OvO

Freak power!

L'album che ha visto la luce negli ultimi mesi del 2016, "Creatura". L'esteso tour europeo da poco concluso, in attesa di tanti altri concerti. Diciassette anni fianco a fianco. Abbiamo intercettato gli incatalogabili Bruno Dorella e Stefania Pedretti per un lungo confronto.
OvO
- Freak power!

Abisso, nel 2013, era stato un disco importante per voi, negli esiti artistici, nella visibilità sempre maggiore, nel coinvolgimento di ospiti di prestigio. Con che spirito avete affrontano Creatura?
Bruno Dorella: Eravamo consapevoli di aver finalmente imparato a maneggiare la materia che aveva reso possibile Abisso, un disco che ci era in parte sfuggito di mano, seppur gloriosamente. Con Creatura avevamo il pieno controllo della situazione, una maggiore consapevolezza. Quindi abbiamo potuto elaborare di più i pezzi, prenderci maggiori rischi, perché sapevamo cosa fare. Lo abbiamo chiamato Creatura proprio perché è ciò che è nato dagli abissi.

 

La particolarità degli OvO è sempre stata quella di riferirsi al mondo più rumoroso ed estremo, non lasciandosene ingabbiare, anzi portando avanti di pari passo una certa sperimentazione nelle soluzioni sonore: come vi ponete tra queste due direzioni?
BD: Sai, sono etichette utili per chi scrive, per chi ascolta, e per chi vuole fare un genere di musica preciso. Noi usiamo il sistema opposto: prendiamo i diversi generi e linguaggi e li facciamo diventare inequivocabilmente OvO. I mondi che citi ci piacciono molto e sentiamo di farne parte, ma abbiamo molte altre influenze, siamo trasversali. Credo sia per questo che nessuna scena ci abbia mai veramente adottato, ma abbiamo sempre viaggiato da outsider tra una e l’altra.

 

In Creatura continuate ad armeggiare con l’elettronica, incrementandola addirittura, ricorrendo all’aiuto di interventi esterni ai campionamenti, quindi vi immergete nella modernità, ma sin dalla copertina del disco proseguite anche a gettare ponti con riferimenti quasi atavici. Come vi collocate tra passato e futuro? Il ritmo serrato, del resto, è primordiale, così come sono primordiali le parti cantate…
BD: L’elemento tribale, ancestrale, è sempre stato presente negli OvO. I miei ritmi sono primitivi, il modo di suonare e cantare di Stefania è spaventosamente intuitivo, al punto che abbiamo spesso trovato inaspettati paragoni anche con immagini antiche, ad esempio nella forma del “plettro” che utilizza. Ma il modo in cui abbiamo approcciato questa materia atavica è sempre stato più che contemporaneo. Facevamo “noise mascherato” quando l’unica altra scena simile era a Providence. Abbiamo dovuto sgomitare per farci accettare nel 2000, quando poi cinque anni dopo lo facevano tutti. Ora stiamo sperimentando con la musica estrema e l’elettronica, in una maniera secondo me abbastanza unica. Chissà se qualcuno se ne accorgerà.

 

unspecified-3A proposito della copertina, come nasce la figura su essa disegnata? Che poteri e significati ha questa Creatura?
Stefania Pedretti: Questo album è particolarmente ispirato e dedicato ai freak, a tutti noi freak, persone che non si omolgano al modello estetico o culturale imposto dalla nostra società. Quando ho cominciato a disegnare le bozze per la copertina, ho immaginato un essere ibrido, che unisse l’umano a elementi di creature di terra e aria. Ho quindi disegnato una creatura in parte umana, ma dal genere indefinito, in parte quadrupede e in parte alata. Ho mandato poi il disegno a Dio Drone e a Coito Negato, che l’ha rielaborato nel suo meraviglioso stile e fuso con un immaginario esoterico. Questa nostra Creatura è un essere che sgorga dall’Abisso per spiccare il volo e direi che Coito Negato ha illustrato perfettamente l’idea.

