Mac DeMarco

Vecchie abitudini

Il cantautore canadese in concerto per due date ad Agosto ci racconta la genesi del suo “album acustico” e di come il successo non sia proprio riuscito a cambiarlo.
MAC DEMARCO - Vecchie abitudini

Non ascolterete un disco più chilled di This Old Dog quest’anno. Il suo autore, il musicista originario di Duncan, Canada, Mac DeMarco, non potrebbe essere più rilassato e affabile, in perfetta linea con il sound avvolgente, imperturbabile di questo suo terzo atteso album. Con il precedente Salad Days DeMarco ha ottenuto un successo di critica e pubblico che l’ha catapultato di fronte alle grandi folle in giro per il mondo. Eppure mi sembra di parlare con lo stesso scapigliato burlone che incontrai cinque anni fa al termine di un suo concerto al Brudenell Social Club, un piccolo locale nei dintorni di Leeds. Allora DeMarco sfumacchiava le sue Viceroy (una marca di sigarette cui ha persino dedicato un brano, Ode To Viceroy per l’appunto) e dispensava sorrisi e riflessioni pseudo-filosofiche, circondato da un mucchio di estatici fan. In vino veritas, s’intende.

Lo raggiungo via telefono al suo nuovo appartamento di Los Angeles, dove si è trasferito da non molto lasciandosi alle spalle Brooklyn, ma la segreteria telefonica non lascia ben sperare. Non appena getto la spugna richiama lui: “Sorry, man”. È seduto nel porticato di casa, mi dice gongolando. Iniziamo subito a parlare di This Old Dog. Ci sono state pressioni nel pianificare il suo ritorno post-Salad Days? “Mah, no davvero. Non ci ho pensato poi così tanto. Quel disco è uscito nel 2014, ormai sono passati tre anni. L’unica preoccupazione era quella di non rifare esattamente lo stesso album. Ci sono state persone che mi hanno detto ‘Ah, il secondo disco è andato così bene, adesso devi tornare con qualcosa di grandioso’, ma il mio approccio è stato ‘Mah, mica per forza’. Ho visto delle band negli ultimi anni che son tornate con dei dischi enormi, pronte a incontrare un’audience più vasta, un po’ con l’idea di rendere tutto più gigante, come i loro concerti. Quel tipo di cosa non mi interessa proprio. Con questo non voglio sottovalutare il mio nuovo album, penso di aver fatto un buon lavoro, ma volevo fare qualcosa che mi interessasse davvero anziché scrivere divertenti canzoni pop di grande richiamo. Non ci ho nemmeno provato, a dirla tutta. Volevo fare qualcosa che mi facesse sentire autentico. Devo dire che sono soddisfatto, vedremo cosa ne pensano gli altri”.

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Il disco ha avuto, a suo modo, tutto il tempo di sedimentare. Macky, come lo chiamano gli amici, ha inizialmente steso la maggior parte dei demo nel suo appartamento (e studio di registrazione da lui istrionicamente ribattezzato Jizz Jazz Studios) di New York, per poi riprendere il filo del discorso dopo un periodo di assestamento nei nuovi Jizz Jazz di Los Angeles. Nonostante il lasso di tempo trascorso durante la transizione dalla East alla West Coast, lo spirito dei brani non pare essere cambiato più di tanto. “Ho messo giù tredici/quattordici brani all’inizio del 2016, tipo a gennaio, ma non avevo in mente di farci un disco. Era più che altro una scusa per scrivere qualche pezzo, sai? Poi un giorno li ho riascoltati tutti insieme e ho pensato: ‘Caspita, forse c’è un album qui in mezzo!’. Al contempo volevo concentrarmi sul trasloco e poco dopo sono tornato di nuovo in tour, per cui le tempistiche non erano esattamente a mio favore. Spostarti così lontano ti cambia la vita mica poco, c’è voluto del tempo. Poi è arrivato il momento in cui mi sono detto: ‘OK, se voglio pubblicare un disco prima di avere 30 anni, forse è il caso che mi metta al lavoro’. Alcune canzoni scritte nella prima fase non le ho più usate, altre come This Old Dog sono rimaste. Quelle che ho ripreso non sono cambiate affatto, direi che sono quasi identiche alle versioni demo”. Stando a DeMarco, le canzoni composte direttamente a Los Angeles hanno sentito ben poco l’influenza del trasloco o del cambiamento di scenario. O quasi. “Mah, sono sempre io nella mia cameretta, con gli stessi strumenti di sempre. Cioè mi sto anche divertendo, ma non è che i brani siano tipo: ‘Oh yeah, sono a Santa Monicaaaaa!. Immaginatelo che intona un coretto sexy mentre lo dice.

