Junkfood

Il terrore e l'incanto

Un titolo che rimanda al verso conclusivo del “Novembre” di Giovanni Pascoli, un album dal carattere oscuro e magmatico, capace di trasformare il rigore geometrico in dilatate istanze post-rock. In anteprima un video per i lettori del Mucchio.
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The Cold Summer Of The Dead è una delle opere più interessanti di questo primo scorcio di 2014 italiano. E, allo stesso tempo, i Junkfood si stagliano come una delle assolute rivelazioni della scena tricolore: abili strumentisti, certo, ma anche insospettabili registi di una trama sonora tanto estroversa quanto impeccabile. In vista della loro performance al “Primavera Sound” di Barcellona, cogliamo l’occasione per addentrarci ulteriormente nel loro mondo.

The Cold Summer Of The Dead sembra essere un collage di momenti diversi tra loro che fluiscono perfettamente come in un unico moto: verrebbe da pensare a una scrittura corale. È così? Come è stato realizzato il disco?
Generalmente partiamo da composizioni dei singoli membri per affrontare il processo di arrangiamento in modo collettivo, squadernando i brani e rimaneggiando gli elementi anche pesantemente. Nell’ottica del disco, questo è stato fatto non solo all’interno delle singole composizioni ma rispetto all’intera economia dell’album, concependone i momenti come capitoli di un’unica narrazione, armonizzandoli tra loro e scrivendo appositi link tra un pezzo e l’altro, ove ritenuto necessario.

Parlavamo di “momenti”, ma forse dovremmo definirli stati d’animo che coprono uno spettro molto ampio, a grandi linee dall’angoscia alla redenzione. Qual è la chiave di lettura di questo album, e qual è secondo voi il sentimento predominante?
Potrebbe essere visto come il ciclo di vita di un organismo senziente e autocosciente, quale potrebbe benissimo essere l’uomo. I sentimenti predominanti sono probabilmente l’inquietudine e l’angoscia derivanti dalla condizione di gettatezza tipica dell’esistenza: la rabbia, la frustrazione e la tristezza conseguenti la condizione umana. Ma anche lo stupore per i brevi e fugaci momenti in cui l’ordine delle cose sembra rivelarsi, salvo poi svanire altrettanto rapidamente come sabbia tra le dita. Potremmo definirlo una corda tesa tra il terrore e l’incanto. Ovviamente, trattandosi di musica strumentale, ci sono margini interpretativi molto ampi

Come nasce la collaborazione con il produttore Tommaso Colliva? E il sodalizio con Simona Gretchen?
Conosciamo Tommaso ormai da un po’ di anni. Paolo, il nostro trombettista, collabora stabilmente con i Calibro 35 in studio e per alcuni eventi “speciali” come il bellissimo “Indagine sul cinema del brivido in Italia” dell’anno scorso. Quando si è trattato di scegliere un produttore, abbiamo subito pensato a lui. Con nostra grande gioia ha accettato con entusiasmo: il disco suona magnificamente ed è venuto esattamente come volevamo che fosse. Per quanto riguarda Simona, essendo concittadina di due di noi, i rapporti sono ancora più stretti: è sempre stata una grande sostenitrice del progetto e ha espresso l’interesse di partecipare attivamente dai tempi della fondazione di Blinde Proteus. È sembrato a tutti che l’album avrebbe avuto un sua ragion d’essere all’interno del catalogo di Blinde, che potremmo tranquillamente definire crepuscolare.

Quali sono state le fonti di ispirazioni musicali e letterarie alla base dell’opera? Una la conosciamo già, Giovanni Pascoli.
A parte il già citato Pascoli, citeremmo anche Nietzsche, quantomeno per la struttura ellittica dell’album. In particolare, i titoli della prima e dell’ultima traccia (In e In Circles) si riferiscono esplicitamente alla sua concezione circolare del tempo e all’eterno ritorno all’uguale. E un po’ tutto il Novecento, che di certe riflessioni è figlio. Discutendone, ci è sembrato – a ragione o a torto – di parlare di autori diversi ma di percorrere uno stesso filo rosso con coordinate temporali ben definite e una spiccata direzionalità e consequenzialità. Dal punto di vista strettamente musicale le influenze sono, come al solito, molteplici. Si va dal post-rock al metal più sperimentale, alla dark ambient, all’avant jazz. Non riusciamo a citare un artista o un disco in particolare, abbiamo cercato di restituire una visione personale e speriamo di esserci riusciti.

Come suoneranno i Junkfood in versione live?
I Junkfood live suoneranno esattamente come su disco, al netto degli aspetti improvvisativi della nostra musica. È uno degli assiomi base di questo progetto, ed è il motivo per cui questo album – come il precedente – è stato registrato in presa diretta. Non ci piace l’idea di documentare qualcosa che nella realtà sarà diverso. Ci sono artisti che fanno cose meravigliose utilizzando le potenzialità di uno studio di registrazione fino alle estreme conseguenze, ma noi siamo in primo luogo una live band e vogliamo che i nostri dischi siano un’istantanea – la migliore possibile in termini di qualità – di quello che siamo dal vivo. E cercheremo di dimostrarvelo: il tour parte l’8 di marzo e toccherà le principali città italiane per sfociare nella settimana del “Primavera Sound Festival 2014” di Barcellona. Gli interessati troveranno tutte le date e i dettagli all’interno del nostro sito o sui social network in cui siamo presenti.

 

IN TOUR

8/03 Cesena, Magazzino Parallelo

9/03 Senigallia (AN), Gratis Club

13/03 Montichiari (BS), B-Rain

14/03 Bologna, TPO – Enolibrì

15/03 Milano, 75 beat

27/03 Torino, Spazio 211

28/03 Rimini, Velvet

29/03 Faenza (RA), Clandestino

3/04 Roma, Circolo degli Artisti

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