 

March Of The Freaks, quasi mutuato dal nineinchnailsiano March Of The Pigs, chiude infatti la scaletta ed è impossibile non notare che i rimandi al termine “freak” ricorrono più volte: come mai?
BD: Perché è quello che siamo.

 

Come riuscite a gestire con immutata creatività un immaginario fatto di esoterismo e ganci filo-horror (fra i titoli, Satanam, Zombie Stop…)?
BD: Beh, fa tutto parte dello stesso immaginario, se riesci a vedere la parte comica dell’esoterismo e quella occulta dell’horror. Approcciamo queste materie con ironia, ci piacciono, le mastichiamo, e proprio per questo ne conosciamo i limiti e gli aspetti ridicoli, soprattutto quando vengono applicati all’immaginario del rock and roll. Allo stesso tempo, li troviamo irresistibili.

 

Si parla spesso della vostra musica come un rituale, e alla fine di Buco bianco parte una risata stregonesca. Giocando un po’, quest’anno cade il quarantennale di Suspiria, del quale ci siamo occupati da poco sul Mucchio. Che rapporto avete con quel film? Avete visto qualcosa negli ultimi anni che vi ha colpito, rimanendo in un campo affine a livello di suggestioni, e che magari vi ha fornito spunti d’ispirazione?
BD: Ho visto l’articolo su Suspiria, trovo molto interessante questa riscoperta delle colonne sonore horror italiane. È un bel mondo. L’horror in questi anni ha fatto un bel salto in avanti, molti tabù sono crollati, basti pensare a film come Martyrs o A L’Intérieur, o all’estremizzazione di August Underground o al fumettone fuori controllo Human Centipede. Per non parlare del mondo asiatico, che necessiterebbe di un’intervista a parte. Un mio personale sogno è sonorizzare Begotten con gli OvO.

 

unspecifiedCome funziona il rapporto artistico fra voi due?
BD: Dopo 17 anni è quasi impossibile spiegarlo, attraversa diversi strati di comunicazione, ogni cosa che facciamo o che ci diciamo è filtrata attraverso una profonda conoscenza reciproca, sia in campo personale che musicale. Nell’impossibilità di spiegarlo dettagliatamente, provo a farlo molto in modo sintetico: ci dividiamo molto chiaramente i ruoli, ognuno secondo le proprie naturali inclinazioni.

 

E come riuscite a portare dentro gli OvO, o tenere fuori dagli OvO, tutti gli altri progetti, non soltanto musicali, che vi vedono coinvolti individualmente?
BD: Per quanto mi riguarda è molto facile, perché gli altri progetti sono radicalmente diversi (addirittura nei Ronin suono la chitarra). Per Stefania è un discorso più organico che fa parte di un percorso olistico (scusate la parola fastidiosa, ma credo renda l’idea), quindi le cose si possono fondere un po’ di più, però il fatto che negli OvO ci sia una presenza così massiccia della batteria, che invece manca completamente in ?Alos, rende comunque molto diversi i due progetti. Per me si tratta di un percorso puramente musicale, per lei è anche molto filosofico-estetico. Per rispondere alla tua domanda, ci portiamo dentro l’evoluzione professionale, in termini di competenze, esperienza e consapevolezza, e teniamo fuori la ripetizione di noi stessi in salse miste.