DeMarco definisce This Old Man il suo lavoro acustico e a ragione. Nonostante l’ampio uso di sintetizzatori, la chitarra elettrica è una presenza rara (compare nella malinconica tirata di sette minuti Moonlight On The River), mentre il resto del disco è diviso tra acustica, tastiere e batteria. C’è persino il piano, per la prima volta, in One More Love Song. DeMarco ha suonato tutti gli strumenti e, nonostante si faccia qualche problema per la qualità della batteria, è molto orgoglioso di aver creato tutto in solitaria. Mac ha esordito con l’art-rock rumoroso del suo gruppo Makeout Videotape, un sound ancora vagamente rintracciabile nel suo primo EP da solista Rock ’n’ Roll Nightclub del 2012. Gli album 2 e Salad Days, a seguire, hanno invece ispessito il suo debito con l’indie rock anni 80, trasformandolo in una sorta di erede degli Orange Juice, ma con il potenziale comico di Jonathan Richman. This Old Man continua a sguazzare in questo settore ibrido, ma qui più che altrove traspare il DeMarco cantautore, ammiratore di Paul Simon, James Taylor e della canzone pop-rock perfetta. La chitarra acustica ha giocato un ruolo cruciale in questa transizione. “Mi piace sperimentare con la registrazione e non avevo mai registrato molto con l’acustica prima. Mi piace l’idea che l’acustica… la mia perlomeno, funzioni molto bene anche da sola. Solo io, voce e chitarra in una stanza, che è un po’ come è nato questo disco. Prima non era così: partivo dalla chitarra elettrica, passavo alla batteria e cercavo di capire dove infilarci le parti cantate. È un disco un po’ più semplice, più vero”.

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Quanto ai sintetizzatori, come sempre nei dischi di Mac, ci sono ma non fanno una piega. Di fatto, uno dei motivi per cui Mac è riuscito a sopravvivere al lento sfiorire del guitar rock degli ultimi anni potrebbe essere proprio la commistione di elementi rétro-indie con sonorità synthwave declinate in chiave ironica. Chamber Of Reflection, il sinuoso brano synthpop comparso su Salad Days, è diventato uno dei più amati del suo repertorio. In This Old Man è il turno di On The Level, un brano che, da solo, farà la gioia degli amanti del revival synth targato Ariel Pink, John Maus & co. “Mi piace molto scrivere quel tipo di canzone, solo sintetizzatore e un testo ridotto all’osso. Sì, dal punto di vista sonoro è una canzone sorella di Chamber Of Reflection, ma in questo caso si tratta di un pezzo più sconclusionato. Chamber Of Reflection parlava della massoneria, che è stata parte della mia famiglia e ai tempi cercavo di capire… anche questo disco tocca alcuni aspetti che riguardano la mia famiglia… sai, io che cerco di capire certe robe. Con Chamber Of Reflection cercavo di creare una connessione tra gli argomenti del disco e il rito di iniziazione dei massoni. Una volta superata la fase di autoanalisi nel Gabinetto di Riflessione, il massone sarebbe pronto a diventare un “uomo migliore”, in una sorta di momento di raggiunta consapevolezza, simile a una rinascita. Anche On The Level punta simbolicamente al cambiamento. “Ragazzo, questo potrebbe essere il tuo anno”, canta DeMarco. “Rendi un vecchio orgoglioso di te / Dimentica le lacrime”. Nell’ultimo verso della canzone DeMarco parla anche del proprio nome, facendo allusione, con molta probabilità, alla sua storia familiare. La madre di Mac, Agnes, quando il padre rifiutò di aiutarla con il mantenimento del figlio, decise di ripartire da zero dando a Mac legalmente il proprio cognome. Sembra che dietro a un piccolo brano come On The Level si celino riflessioni più profonde di quanto vi aspettereste.

