Paus

Il mondo in una rock band

Incassati gli elogi della critica specializzata in seguito alla pubblicazione di “Clarao”, i portoghesi Paus si apprestano a imbarcarsi nel loro primo tour italiano. Ne approfittiamo per scambiare due chiacchiere a proposito della loro musica e della particolare formazione con cui si presentano sulle scene.
Paus
Dal vivo in Italia

Nella vostra musica si mescolano sonorità hard rock con ritmi sudamericani: come avete raggiunto questo particolare suono?
Vero. Ma vorremmo anche ricordare la musica africana. Abbiamo uno stretto legame con l’Africa e ci influenza molto. Il suono che abbiamo trovato è solo un riflesso di tutte queste influenze che ci portiamo appresso da quando abbiamo iniziato a prestare attenzione a ciò che ascoltiamo.

La seconda particolarità a proposito della vostra band sono i due batteristi che suonano un tamburo siamese…
Avevamo due amici che suonavano insieme ma l’utilizzo di due batterie simultaneamente è già stato impiegato più e più volte da altre band. Così abbiamo voluto fare qualcosa di diverso. Ci siamo ricordati che alcune scuole di musica usano quella tecnica, il professore e lo studente che suonano faccia a faccia con la stessa cassa, e le abbiamo dato un nome: tamburo siamese.

Con il nuovo album Clarão siete pubblicati da El Segell, l’etichetta del Primavera Sound Festival di Barcellona, dove vi siete esibiti per due anni consecutivi. Ci dite qualcosa di più su questa avventura?
In realtà l’anno scorso è stata la terza volta consecutiva che abbiamo suonato lì. Tutto è davvero un’avventura da quando stiamo lavorando con questi ragazzi. Alcuni di loro condividono la stessa politica “fai da te” che tutti abbiamo mutuato dalla scena hardcore degli anni ’90, quindi è stato facile capire come avremmo dovuto procedere insieme. Anche l’idea di iniziare una carriera internazionale nello stesso momento, sia da parte dell’etichetta che della band, è stata emozionante. Siamo arrivati a suonare negli Stati Uniti e in Messico, così come in una serie di festival europei dello scorso anno.

Quali sono le principali differenze tra suonare in un piccolo club e di fronte a migliaia di persone provenienti da tutta Europa?
Si tratta di palcoscenici e sensazioni molto differenti. Da un lato è emozionante suonare davanti a migliaia di persone, perché si avvertono un sacco di occhi addosso e non si vogliono commettere errori. Dall’altro canto, anche la possibilità di gettare il proprio sudore addosso al ragazzo in piedi a dieci centimetri di distanza è molto eccitante. Entrambe le situazioni sono buone. Dipende sempre dal giorno e dal pubblico.

Abbiamo già detto in precedenza che il vostro suono è molto particolare, ma ci sono band che ammirate particolarmente o avete ascoltato durante le registrazioni e che hanno ispirato il modo di suonare o registrare Clarão?
Quando stiamo registrando cerchiamo di ascoltare musica lontana dalla nostra, in modo da non correre il rischio di “rubare” qualcosa inconsciamente.

Parlateci del panorama musicale portoghese, in effetti non molto conosciuta in Italia: ci sono band o scene come quella di Lisbona che stanno crescendo? Cosa ne pensate a riguardo?
Lisbona ha un sacco di band che ormai vanno in giro per il mondo. Ma anche formazioni provenienti da Coimbra, Porto e Braga, per esempio. Vorrei menzionare Buraka Som Sistema, Batida, Morto Combo, Legendary Tiger Man, Genera e Shine, Nero Bombain, Marfox, Gala Goccia, tutta la scena fado e anche band hardcore come More Than A Thousand o Devil In Me.

A giorni sarete in Italia per la prima volta: cosa ci dovremo aspettare?
Sarà la prima volta nell’Italia continentale, dal momento che abbiamo suonato in Sardegna nel 2012. Speriamo di avere una buona audience sotto al palco e di essere in grado di far ballare la gente con la nostra musica. Speriamo di riuscirci.

Foto di Pedro Claùdio

 

IN ITALIA
5 marzo – Bologna (Locomotiv)
6 marzo – Milano (Salumeria della Musica)
7 marzo – Torino (Spazio 211)
8 marzo – Montepulciano, SI (Mattatoio n. 5)

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