 

Rimanendo ai brani di Creatura, registrato tra l’altro in un capannone di solito usato dalle compagnie teatrali, Matriarcale mi ha fatto pensare all’avventura di Stefania nelle Azdore romagnole: racconti un po’ ai nostri lettori di questa ennesima scommessa?
SP: Azdora è un progetto teatrale creato dal regista svedese Markus Öhrn per ricordare la nonna defunta. Ha come protagonista la figura adulta femminile e la presa di coscienza dalla propria forza generatrice e distruttrice. Le attrici sono più di 15 donne mature (diciamo dai 60 ai 70 anni), che con il viso dipinto in stile black metal si cimentano in varie azioni o “ritual”: distruggono lavatrici, macchine, tatuano, suonano, compono azioni atipiche per l’immaginario della “nonna” o della buona donna di casa (Azdora). L’avventura è nata nel 2015, questa esperienza mi ha segnato e insegnato tantissimo. Le emozioni che ho provato durante questi due anni sono state incredibili e difficili da esprimere a parole. Comunque, poter insegnare a suonare e “cantare” in stile ?Alos a delle donne dell’età di mia madre è tra le soddisfazioni ed emozioni più grandi della mia vita e devo ringraziare Markus per aver ideato uno spettacolo che è andato oltre “la scena” e che è diventato “vita”. Con queste donne e fra queste donne si è poi creato un legame magico e sicuramente indistruttibile.

 

Avete cambiato varie etichette nel corso della vostra storia, da Bar La Muerte di Bruno sino a Supernatural Cat. Com’è andato l’approdo a Dio Drone, quasi una piccola comunità DIY?
BD: Fino a ora è stato un percorso bello e stimolante. Siamo partiti praticamente autoproducendoci per la mia etichetta, poi abbiamo suonato a Providence, ed abbiamo ricevuto la proposta della Load, che all’epoca era la nostra etichetta preferita (produceva praticamente tutta la scena di Providence e affini…). Sfortunatamente, poi, la Load ha dovuto più o meno chiudere, e si è fatta avanti Supernatural Cat, proprio nel momento in cui ci sentivamo un po’ abbandonati. Quando con Supernatural abbiamo realizzato che per questo disco i rispettivi tempi non coincidevano, abbiamo pensato a Dio Drone perché, secondo noi, attualmente è la migliore espressione del DIY con spirito punk in Italia.

 

Chi secondo voi, in Italia, in questo momento, suona veramente “cattivo”? Dove “cattivo” è da intendersi più nell’approccio anti-omologato che non necessariamente nei suoni o nell’estetica…
BD: Domanda perigliosa, perché in questo momento i gruppi heavy suonano veramente molto standard, mentre la non-omologazione probabilmente si è spostata altrove, in ambiti che finiscono per escludere il concetto di “cattivo”. Posso citarti degli ottimi compromessi: Zeus!, Hate & Merda, gruppi fantastici, ma si tratta comunque di musica, non caos. Invece una volta il motto era “caos, non musica”. Se trovi qualcosa che vada in questa direzione, fammi un fischio. A parte l’harsh noise, che adoro, ma è anch’esso ormai omologato.

 

Nonostante la mancanza di compromessi, gli OvO sono una delle band italiane underground di maggior successo all’estero; ricordo che, addirittura, finiste segnalati anche su “Pitchfork”, che oltretutto con la sua indie-snobberia di solito si occupa stilisticamente in prevalenza di altro. Si tratta di raccogliere quello che si è seminato, ma come vi spiegate il vostro segreto in tal senso?
BD: Potrei girare la domanda e chiederti perché, dopo 17 anni, ci si occupi così poco di noi. In ogni caso, quel poco che abbiamo ottenuto è arrivato dall’aver fatto all’incirca 1000 concerti in tutto il mondo, un’attività live che veramente pochissimi gruppi possono vantare.

 

Ecco, all’estero avete fatto un casino di concerti. Rimanendo all’attualità, com’è andato il recente tour europeo?
BD: È stato un bellissimo tour, c’era sempre gente ai concerti, la risposta è stata ottima, abbiamo polverizzato il merchandising, a dimostrazione del fatto che suonare è ancora il veicolo migliore per diffondere la propria musica.

 

IN TOUR

10/03 – Ferrara, ARCI Bolognesi

08/04 – Verona, Colorificio Kroen

13/04 – Torino, Blah Blah

14/04 – Crema, Paniere

15/04 – Vicenza, Arcadia

 

 

 

 

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