Su Internet, invece, troverete una miriade di provocazioni ben più leggere, una manna per i fan e, senza dubbio, per i giornali musicali a caccia di clickbait. Poche settimane fa l’“NME” se n’è uscito con il titolo: “Mac DeMarco ‘quasi fa venire un attacco di cuore alla madreavendo detto che diventerà padre”. Ovviamente si trattava di uno scherzo, ma ogni tanto anche la signora Agnes non sa più a cosa credere. “È la natura di Internet”, risponde Mac. “Faccio un sacco di interviste, un sacco di… qualunque cosa siano. E dico un sacco di bugie, sai? Perché fa ridere. Dico che diventerò papà e poi mi ritrovo dei post di congratulazioni e rispondo ‘Ma che cazzo dici’, perché ovviamente nel frattempo mi son già dimenticato di averlo detto. Più che altro nello stesso contesto in cui ho detto che sarei diventato padre ho anche detto che mi sarei fatto rimuovere i testicoli, per cui mi chiedo se non avessero capito che stavo scherzando. Ma che dire, devo probabilmente a Internet buona parte del… perché sto andando così bene. Al contempo penso che un sacco di persone, specie i più giovani, non si rendano conto di quanto Internet possa essere manipolatorio. I ragazzini ossessionati con l’avere ‘like’ sulle loro robe. Non si rendono conto che Internet è un posto vile.

