei rapporti umani veri. Il suo A Thousand Skies, che uscirà per Black Acre nel 2017, è un’ulteriore evoluzione del suo stile. Sono molto contento di avere contribuito a questo nuovo tassello.

 

Tra l’altro è solo la più recente di una serie lunghissima di collaborazioni tra di voi. Una consuetudine che ci riporta agli albori di quella che per breve tempo qualcuno ha cercato di individuare come una scena elettronica tutta italiana, ma una scena, una coesione non c’è mai davvero stata e tu non mi sembri essere mai stato così lontano dai tuoi colleghi come ora. Le tue riflessioni e il tuo suono sono forse più avvicinabili a realtà più sperimentali, più avant.
Capisco cosa intendi. Il periodo a cui ti riferisci è stato vissuto da molti sull’onda di un entusiasmo (forse eccessivo) che ha fatto in modo che le collaborazioni fossero tanto frequenti che ogni settimana usciva qualche release. Si era creata una sorta di speranza collettiva a livello di un certo underground che era una novità… Sono nate alcune amicizie importanti che si son protratte. Con il senno di poi, ma anche con il cambiare dei tempi e delle modalità di fruizione, delle evoluzioni artistiche, eccetera, la cosa è andata man mano scemando dando spazio ad altro. Onestamente non mi sento né lontano né vicino a nessuno, né in competizione. Cerco di sviluppare un linguaggio che sia autentico e riconoscibile, mantenendo sempre un tiro che amplifichi la spontaneità ed eviti l’artificio. Amo le biodiversità e, se devo essere sincero, non amo affatto l’attuale corsa al globalismo forzato e di facciata: è solo una semplificazione ottimista che esclude eventuali processi di conflitto che solitamente precedono le armonie. In alcuni casi è speculazione (exploitation e omologazione), in altri è solo un’etichetta come tante dietro quale si nasconde il nulla. È bello sapere che non siamo tutti uguali. E che continueremo a non esserlo… Speriamo. Sarà il tempo a dirlo.

 

queenspectra.bandcamp.com/album/sense-of-wonder

Commenti

Altri contenuti Musica
PROG ROCK ITALIANO - La serie in vinile di De Agostini Publishing

Prog Rock Italiano

La stagione d’oro del nostro progressive in vinile

Arriva Prog Rock Italiano, la nuova collana di De Agostini Publishing: sessanta album in vinile per rivivere...
DREAM SYNDICATE - Ad ottobre in Italia

The Dream Syndicate

La deformazione dello spazio-tempo

La stagione d'oro del Paisley Underground, quattro dischi, lo scioglimento e poi l'indefessa carriera tra album da...
La doppia vita di NICO

La doppia vita di Nico

Cinquant'anni da Chelsea Girl

Nell’ottobre 1967 usciva Chelsea Girl, primo album da solista della chanteuse dei Velvet Underground: femme fatale che...
SequoyahTiger5_byVampaClub

Sequoyah Tiger

Sulla rampa di lancio

Geometria e sinestesia, synthpop e psichedelia, movimento e ripetizione, comunicazione ed esplorazione. Tutto questo, e molto di...
jerusalem-in-my-heart

Jerusalem In My Heart

Cannibalismo culturale

Il progetto sull'asse Libano/Canada di Radwan Ghazi Moumneh e condiviso con il filmmaker Charles-André Coderre torna in...
Ascolta in streaming ATLAS /INSTRUMENTAL di PIeralberto Valli

Pieralberto Valli

Atlas / Instrumental

La versione strumentale del debutto discografico di Pieralberto Valli, "Atlas", da ascoltare in streaming.
THE HORRORS - L'ologramma del pop

The Horrors

L'ologramma del pop

Il quinto album in studio – intitolato semplicemente "V" - rappresenta un nuovo passo avanti per il...
© stefano masselli

Arcade Fire live

Ippodromo del Galoppo (Milano), 17/07/2017

Sette minuti. Tanto ha atteso invano la platea dell’Ippodromo del Galoppo per un secondo bis degli Arcade...
Chrysta_Bell_BeatTheBeat

Chrysta Bell

È tra i 217 nomi reclutati nel cast della terza serie di "Twin Peaks", nei panni dell'agente...
Naomi Punk (cred. Jami Nadel)

Naomi Punk

Energia

Parliamo con Travis Coster, cantante/chitarrista del trio di Olympia al terzo album con il nuovo "Yellow", di...
MAC DEMARCO - Vecchie abitudini

Mac DeMarco

Vecchie abitudini

Il cantautore canadese in concerto per due date ad Agosto ci racconta la genesi del suo “album...
JTpanorama

U2

Le lacrime di Warhol

The Joshua Tree fa trent’anni, un anniversario celebrato con un tour mondiale con tappe anche a Roma...
laura-coulson---the-xx-6-29985add-16fe-412a-b598-825cdd8623ae

The xx

Una nuova generazione

Sono sempre in tre, sono al terzo album con"I See You". In occasione del nuovo passaggio in...
JENS LEKMAN - Canzoni della vita

Jens Lekman

Canzoni della vita

Il songwriter svedese suonerà il 30 luglio al Siren festival di Vasto (CH), un'occasione per riproporre la...
SUMMER OF LOVE - Dall’estate dell'amore all'inverno del malcontento

Summer Of Love

Dall’estate dell'amore all'inverno del malcontento

Nel 1967, la Summer Of Love colloca San Francisco al centro delle mappe giovanili: a Haight-Ashbury fiorisce...
M.I.A-2544

M.I.A.

Royal Festival Hall, Londra - 18/06/2017

Quindici anni dopo i suoi primi passi nel mondo di musica e multimedia, M.I.A. diventa curatrice del...