Rachele Bastreghi

Metti, un ep da solista

A colloquio con la musicista toscana, che esordisce in proprio parallelamente alla sua attività nei Baustelle. Enchantés.
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Voce femminile, pianoforte e tastiere dei Baustelle, con i quali ha pubblicato sei album dal 2000 a oggi, Rachele Bastreghi è una delle personalità più carismatiche del panorama italiano. La presenza centrale di Francesco Bianconi, senza dubbio uno dei migliori songwriter della sua generazione, se non il migliore, non deve sviare dal fatto che Rachele ha sempre contribuito in maniera decisiva alla causa della band-madre, sia nelle vesti di compositrice e interprete – pensate a La canzone del parco, Mademoiselle Boyfriend, Revolver, L’aeroplano, Dark Room, La vita va, La bambolina, Monumentale, La natura… – sia con il suo impatto on stage.

coverIl passo solistico, dunque, giunge in maniera assolutamente naturale, per quanto le coincidenze siano state positive. Rachele, infatti, viene chiamata a contribuire alla fiction della RAI Questo nostro amore 70, dove ha brevemente interpretato il ruolo di Marie eseguendo la canzone Mon petit ami du passé, da lei composta per l’occasione. Il progetto in proprio parte così e si arricchisce di altri tre brani inediti, Senza essere, Folle tempesta e Il ritorno. “Prima non ci avevo mai veramente pensato, anche se molte persone me lo suggerivano. La faccenda della fiction, invece, mi ha mosso qualcosa dentro, è stata la scintilla che mi ha fatto venire voglia di approfondire il discorso, di creare un ep a tema giocando con sonorità degli anni 70 che sono comunque tipiche anche dei Baustelle. Dopo Mon petit ami du passé, ho avvertito l’esigenza di scrivere altre canzoni”. Marie, chanteuse rock trapiantata in Francia, è divenuta una sorta di alter ego, tanto che il suo nome dà persino titolo all’ep: “Sì, è un personaggio immaginario degli anni 70, una cantante che rispetto a me presenta però ovviamente delle differenze. Lei ha lasciato figlio e uomo in Italia per fare carriera; io non ho né figli, né marito, né carriera (ride, NdR). Mi hanno dato carta bianca quindi è un personaggio che mi sono inventata ispirandomi a figure del passato come Jane Birkin, Nico dei Velvet Underground, Edie Sedgwick…”.

Figure di altri tempi perché, specie in Italia, ci sono ben poche icone attualmente…
Sì, siamo rimasti un po’ a quell’epoca e, non a caso, ho scelto persino di fare una cover di Patty Pravo…

Già, All’Inferno insieme a te, a sua volta rilettura di un brano francese, mentre la seconda cover in scaletta è Cominciava così dell’Equipe 84. Da sempre un tuo pallino, Patty Pravo.
Sì, sono una sua grande fan ma non conoscevo All’Inferno insieme a te. Ho fatto una ricerca perché volevo trovare un pezzo che non fosse “sputtanato”, troppo conosciuto. Mi è piaciuto: era particolare e aveva un tema simile a quelli da me affrontati nelle altre tracce.

Mi incuriosisce la tua passione per questo immaginario retrò – gli anni 70, la canzone italiana e francese… – perché so che sei anche molto attenta alle nuove sonorità, incluse quelle elettroniche.
La musica elettronica è una mia passione, un elemento necessario e importante che nel caso di Marie è stato messo da parte a favore di strumenti che venivano usati in determinati dischi, come per esempio quelli di Morricone, ma che finirebbe sicuramente dentro un mio album futuro. Parlando di riferimenti e ispirazioni tra il vecchio e il nuovo, citerei Lali Puna, Björk, Planningtorock, Stereolab, Portishead, Goldfrapp, Air, Kraftwerk.

Con gli archi, invece, hai sempre avuto a che fare: nella colonna sonora di Giulia non esce la sera il bellissimo tema portante Aria, bolle, aria era per l’appunto a tua firma.
Sì, è stato peraltro accorciato perché aveva uno sviluppo poi non utilizzato. Mi è venuta voglia di riprenderlo proprio in questi giorni, l’ho riascoltato da poco.

Gli studi classici e l’amore per le orchestrazioni sono quindi fattori che continui a portarti dietro e che in Marie trovano ulteriore sfogo.
Sì, la sinfonia, le melodie anche complesse, gli strumenti che si intrecciano… Mi piace mischiare, mi piace mettere insieme la parte classica con la distorsione, oppure abbinare il rumore delle chitarre con cori eterei. La fissa per Morricone mi è presa dai tempi del mio ingresso nei Baustelle e non me ne libererò mai.

Il coinvolgimento del produttore Giovanni Ferrario, associato a nomi abbastanza ruvidi e rock, non può non colpire.
L’ho conosciuto di persona anni fa, nel 2011, quando lui suonava nel tour de Le luci della centrale elettrica e io ero ospite del concerto al Teatro Romano di Verona: ci siamo piaciuti. Sono abituata a collaborare e condividere le esperienze con gli altri quindi, quando ho fatto Mon petit ami du passé, avevo bisogno di qualcuno che mi seguisse e mi è venuto in mente lui, amante ed esperto degli anni 70. Si è appassionato e ha iniziato questo lavoro insieme a me.

