Ought

Oggi, più di ogni altro giorno

La band canadese è al terzo album, “Room Inside The World”, contraddistinto da una forte componente umana, per un post-punk sempre più arty. Ce ne parla il leader, Tim Darcy.
OUGHT

È la terza volta che sbuca fuori questo nome, nelle ultime due settimane!”, reagisce così Tim Darcy, voce e penna degli Ought, quando gli faccio notare che i testi del loro nuovo disco ricordano alcuni passaggi del poeta angloamericano T.S. Eliot. Il quartetto canadese, dopo la parentesi da solista del suo cantante, Saturday Night dello scorso anno, torna con Room Inside The World, terzo episodio della carriera di questi ragazzi nati sotto la foglia d’acero, a Montréal. “Volevamo fare qualcosa di nuovo, non sapevamo bene come ma la nostra priorità era cambiare le carte in tavola”. Affermazione veritiera: il primo disco pubblicato da Merge Records segna uno scarto rispetto ai precedenti lavori. Meno post-punk e meno dilatazioni da presa diretta, brani più (in)quadrati, surrogati pop di un certo piglio arty che i Nostri non hanno mai tenuto nascosto. Darcy è una spugna: grande appassionato di libri, cinema e teatro, non fa altro che fagocitare tutto, in particolare la poesia, e rielaborarlo attraverso la sua sensibilità. Gli chiedo se c’è un’ossessione per la band, e mi risponde che se c’è una cosa da combattere in questa società è certamente l’apatia. Ecco perché mi viene in mente La terra desolata, poemetto di Eliot in cui la passività della società post-bellica viene vivisezionata con occhio quasi teatrale quando, per esempio, l’autore descrive un rapporto privo di pathos e al limite dello squallore tra due giovani amanti. Scena che potrebbe benissimo essere completata dal verso “They seem to want something new”, che compare nella traccia d’apertura di Room Inside The World, Into The Sea. Cosa fare? Rifugiarsi nell’arte, magari nei Pavement (“Nessuna dichiarazione palese, ma è chiaro ascoltandoli che ogni musicista è implicitamente impegnato nel sociale attraverso un percorso politico, culturale o solidale”). Giusto, perché la speranza non deve mancare, soprattutto quando la realtà è così distante da una visione idilliaca. Non è quindi un caso che uno dei versi più drammatici, “These wings I’ve made won’t hold me, paper thin”, sia contenuto in un brano intitolato Disgraced In America. Domando quindi a Darcy qual è la sua impressione sui vicini di casa a stelle e strisce e, così come la maggior parte dei musicisti ai quali ho posto l’interrogativo, comincia tirando un grosso sospiro scoraggiato: “È difficile, c’è molta confusione… Te ne accorgi suonando e guardando i volti delle persone, che per fortuna non hanno perso la speranza, forse perché da un po’ di tempo hanno smesso di guardare indietro. Certo, per noi è facile perché, finite le date, ce ne torniamo in Canada e quindi ci passiamo solo attraverso senza rimanere impigliati nel meccanismo sociale statunitense”.

Quello che Room Inside The World vuole affrontare è un percorso di umanizzazione e lo si evince chiaramente dal video del primo singolo estratto, These 3 Things, diretto da Jonny Look e Scottie Cameron, nel quale a un certo punto il volto di un manichino viene scalfito da una lacrima. Quasi un ossimoro. Ed è proprio questa specie di miracolo, nel caldo sentimento emotivo che si scontra con la fredda e impassibile plastica, a mettere in moto quella che Tim definisce “una tavolozza di colori molto più ampia rispetto alle prove del passato. Ci sono suoni nuovi per noi o comunque impiegati con più decisione, come sintetizzatori e drum machine”. D’altronde, gli stessi Ought hanno ribadito nel comunicato che accompagna il disco: “La bellezza viene fuori soltanto con i momenti imprevedibili apportati dall’elemento umano”. Più che un monito, suona come un manifesto estetico. Una presa di coscienza che affonda le sue radici nella spiritualità. Non parliamo di religione, piuttosto di devotional music: “La vera, grande influenza di questo album è Alice Coltrane, tutti e quattro ne siamo innamorati. Qualche tempo fa è uscita una compilation in suo onore che abbiamo consumato!” Con molta probabilità si tratta di World Spiritual Classics: Volume I: The Ecstatic Music of Alice Coltrane Turiyasangitananda e ascoltando il coro presente in Desire, effettivamente il legame salta prepotentemente all’orecchio.

