Piers Faccini

Guerra e pace

L'imminente manciata di date italiane ci offre l'assist per parlare con il songwriter del suo ultimo album "I Dreamed An Island", uscito alla fine dello scorso anno.
Piers Faccini

Di origini anglo-italo-francesi, Piers Faccini è un musicista eclettico che delle sue molteplici influenze non ha mai fatto mistero. Anzi, è proprio la sua multiculturalità ad aver contribuito a rendere unico il suo personaggio. Con il suo nuovo lavoro, I Dreamed An Island, tuttavia, Faccini si è spinto oltre.  Ha immerso la sua musica in un mondo di atmosfere etniche, orientali, antiche, mediterranee. Si è ispirato alla Sicilia del XII secolo, immaginando un’isola in cui culture e religioni possano coesistere pacificamente.  All’esordio del suo tour italiano, ci ha raccontato i dettagli di questo affascinante viaggio.

 

Dal momento che I Dreamed An Island parla di come le culture e le religioni diverse possano coesistere, il tuo album ha anche un messaggio politico. Avevi mai sentito così chiaramente l’esigenza di dedicarti a un argomento simile in passato?
La visione politica, se così vogliamo chiamarla, nasce dal fatto che per me un cantautore scrive canzoni in tempo reale riguardo al mondo che lo circonda. Certe volte è un mondo interiore. Per quest’album, si è trattato di una visione esteriore che parla della piega che hanno preso gli eventi intorno a me proprio mentre li osservavo. Come avrebbe fatto chiunque, ma nel mio caso attraverso la sensibilità di un cantautore. Drone parla delle morti dimenticate di innocenti a causa degli attacchi con i droni, Oiseau parla degli attacchi di Parigi, Bringing Down The Wall parla della Brexit e del muro di confine che vuole costruire Donald Trump.

 

Com’è nata l’idea concettuale dietro a I Dreamed An Island ?
Ogni volta che pubblico un album, cerco di costruire una cornice concettuale attorno alle canzoni che sto per scrivere. Stavo cercando un’idea che desse un senso alle mie diverse influenze musicali e culturali, qualcosa che riunisse tutti questi diversi colori in un’unica tavolozza. I due libri di John Julius Norwich, The Normans in the South, inoltre, sono stati un documento importante per dare un’evidenza scientifica alla coesistenza di diverse culture che si poteva riscontrare nella Sicilia del XII secolo. Ho aperto anche un blog per fornire maggiori spiegazioni sul mio progetto: www.idreamedanisland.com.

 

Hai fatto un ottimo lavoro nel fondere suoni etnici, orientali, mediterranei con il tuo stile personale. Da dove hai preso l’ispirazione? Hai avuto qualche modello specifico?
Ho passato gli ultimi quindic anni ad affinare una miscela di influenze, al punto tale che si può dire che è diventata la mia caratteristica. Anno dopo anno, cerco di rendere questo stile più elaborato e profondo. Il lavoro non finisce mai! Non ho un modello né conosco altri artisti che lavorano così, ma non lo cerco neanche e sono molto contento di lavorare in modo solitario. Un cantautore maturo dovrebbe avere la sua selezione di criteri, specifici e unici, che mescola a una scelta di ingredienti. Nel mio caso funziona così. Unisco queste influenze al fatto che ho un background e una famiglia multiculturale, che parla molte lingue.

 

Questo disco ha comunque delle sfumature diverse rispetto al resto della tua produzione. Ti sei divertito a registrarlo?
Non credo che “divertirsi” sia la parola giusta. Come disse Lucian Freud, “Il dubbio è lo strumento più importante per un artista”. Sono d’accordo con questa frase. Se hai dubbi mentre lavori e conosci il valore che il dubbio può darti, senza paralizzarti, non ti puoi divertire. Va oltre il concetto di divertimento. Bisogna soffrire per creare qualcosa che suoni onesto e vero, però ne vale la pena.

 

Come hai scelto i musicisti? In questo caso penso avessi bisogno di collaboratori che facessero suonare l’album genuino e credibile anche nel momento in cui si confronta con generi diversi.
Ho incontrato tantissimi musicisti straordinari negli anni, in tutto il mondo. Su questo disco volevo invitare alcuni di questi amici come un regista avrebbe scelto gli attori in un film. Ognuno di loro porta la sua magia e li ho scelti proprio perché li conoscevo bene. Il mio lavoro è stato quello di dirigere e coordinare il tutto.

 

Cosa ti aspetti da questo imminente tour italiano?
Adoro suonare in Italia, per me in un certo senso è come tornare a casa. Ho una fanbase fantastica e affezionata ed è bello portare dal vivo ogni mio nuovo album.

 

Suonerai soprattutto brani da I Dreamed An Island o anche qualcosa dal passato? Chi ci sarà con te sul palco?
Suoneremo soprattutto I Dreamed An Island, ma ci aggiungeremo anche qualche brano dal passato scelto tra quelli che il pubblico ama di più! Con me ci saranno Simone Prattico a batteria, percussioni e xilofono, Malik Ziad a guembri e mandola. Io canterò, oltre a suonare chitarra e percussioni.

 

Foto di Olivier Metzger

 

IN ITALIA

22 febbraio 2017

FIRENZE – VIPER THEATRE

23 febbraio 2017

ROMA – TEATRO QUIRINETTA

24 febbraio 2017

RAVENNA – BRONSON

25 febbraio 2017

SAN VITO DI LEGUZZANO (VI) – CENTRO STABILE DI CULTURA

26 febbraio 2017

MILANO – BIKO

 

 

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