Laura Veirs

Trama e ordito

È senz’altro uno dei nomi che elevano il folk contemporaneo. All’ottava tappa di studio con “Warp And Weft”, la cantautrice di Portland impiega tutti i colori della sua tavolozza sonora e tesse i brani con arrangiamenti preziosi. Nel mentre, scrive anche le risposte alle nostre domande.
Laura Veirs
Trama e ordito

Warp And Weft si riferisce al mondo della tessitura ed è probabilmente collegato al packaging del disco a forma di origami, ma immagino ci sia anche una connessione con il tuo modo di cucire le canzoni con la cura di trame, colori e così via…
Sì, c’è una tensione tra argomenti cupi e luminosi, e anche tra arrangiamenti semplici e maggiormente complessi. Ci sono melodie felici con testi scuri, e ci sono riferimenti ad altri artisti tessuti attraverso l’album.

Qual è il tuo rapporto con il folk?
Penso a me stessa come a una musicista folk, più nei termini di essere una storyteller che non nello stereotipo della “cantautrice femminile”. Amo il country retrò, la musica folk o country-blues e mi allineo a questi vecchi stili ma non temo di scrivere canzoni più strane come White Cherry, che ha un tocco più jazz.

I precedenti album Saltbreakers e July Flame avevano assecondando una vena maggiormente pop-rock. Lo scopo è raggiungere più persone possibili mantenendo al contempo le tue peculiarità?
Questa volta volevo fare un disco con più chitarre elettriche e batteria, oltre che imbarcarmi in tour come una vera e propria band. Con July Flame, invece, desideravo essere più spoglia. Vado avanti e indietro tra estetiche più scarne e più dense.

Raccontami del tuo approccio al songwriting.
Scrivo molte più canzoni rispetto a quelle che uso. Penso di averne composte una sessantina per questo album. Mi ci vogliono pochi anni per scriverne così tante e riciclo delle idee lungo il percorso. Di solito inizio con la chitarra e le parole vengono dopo. A volte un brano viene dal nulla senza troppa fatica e altre volte lavoro di continuo su un pezzo finché non l’ottengo alla maniera giusta.

Il nuovo disco pare mostrare tutte le facce di Laura Veirs, essendo parecchio eterogeneo.
Grazie! Sì, non ho paura di predisporre di un sacco di tessuti, suoni ed emozioni diverse. Mi piace il fatto che questo album abbia molti colori differenti. Forse a qualcuno potrà sembrare disconnesso, ma credo che conduca l’ascoltatore attraverso un viaggio interessante, e un viaggio nuovo rispetto a tutti quelli che avevo organizzato in precedenza. È fantastico quando riesci a sorprenderti grazie alla musica, sia come autore sia come fruitore.

I testi sono ispirati alla tua seconda maternità, ma sono persino capaci di bilanciare poetiche immagini naturalistiche e temi cupi come il suicidio o la guerra.
Ho provato a cercare il giusto equilibrio tra argomenti importanti e argomenti personali: vita e morte, pace e guerra, così come dettagli del mio mondo di ogni giorno. Mi sento più intensa adesso che sono una madre, tanto negli alti che sono più alti quanto nei bassi che sono più bassi – come le paure più oscure – e ho cercato di esplorare tutto ciò.

Hai inserito anche dei riferimenti a brani appartenenti alla tradizione e alle storie di Howard Finster o Alice Coltrane.
Mi piacciono gli artisti che sono degli outsider, persone che si sono costruite da sole e hanno realizzato belle cose che magari non sono state ampiamente apprezzate. Entrambi gli artisti citati hanno realizzato opere incredibili, hanno creato arte e musica che mi toccano davvero nel profondo per cui sono stata spinta a scrivere di loro.

Nel 2011 hai pubblicato un disco giocoso e atipico, Tumble Bee, dedicato alla reinterpretazione di tracce per bambini. Col senno di poi, che esperienza è stata?
È stato meraviglioso per imparare di più della storia della musica folk americana e per conoscere e rieseguire un po’ di vecchie, splendide canzoni. È divertente cantarle ai miei figli. Immagino che loro faranno altrettanto, cantando alcune di esse ai miei nipoti. I miei genitori mi hanno cresciuta intonando The Fox, per cui nella mia vita è un modo per connettersi con le generazioni più anziane e con le persone giovani.

In Warp And Weft compaiono i Decemberists, con i quali hai collaborato spesso, ma anche Jim James dei My Morning Jacket e KD Lang. Come hai scelto gli ospiti da coinvolgere?
Ho scelto un po’ di amici con i quali avevo già lavorato in passato, ma anche alcune persone nuove come KD Lang e Neko Case, che amo per le loro voci. Jim James era stato presente anche nei precedenti dischi e il suo canto è sempre incredibile, per cui ogni volta che posso colgo l’occasione per chiedergli di registrare. Abbiamo selezionato gente “al servizio della musica” e calata sul serio in essa, non permettendo che i vari ego si facessero strada in studio.

A proposito di Neko Case, hai ascoltato il suo nuovo album?
Amo ciò che crea in generale e il suo songwriting. È stato un onore averla al microfono nel mio disco e ritengo che abbia ottimamente donato vita e freschezza a Sun Song. Detto ciò, mi piace molto il suo nuovo album e mi piace osservare cosa fa da lontano. È una grande artista!

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