Room Inside The World, registrato al Rare Book Room di Brooklyn con il produttore Nicolas Vernhes (Deerhunter, Animal Collective, Silver Jews), è a tutti gli effetti il passo della maturità per gli Ought. A dire la verità i canadesi non sono mai sembrati immaturi, sin da quando nel 2012 lanciarono l’EP autoprodotto New Calm, al quale fecero seguito gli album More Than Any Other Day e Sun Coming Down, e l’EP Once More With Feeling pubblicati con la concittadina Constellation. Piglio deciso, coordinate post-punk che comprendono Pavement, Falls e Television, cortocircuiti avanguardisti in stile Velvet Underground e Talking Heads: sono questi gli ingredienti che hanno contribuito subito al successo dei quattro. A loro mi lega un ricordo preciso: un pomeriggio di qualche anno fa durante il quale scoprii Pleasant Heart. Fui immediatamente rapito da quell’aggressività matematica, quasi asettica, che però nascondeva, come riporta il titolo, un cuore pulsante. Cercai qualche informazione sul gruppo e una delle prime cose che mi capitò di leggere fu un aneddoto tutto da verificare: in uno dei primi live gli Ought suonarono a ripetizione la cavalcata spensierata New Calm Pt. 2 (già lunga 7 minuti nella versione presente nell’EP Once More With Feeling). Un solo brano per tutta la durata del concerto, cosa che mandò in palla gli organizzatori e i gruppi che avrebbero dovuto suonare dopo. Con un po’ di romanticismo lo potremmo considerare una sorta di happening tenuto con perfetto tempismo: qualche anno dopo i The National al MoMA di New York proporranno per sei ore di fila la loro Sorrow. Non perdo occasione quindi di chiedere a Tim se questa voce di corridoio è vera o no e lui, scoppiando a ridere, conferma: “Oh, sì! Beh, c’era un’atmosfera bellissima, abbiamo cominciato a suonarla e poi ancora, e ancora… Farfugliavo cose al microfono, improvvisavo in base al momento. Salivamo e scendevamo d’intensità, facevo cantare le persone salite sul palco. Siamo nati così, una live band, e abbiamo sempre registrato seguendo questa linea. Room Inside The World è il primo album registrato tenendo in considerazione l’elemento ‘studio’, la possibilità quindi di sfruttare una serie di cose che prima non avevamo mai nemmeno calcolato”.

Per Darcy, questo terzo disco degli Ought significa anche un ritorno alla dimensione collettiva dopo l’esperienza solistica con il suo Saturday Night. Mi fa capire, senza prendersi meriti particolari, che se la band suona così adesso è anche merito di quella che lui definisce una necessità: “Ne avevo bisogno, è stato un progetto nato per caso e poi pian piano ho notato che gli dedicavo sempre più tempo. Alcuni spunti sono nati in contemporanea con la stesura dei brani degli Ought. L’aspetto bello di Room Inside The World è che ci siamo presi tutto il tempo necessario, ci siamo scambiati tanto materiale, non solo canzoni ma anche frammenti captati qua e là. I primi due album sono stati registrati in fretta e furia ed è stato giusto così perché dovevamo imprimere al volo quello che eravamo”. Tim parla come un artista navigato, e fa strano perché gli Ought in fondo sono giovani, la loro carriera è iniziata poco più di sei anni fa. Evidentemente imparano in fretta. Sembra passato un abisso, per dire, da quando Darcy scriveva le sue prime canzoni folk imitando Bob Dylan o Neutral Milk Hotel, mentre organizzava festival e fondava rockzine a Montréal. Oggi questa iperattività non è sparita: Darcy adora ancora Il lupo della steppa di Herman Hesse o Vista con granello di sabbia di Wislawa Szymborska, e mi chiede in tutti i modi di fargli avere alcune poesie di T.S. Eliot e Cesare Pavese, sbucati per l’appunto durante la chiacchierata. I suoi testi hanno indubbiamente un non so che di letterario, basta ascoltare la profondità, la dolce ed esuberante malinconia degli Ought.

 

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