Ecco, la collaborazione con Le luci della centrale elettrica si somma a quella recente con gli Afterhours: attestati di stima importanti, che rimarcano la tua crescita.
Sì, io sono caratterialmente un po’ lenta e queste esperienze mi hanno trasmesso maggior sicurezza.

La tua voce è sempre più bella, decisa e al contempo elegante.
Se lo dici tu… L’esperienza probabilmente qualcosa insegna, si matura pian piano e se ne raccolgono i frutti. Grazie a Fantasma, i Baustelle stessi sono migliorati a livello di band. In passato tremavo, mentre adesso cerco di veicolare la paura in forza ed energia.

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A proposito di Baustelle: tu sei concentrata su Marie, Francesco ha contribuito al nuovo album di Mario Venuti e uscirà presto con il suo secondo romanzo… Lo stacco è salutare per il gruppo, anche per riportare “a casa” nuovi input?
Nessuno toglie niente agli altri, anche perché generalmente dopo ogni tournée i Baustelle si prendono giustamente un periodo di pausa, di rilassamento e riflessione per ritrovarsi con idee nuove per un altro disco. La chiamata del regista di Questo nostro amore 70 mi è arrivata un mese e mezzo dopo il tour, per cui Marie è stato realizzato in brevissimo tempo. A luglio ho deciso di fare un pezzo in più, ad agosto di mettercene un altro, successivamente di inserire anche un paio di cover… Insomma, nel giro di tre mesi il tutto è stato composto, arrangiato, registrato. Non c’è stato margine nemmeno per ripensamenti e incertezze, a differenza del lavoro con i Baustelle che è a lungo raggio.

Beh, dopo un capolavoro come Fantasma, in un certo senso una vetta per il cantautorato italiano degli ultimi anni, mi domando come ripartirete.
Fantasma, come dicevo, è stato un grosso lavoro, ma il prossimo sarà sicuramente diverso. Non ne abbiamo ancora parlato molto.

Abituata alla dimensione collettiva, stavolta com’è stato poter decidere tutto per conto tuo?
È stato stressante perché la responsabilità era mia, però è stato anche divertente. Una prova bella da affrontare, diversa. Ai Baustelle ho fatto ascoltare l’ep soltanto una volta terminato.

Marie, nel frattempo, avrà anche una resa live?
Stiamo ancora costruendo la zattera, ma senz’altro ho voglia di suonare i brani dal vivo. Con gli altri musicisti vediamo il concerto come un duello tra Morricone e Television.

Mi sono da poco soffermata a ragionare con gli WOW sulla necessaria rinobilitazione della nostra forma-canzone tradizionale, visto che gli standard del passato si sono drammaticamente abbassati. Al Festival di Sanremo, per dire, un tempo sfilavano appunto Patty Pravo, Tenco o Nada e ora…
Gli WOW mi piacciono, compresa la loro cover di Milva. Forse in passato si è raggiunto un apice e adesso galleggiamo bassi. Oggigiorno, in media, le canzoni sono un po’ tutte uguali, sono meno coraggiose e costruite seguendo regole precise perché non si può andare oltre certe strutture. Per questo motivo non andrò a Sanremo.

Fantasticando: se il cast di Sanremo potessi stabilirlo tu, chi chiameresti?
Io non ci manderei più nessuno. Non lo vedo più come lo vedevo da piccola: una bella vetrina, una bella gara con belle canzoni. Ormai sta diventando un talent show, perché i partecipanti provengono soprattutto da lì.

OK, allora chi percepisci affine ora come ora, quali dischi stai attendendo per questo 2015?
Aspetto il disco di Carmen Consoli e aspetto il disco di Dellera, dove ho pure cantato. Aspetto poi di ascoltare Aphex Twin, Belle And Sebastian, Verdena, Björk, Tame Impala…

Per concludere, la mia canzone preferita dell’ep è Folle tempesta, presente anche in versione strumentale. Me ne parli?
È la canzone che mi ha dato più da fare e, in realtà, è quella che ho composto dopo Mon petit ami du passé, quando cioè ho deciso di fare qualcosa in più, di scrivere un altro inedito con certe caratteristiche: un po’ colonna sonora, un po’ songwriting francese alla Serge Gainsbourg che ascoltavo parecchio. Mi piaceva molto la strofa, che sentivo forte e ritmata, e mi sono bloccata per una decina di giorni perché non pensavo di ottenere un ritornello decente. Alla fine mi è venuto fuori un giro armonico e ho aggiunto sia un coro morriconiano sia un inserto in francese che avevo nel cassetto. È stato una sorta di collage: a volte ci sono cose belle che lì per lì non riesci a concludere, a volte dopo mesi o anni trovi un’altra parte che può star bene con la precedente… Accadono delle strane magie.

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