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Un po’ per l’associazione della sua musica con certo indie pop da “sindrome di Peter Pan” di anni 80 e 90, un po’ per la sua personalità scherzosa, molto spesso difficile da prendere sul serio, c’è la tentazione di interpretare i brani di DeMarco come una tensione tra la voglia di non crescere e l’ansia di mostrare una certa maturità. È DeMarco stesso ad agire su questo piano. Uno dei brani più iconici di 2 era intitolato, a mo’ di premessa da teen movie, Freaking Out The Neighbourhood, mentre in Salad Days cantava “Oh mamma, come se la mia vita fosse già finita!”. Nel nuovo singolo My Old Man Mac si guarda allo specchio e non si riconosce; in A Wolf Who Wears Sheeps Clothes, in cui sfodera per la prima volta un’armonica a bocca e finisce per suonare più Neil Young del previsto, lo sentiamo cantare: “Se tutto va bene riuscirai a capire / Tutta questa merda / Prima di morire”. “Salad Days aveva senza dubbio a che fare con quella tensione. Con questo disco… non è che volessi tornare per dire: ‘Oh, sono rinato! Oddio, sono un adulto adesso!’. Mi trovo un po’ dove mi trovo e finalmente non si tratta di me che mi prendo a calci in culo per cercare di trovare il senso di certe cose. È più quella sensazione che il dimostrare di essere adulto. Non sono vecchio, dai, ho 26 anni. Già. Ma ho ancora un dubbio da togliermi prima di mollare la questione. In This Old Dog Mac sembra avere un bel po’ di consigli da dispensare. Dal suo incoraggiare chi realizza di non essere più innamorato a prendere in mano la situazione (One Another), sino alla sorta di cinico “Chi è causa del proprio mal…” sulle note vagamente bossa nova di Dreams From Yesterday, troviamo un DeMarco più saggio del solito. Che destinatari immaginari ha in mente, dunque, quando mette nero su bianco le proprie riflessioni? “Ah, il più delle volte parlo a me stesso. Altrimenti a persone vicine a me. Una specie di monologo interiore. Diavolo sulla spalla, una cazzata di quel tipo. I fan… no, ho grande rispetto per i fan. Che facciano quello che vogliono, non sono certo io a dare consigli. Argomento vagamente spinoso per Macky. I fan lo amano per il suo talento, i suoi show incredibilmente interattivi e per le chiacchiere post-concerto, come si diceva. Nell’ultimo brano del suo mini-EP Another One dava persino il suo indirizzo di casa di New York, e in tanti accorrevano a trovare Mac e la sua fidanzata per un caffè (tutto vero). Eppure la sua ode alle sigarette e le sue tante interviste “cazzone” hanno attratto qualche isolata critica sul suo status da “role-model”. “Non so, al momento sembra che ai concerti vengano anche ragazzi più piccoli. Ma anche ai tempi degli scherzi sulle sigarette… Innanzitutto penso che il mio pubblico ai tempi fosse un po’ diverso e poi, voglio dire, le sigarette fanno male… e chi cazzo è rimasto a non saperlo! Era solo uno stupido scherzo. Poi, certo, se mi arriva un ragazzino e mi dice ‘Oh, sigaretta!, penso ‘Oddio, ma davvero?’. Il punto è che ti scegli la tua avventura, non sono certo io a dirti che fare. L’unica cosa a cui tengo è mantenere il costo dei biglietti il più ragionevole possibile, non voglio mandare in tilt le finanze di nessuno. Non siamo musicisti così famosi, la mia band sono i miei amici, l’importante è divertirsi. Quando avevo quindici anni o anche meno, ricordo che guardavo certe grandi band in TV, questi tizi alti, impeccabili e mi domandavo: ‘Ma come si fa?’. Poi ho cominciato ad andare agli show locali nella mia zona e ho iniziato a pensare: ‘Oddio, posso farlo anch’io!’. Un sacco di gente, specialmente con Internet, non sa più come trovare questi contesti. Non intendo dire ‘Posso farlo anche io e fare un sacco di soldi’, è più una questione di incoraggiare la gente a diventare quello che vuole diventare e fare quello che vuole fare, fottendosene altamente di ciò che pensano gli altri. Chiedo quindi a Mac se ricorda un artista in particolare che ha suscitato in lui questa originaria voglia di fare. “Sono stato fortunato perché nella mia città al tempo delle superiori c’erano tante band, c’era una scena musicale. C’erano tanti eventi e ho avuto l’opportunità di fare cose di quel tipo, capire come funzionava e iniziare a suonare un po’ dal vivo. Ricordo di aver visto Jonathan Richman quando avevo sedici anni a un festival. Solo lui e il batterista, semplicemente a strimpellare. È una leggenda, Jonathan Richman and The Modern Lovers è una rock band leggendaria. È una rockstar, ma in maniera anticonvenzionale, prende ancora il bus, fa le cose a modo suo… Magari non suona a dei concerti giganti, ma la gente lo rispetta. In qualche modo ha mantenuto una certa… concretezza. Ama sempre quello che fa e si diverte nel farlo. Quello è il tipo di show che mi interessa fare”.

DAL VIVO

24 AGOSTO 2017 – ASOLO (TV) – AMA FESTIVAL
INGRESSO: EURO 20 + d.p.

25 AGOSTO 2017 – TORINO – TODAYS (+ PJ HARVEY )
Via Cigna 211, Parco Sempione – Torino
Apertura Porte: ore 18:00 – Inizio Concerti: ore 19:00
INGRESSO: EURO 25 + d.p.

Pubblicato sul Mucchio n. 754

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